Giada
25 Maggio 2011
Sono passati sei giorni da quando abbiamo lasciato il porto di Diamante e cinque da quando ho discusso con il mio papà, e non c'è stato istante in cui io non abbia desiderato tornare a casa.
Mio fratello e mio padre non si parlano, Davide fulmina Sebastiano ogni volta che lo guarda, Raul è teso e taciturno, ed io ho paura perfino a chiedere spiegazioni. Dovrei essere io quell'arrabbiata, è a me che hanno cercato di appioppare un fidanzato indesiderato, eppure sono loro quelli che sembrano offesi e turbati dalla situazione. Mi è difficile capire i loro atteggiamenti e mi domando come resisterò altri cinque giorni con l'angoscia che i loro musi lunghi genera.
Al mio risveglio stamattina eravamo già ad Agrigento ed è inutile negare che sperò che qui le cose vadano meglio. I ragazzi sono stati fuori tutto il giorno ed io mi sono lanciata nella solita routine: sveglia, colazione, pulizie, preparazione del pranzo, sole e lettura, proprio come nei giorni scorsi. L'unica botta di vita sono state le telefonate di Teresa. Sono messa proprio male! E se a tutto questo aggiungo l'irritazione che il comportamento di mio padre mi causa, posso affermare di essere in un mare di melma.
Alle sei del pomeriggio non sono più riuscita a restare a bordo, mi sono infilata un paio di shorts e una maglietta e sono scesa a terra. Da circa un'ora passeggio sul lungomare che pur essendo mercoledì, complice il bel tempo, è piuttosto trafficato.
È facile distrarsi in una città bella come questa, ci si lascia prendere facilmente da quello che ci circonda, dalla moltitudine di anime che si mescolano tra di loro senza toccarsi, solo sfilandosi accanto silenziose. Uomini, donne, bambini, tutti presi da se stessi, ciechi verso gli altri, così facili da imbrogliare con finti sorrisi di circostanza.
Quando il sole sta già tramontando, decido di tornare indietro e mentre mi destreggio tra le viuzze limitrofe al lungomare il mio cellulare squilla.
"Dove sei sorellina?" L'allegria di mio fratello puzza di bisboccia, non l'ho mai visto bere tanto quanto in questi giorni, sono un po' preoccupata.
"Sto rientrando... venti minuti e arrivo."
"Stasera si esce, papà e Sebastiano hanno una cena di lavoro e non voglio che tu resti sola in barca."
"Un'altra cena? Ma che razza di vacanza è questa? Non fanno altro che lavorare quei due!" Non era mai successa una cosa del genere, negli scorsi anni hanno sempre dedicato a noi e al relax questi dieci giorni.
"Lo so piccola, non pensarci. Raul ha noleggiato una macchina, se mi mandi la tua posizione ti faccio venire a prendere?"
"Va bene, digli che lo aspetto nel punto in cui inizia l'isola pedonale."
"Ok!"
Riaggancio e ripercorro il viale fino a raggiungere il posto indicato, tiro fuori la mia Canon dalla borsa e provo a immortalare i colori del cielo. È bellissimo al calar del sole, le sfumature di rosso e di arancio rendono l'atmosfera magica. Se sapessi dipingere mi piacerebbe provare a riprodurlo per poterlo guardare quando ho bisogno di pace.
"Giada." La voce di Raul mi costringe a riportare lo sguardo sulla strada. A bordo di un Audi nera fiammante mi fa cenno di raggiungerlo. È strano che abbia noleggiato la stessa auto che possiede a casa? Conoscendolo no! È fissato con la sicurezza, l'affidabilità, le prestazioni sportive e tutte quelle scemenze da ragazzo patito di macchine, ma questo non lo rende meno sexy con la sua aria imbronciata e quella barbetta che non ha più tagliato.
"Ciao." Lo saluto aspettandomi che faccia lo stesso invece inizia l'interrogatorio.
"Dove sei stata?"
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Il Prezzo Della Vendetta
RomantikGiada è sempre stata felice, ha vissuto in un posto incantato come la principessa di una favola. Amata, ammirata, protetta, non si è mai guardata attorno come avrebbe dovuto, fin quando quello stesso mondo che gli aveva dato tutto non si è preso una...
