Giada
3 giugno 2011
È passata una settimana dall'ultima notte in barca, da quando stanca di essere riempita di bugie ho aggredito verbalmente mia madre prendendomi uno schiaffo come conseguenza.
Da allora sto da mia nonna. Mia madre mi ha accompagnata da lei quello stesso giorno non appena il sole è sorto e l'aria è diventata più calda.
Non ho visto nessuno dei ragazzi mentre abbandonavo il catamarano di famiglia, la cosa mi è sembrata strana, ma appena iniziato il viaggio verso casa di nonna tutto mi è stato chiaro.
Mia madre, infatti, mi ha informato che il mio comportamento della sera prima non poteva essere tollerato e che per questo, la mia punizione, avrebbe comportato non solo il non poter uscire, ma anche il non avere contatti con nessuno a parte lei, mio padre, e la nonna. Inoltre, non avrei potuto usare il cellulare, né il computer, e nessun amico, a parte Davide considerato membro della famiglia, sarebbe stato invitato alla festa per il mio compleanno il diciotto giugno. È stato tutto così estremo da lasciarmi interdetta, da impedirmi qualsiasi reazione. In quel momento, per la prima volta da quando la guerra con i miei genitori era iniziata, non ho avuto nessuna voglia di difendermi. Forse è stato a causa della febbre o della delusione accumulata durante il maledetto viaggio, o probabilmente perché mi stavo rassegnando all'incrinarsi del nostro legame.
Ho passato questa prima settimana a letto, incapace di fare la qualunque. Sono rimasta in camera quando Teresa è venuta a fare lezione con nonna, e zitta quando sentivo quest'ultima aggiornare mio fratello sulle mie condizioni di salute. Ho aspettato e sperato che Raul si presentasse lì e pretendesse di vedermi, ma è sempre stata solo di Davide la voce che in questi giorni ho sentito nel giardino della villetta in cui sono reclusa.
Alla fine, ho perso le speranze!
10 giugno 2011
La seconda settimana di reclusione è finita oggi ed è stata quella che mi ha vista dapprima reagire per poi ripiombare nello sconforto. All'inizio ho abbandonato il letto e iniziato a mettere il muso fuori dalla stanza, a uscire un po' in giardino, e a mangiare pasti completi. Mi sono resa conto che stavo scivolando nella depressione e ho avuto paura per me stessa; per questo mi sono sforzata di tenermi impegnata. La nonna è stata ben contenta di intrattenermi con le sue perle di saggezza, tutti discorsi in apparenza casuali, ma che avevano un comune denominatore <<la fiducia>> verso chi mi ha cresciuta e sempre amata; e <<la fede>> in un sentimento che non ha avuto il tempo di sbocciare che è subito appassito.
Questi discorsi filosofeggianti, con i quali nonna cercava di farmi capire che avrei dovuto aver pazienza e aspettare che tutto mi fosse svelato, hanno aumentato i miei dubbi facendomi diventare un po' paranoica. Tanto che dopo i primi giorni ho iniziato a chiedermi se anche lei mi stesse mentendo! In più, non aver avuto notizie di Raul neanche in questa seconda settimana mi aveva convinta che a lui di me non era mai importato nulla. E alla fine questi pensieri, i miei pensieri, sono stati benzina che ha alimentato le mie paure perché quando i punti fermi di tutta una vita vacillano, si resta senza radici, privati di quelle figure di riferimento di cui quando sei solo una ragazzina hai estremamente bisogno.
17 giugno 2011
Quest'ultima settimana si è portata via le mie ultime energie.
Mia madre è piombata a casa di nonna il primo giorno con una rastrelliera di abiti da sera, un parrucchiere e una truccatrice. Senza chiedere il mio parere mi ha usata come un manichino per tre giorni fin quando, lei e i suoi aiutanti, non sono stati convinti di aver trovato il giusto outfit per il mio compleanno. I tre dì seguenti li ho passati ascoltando ciò che aveva deciso per il menù della festa, per gli addobbi, la musica, la torta e tutte quelle cavolate di cui pretendeva io mi interessassi. Dalla sua bocca non è mai uscita una parola sul nostro scontro in barca, non un rimprovero, non una richiesta di spiegazioni, niente. I suoi occhi però, sono sempre stati rossi, prova che neanche lei sta bene, ma come sempre si sforza di nascondere le sue emozioni. Le stesse che io invece ho dipinte in volto a caratteri cubitali.
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Il Prezzo Della Vendetta
RomansaGiada è sempre stata felice, ha vissuto in un posto incantato come la principessa di una favola. Amata, ammirata, protetta, non si è mai guardata attorno come avrebbe dovuto, fin quando quello stesso mondo che gli aveva dato tutto non si è preso una...
