Non c'è nessuno in casa

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Prompt suggerito da @utentegoogle007. 

Avvertenze: non ci sono scene di sesso non-consensuale ma ci sono scene al limite del non consensuale che potrebbero far scattare qualche tipo di reazione, se siete sensibili.

Castiel se ne stava accasciato a terra con la schiena contro il muro. La sua testa continuava a ciondolare avanti e indietro, a destra e a sinistra, talvolta per stanchezza, talvolta per semplice noia. Avrebbe potuto benissimo alzarsi e riposare sullo sgabello in cucina ma era pietrificato, in attesa del ritorno di Sam. Il minore dei Winchester era partito da solo per cercare il fratello. Era partito da solo e non aveva voluto l'aiuto di Castiel, nemmeno quando quest'ultimo lo aveva implorato di portarlo con sé.

«Sam, ti prego. Posso aiutarti»

Aveva urtato con il bacino contro il tavolo nella foga di inseguirlo. Distrattamente, passò il pollice sul fianco ancora dolorante. Sapeva che sarebbe comparso un livido bluastro, anche a causa della sua grazia che si faceva sempre più flebile.

«Sai bene perché non posso portarti, Cas»

Sam lo aveva guardato con un'occhiata così piena di compassione che il solo pensiero gli faceva ancora ribollire il sangue. Chiuse la mano in un pugno, sibilando quando lo stesso urtò il livido. Abbassò lo sguardo e lanciò un'occhiataccia alla pelle ancora coperta dalla camicia. Fece per sollevarne il bordo quando, all'improvviso, udì un tonfo.

«Sam?» chiamò piano. Un secondo rumore sordo gli rispose. Sembrava essere più vicino ma, forse, erano solo le innumerevoli preoccupazioni che si stavano accumulando nella sua testa.

«Sam, sei tu? Hai trovato Dean?» chiese, alzandosi e avvicinandosi alla sagoma che si stagliava a malapena nella penombra. Il passo deciso e il pronunciato arco delle gambe gli fecero tirare un sospiro di sollievo. Si ritrovò a distendere le labbra in un leggero sorriso.

«Dean» soffiò. La sua figura si fece ancora più vicina e finalmente fu illuminata dalla lampada appesa al muro. Castiel, che nel frattempo si era trovato qualche passo avanti a dove fosse originariamente, si bloccò. Qualcosa non andava. Qualcosa era decisamente strano.

Dean avanzava cupo, la camicia che indossava era a brandelli e si reggeva disperatamente alla maglietta nera sottostante. Un graffio gli contornava lo zigomo e i capelli erano un disastro. Non era solito preoccuparsi del suo aspetto ma questo era troppo persino per lui. Pareva un naufrago.

«Dean, ti senti bene?» mormorò. Quando non rispose e continuò ad avanzare, Castiel iniziò a indietreggiare.

«Dov'è Sam?» provò di nuovo. Sobbalzò appena la sua schiena incontrò la fine del corridoio. Nel panico, azzardò un'occhiata alla porta della stanza adiacente. Guardando indietro, forse era stato un errore. Con uno scatto, Dean gli strinse una mano intorno alla gola, senza fare abbastanza pressione da impedirgli di respirare, e avvicinò le loro bocche fino a farle sfiorare. Un ghigno si fece largo sulle labbra del biondo che prese ad accarezzargli il collo con il pollice. Probabilmente riusciva a sentire il cuore di Castiel che batteva con la stessa velocità delle ali di un colibrì. Sembrava volergli far capire chi aveva in mano le redini della situazione.

«Dean» sussurrò, mordendosi il labbro nello sforzo di trattenere le lacrime. La mancanza dei suoi poteri angelici lo rendevano troppo umano e vulnerabile, non solo a eventuali ferite ma anche alle emozioni più oscure e corrodenti.

