capitolo 3

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Giada

Sette anni prima...

20 Maggio 2011

Da quando ero solo una bambina, ogni anno a fine maggio, mio padre e il suo migliore amico e socio Sebastiano Mancuso, organizzano una vacanza sulla barca di cui entrambi sono i proprietari. È un enorme catamarano, che hanno ribattezzato Corsaro anche se non ho mai capito perché; di tutti i nomi che potevano dargli questo è senza dubbio il peggiore!

Essendo una gita di famiglia di solito ci siamo tutti, ma quest'anno non sarà così, mia madre e la moglie di Sebastiano hanno deciso di non venire.

Invece ci saranno mio fratello e i due Mancuso: Davide il mio migliore amico e Raul quello di mio fratello. Sin da piccoli i nostri genitori ci hanno costretti a una frequentazione assidua e forse è stata proprio questa a spingerci a sceglierci a vicenda, ma sono certa che in un contesto diverso ci saremo trovati lo stesso. Non so bene come funziona per Domenico e Raul, ma Davide ed io siamo come gli ingranaggi dello stesso orologio, ci muoviamo in sincrono, non mancando mai di battere un secondo. Amiamo la stessa musica, leggiamo le stesse cose, vediamo gli stessi film, e soprattutto non siamo attratti l'uno dall'altra e questo, essendo in piena adolescenza, è di fondamentale importanza per i nostri genitori che sapendoci insieme dormono sogni tranquilli.

I nostri fratelli sono più grandi e frequentano l'università. Hanno scelto di allontanarsi da Diamante e tornano un paio di volte al mese, però il tempo che ci dedicano è veramente poco. Sono troppo presi dalle ragazze, dai loro amici, dalla loro vita e questo è giusto, ma anche tremendamente triste, perché in passato facevamo tutto insieme.

Mia madre sostiene che crescere cambia le priorità, ma io mi chiedo: Perché cambia anche il modo di volersi bene? Di esser presenti per le persone importanti? Le attenzioni che prima avevamo per la famiglia? Perché crescere, vuol dire mettere distanza?

Naturalmente le mie domande non trovano mai risposte e mi portano a credere che avere diciassette anni sia proprio una fregatura, non sei grande, non sei piccola, sei bloccata in un età di mezzo, in cui basta un passo falso per finire nei guai visto che devi ancora sottostare alle regole di casa. Per mia sfortuna nei guai ci finisco spesso ultimamente, soprattutto con mia madre. Lei si aspetta sempre molto da me, credo che vorrebbe che le somigliassi di più, ma si scontra ogni volta che mi guarda con la realtà: siamo completamente diverse.

Mi ama e su questo non ho dubbi, ma nel profondo dei suoi occhi, se li guardo bene, vedo sempre quel piccolo briciolo di delusione che la porta a chiedersi dove ha sbagliato con me. Non ho mai capito cosa la disturba di più, se la mia passione per la musica, il fatto che curo poco il mio aspetto, o gli amici che mi sono scelta, fatto sta che più cresco più ci allontaniamo. E fa maledettamente male, come il suo rifiuto di partire con noi. Quest'anno si è impuntata per restare a casa, ho sentito lei e mio padre discutere per questa cosa e le sue parole sono state uno schiaffo in pieno volto: "Ti prego Pietro, ho bisogno di riposarmi almeno un po', le ultime settimane con Giada sono state un incubo. Livia resterà con me e vedremo di recuperare lo strappo che la storia della band ha creato tra noi, non voglio perdere la mia unica amica."

Mi sono sentita ferita dalle sue parole! Quando un anno fa le ho detto che avevo messo su una band con Davide e alcuni nostri amici non è sembrata infastidita anzi, ha voluto che le registrassi qualcosa e le permettessi di ascoltarla; ma quando Livia, la madre di Davide e preside della nostra scuola, ci ha iscritti a un concorso musicale, si è scatenato il finimondo. Il suo categorico "No" ci ha gettate in un clima da guerra fredda e da allora non ci parliamo più granché. I primi giorni ho cercato di capire il perché del suo rifiuto, ma di fronte ai suoi: "Tu fai quello che ti dico e basta", mi sono rassegnata a non chiedere più.

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