capitolo 22

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Giada

"Levale le mani di dosso!" La voce di Domenico è un ruggito, il verso di un animale feroce pronto a scattare. Valerio mi lascia andare e indietreggia quel tanto che basta per frappormi tra il suo corpo e quello del mio arrabbiatissimo fratello.

"Non è come pensi!" Afferma con tono sicuro. "Stavamo parlando e ci siamo scaldati un po' sulla questione delle guardie del corpo, lei non capisce che sono necessarie."

"Non sta a te decidere!" Ribatto voltandomi nella sua direzione.

"Giada, non cederò ai tuoi capricci, hai due alternative: essere piantonata ventiquattro ore su ventiquattro o chiamarmi quando esci da sola e darmi il tempo di mandarti qualcuno dietro."

"Non ti renderò conto dei miei spostamenti, la mia vita sarà mia ancora per dodici mesi e non intendo concederti il lusso di vigilare sulle mie azioni."

"Finirai per farti male piccola!" Esclama sicuro di se stesso allungando una mano e accarezzandomi una guancia.

" Ti ho detto che non la devi toccare!" Un nuovo urlo di mio fratello fa vibrare l'aria intorno a noi e convince Ferraro ad allontanarsi.

" Calmati Domenico! Pensavo che almeno su questa storia fossimo d'accordo. Tu lo sai che ho ragione, che deve essere tenuta d'occhio per la sua sicurezza. Chi penserà a lei quando sarai a Palermo?"

"Davide la terra al sicuro, l'ha sempre fatto!" Volgo lo sguardo verso il mio migliore amico e lo osservo con attenzione. Ha gli occhi infossati e delle borse scure sotto le palpebre inferiori, e sembra dimagrito, sciupato.

"Tu sai che non è così, Davide ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a ripulirsi il sangue da tutta la merda che ha assunto nell'ultimo mese, non può badare a lei."

Lo vedo accusare il colpo, chinare il capo sconfitto sotto il peso delle parole di Valerio e il mio ultimo briciolo di speranza si spegne. Credevo si sarebbe difeso, che avrebbe urlato che non è vero che si droga, invece resta zitto e fa aumentare la mia collera.

"È tutta colpa di tuo padre e tua! Se non mi aveste confinata dentro casa io gli avrei impedito di imboccare quella maledetta strada. Ci avete tenuti lontani nel momento in cui avevamo più bisogno l'una dell'altro, ma vi impedirò con tutte le mie forze di farlo di nuovo, hai capito?" Urlo e batto i miei pugni contro il petto di Valerio, lui incassa i colpi senza reagire e poi quando finisco la mia invettiva aggiunge: " Non sprecare energie combattendo il tuo nemico piccola, alleati con esso e otterrai di più."

"Che diavolo vuoi dire?"

"Che se ti comporterai bene, come ci si aspetta da te, nessuno t'impedirà di stare con Davide e di aiutarlo, perché è questo che vuoi fare adesso, giusto?"

Annuisco e lui continua: "Bene, tornerò a trovarti tra qualche giorno, spero sarai più calma."

Gira i tacchi e se ne va, non aggiunge nulla, ma si trascina dietro i nostri sguardi e anche le maledizioni che silenziosamente ognuno di noi gli sta lanciando. Sono terribilmente stanca, ma adesso devo mettere da parte ogni cosa e capire cosa sta succedendo al mio migliore amico. "È vero quello che ha detto, hai iniziato a farti?" Gli chiedo diretta senza inutili giri di parole.

"Sto bene Giada, è tutto sotto controllo." Risponde con un tono noncurante tipico di quando vuole minimizzare.

"Di che ti fai?" Gli domando avvicinandomi e assottigliando lo sguardo.

"Ti ho detto..."

"Non mentirmi... dimmi che diavolo stai prendendo!" Sono sul punto di perdere il controllo, so che dovrei parlarci con calma, chiedergli come si sente, perché ha iniziato a drogarsi, ma sono così arrabbiata da non riuscire a ragionare. Sono furiosa con me stessa per non aver intuito quanto devastante potesse essere per Davide la verità, e con Domenico e Raul che l'hanno lasciato solo quando io non potevo stargli vicino. Lui è sempre stato il più fragile, nasconde bene la sua emotività con un atteggiamento da bulletto sicuro di sé, ma in realtà ferirlo è molto semplice. È insicuro, ansioso, un'anima delicata che nell'ambiente in cui siamo stati catapultati non avrà vita facile.

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