«Dire il suo nome non servirà a niente. Dean non è più in casa, ci sono solo io» ghignò, prima di avvicinarsi ancora, per quanto fosse possibile, e pressare i loro corpi l'uno contro l'altro. I suoi occhi verdi erano diventati neri come la pece. Nel tentativo di liberarsi, Cas scosse la testa così forte che le tempie iniziarono a pulsargli.

«Sati mentendo, so che lui è ancora lì dentro»

«Sai qual è la cosa più divertente?» continuò imperterrito l'essere. In un momento di pausa, passò la punta del naso sulla guancia dell'angelo, che sussultò e trattenne un moto di nausea. Castiel fece segno di no con la testa.

«Lo senti questo?» Il moro chiuse gli occhi, appena capì a cosa si stesse riferendo, dato che lo sentiva chiaramente spingere nella parte alta della sua coscia. «Non è nemmeno una mia reazione. Certo, sei uno splendore, angelo, però questa reazione è la sua. Curioso come un cacciatore impavido come Dean Winchester non sia riuscito ad ammettere che, in fondo, i suoi sentimenti per te fossero tutt'altro che amichevoli»

«Ti prego, smettila»

«Oh, ma dolcezza. È così divertente giocare con te»

Gli morse una guancia con dolcezza, come se fosse l'amante. Quell'improvviso atto di affetto lo fece sentire ancora peggio. Quello non era Dean e non lo sarebbe mai stato. Tentò di liberarsi, invano. Perché doveva perdere i suoi poteri proprio ora, dannazione? Non appena sentì i suoi muscoli arrendersi, una voce sembrò riportarlo alla realtà.

«Cas!»

Sam venne loro incontro di corsa con la pistola pronta tra le mani. Il demone si spinse di più contro il corpo di Castiel per tenerlo fermo e si voltò a guardare il nuovo arrivato.

«Vuoi davvero sparare a tuo fratello, capellone? Questo è un colpo basso persino per te»

Indeciso su cosa fare, Sam guardò Cas che semplicemente annuì. Sperava seriamente che avrebbe funzionato. Il minore dei fratelli iniziò a recitare la formula per l'esorcismo e la creatura iniziò subito a contorcersi. Gli occhi alternavano il verde al nero, i suoi muscoli iniziarono ad avere degli spasmi e il corpo di Dean scattò verso Sam, cercando di attaccarlo.

Castiel fece appena in tempo a tirarselo nuovamente addosso, prima di connettere le loro labbra. Doveva tenerlo impegnato abbastanza a lungo perché Sam finisse di recitare. Una delle sue mani scattò verso il lato del collo di Dean e l'altra prese a giocare con le ciocche più corte alla base della testa. Era talmente impegnato nell'azione che non si accorse quando Sam smise di parlare né del fatto che il biondo stesse rispondendo con entusiasmo. La dolcezza e la morbidezza della bocca di Dean era qualcosa che aveva sempre solo sognato. Quello era addirittura meglio. Con un leggero colpo, fece separare le loro teste appena non riuscì più a respirare.

«Dean?» sussurrò a fior di labbra, carezzandogli una guancia. Non osava aprire gli occhi. Non osava immaginare cosa avrebbe fatto se si fosse nuovamente scontrato con due pozzi neri.

«Cas» gli rispose una voce flebile. Inspirando a fondo, prese coraggio e alzò lo sguardo su quel viso così familiare che per un attimo gli levò il fiato. Gli occhi verdi e brillanti che tanto amava avevano perso la loro precedente crudeltà e in quel momento lo fissavano con cautela. Castiel sorrise, cercando di essere rassicurante. Avevano parecchio di cui discutere ma non gli sembrava il momento. Tutto quello a cui riusciva a pensare era il fatto che il cacciatore fosse ancora lì con loro.

Appena Dean alzò un lato della bocca, si autoconvinse che sarebbe andato tutto bene. Aveva la sua famiglia di nuovo riunita. Non avrebbe potuto chiedere di meglio. 

 

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