capitolo 46

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Raul

Appostato all'interno di uno dei vecchi casolari, osservo le fiamme divampare nell'aria circostante. Il tetto sopra la mia testa sta già bruciando e questo mi costringe a uscire allo scoperto. Del resto sarebbe inutile restare qui, il fumo m'impedisce di vedere gli altri e di coprire loro le spalle. Recupero il mio fucile di precisione e mi avvio verso l'uscita, ed è allora che vedo un uomo vestito di nero sgattaiolare dal mio stesso nascondiglio.

Lo inseguo tra le alte colonne di fumo e poi nell'uliveto facendomi luce con una torcia, e cerco di capire chi è. Ha un passamontagna, dalla sua struttura fisica ricorda una donna, e corre veloce come uno abituato a sfuggire alla morte. Muovermi al buio è difficile, così come tenere gli occhi incollati alla schiena del fuggitivo. Non posso arrendermi però, e pistola in pugno bracco la mia preda, determinato a catturarla. L'occasione buona si presenta grazie alla radice di un Ulivo che fa inciampare l'uomo. Mi getto sulla sua schiena e lo blocco a terra, lui si dimena, lotta, contorcendosi nel tentativo di liberarsi, ma non glielo permetterò; ormai è mio o almeno questo è quello di cui m'illudo fin quando le mie mani, nel tentativo di immobilizzarlo, incappano in delle forme che un uomo non dovrebbe avere. La volto e i nostri occhi s'incontrano, lo shock è tanto grande da darle un altro vantaggio, infatti, mi colpisce al volto con un violento destro e poi scappa. La lascio andare, troppo confuso per poterla riacciuffare, intenzionato a farle visita al più presto. Torno indietro e raggiungo i miei uomini, le sirene dei pompieri si sono già levate nel buio della notte e dobbiamo andare via da qui prima che arrivino.

 Torno indietro e raggiungo i miei uomini, le sirene dei pompieri si sono già levate nel buio della notte e dobbiamo andare via da qui prima che arrivino

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Non ho voluto dire a Valerio di aver visto Giada al vecchio frantoio, saperlo lo avrebbe reso ancora più nervoso. Stasera siamo arrivati a un passo dal nostro obiettivo e vedercelo sfuggire sotto il naso non è stato piacevole. Quella con i Garritano è una faida che dura da troppo tempo, non l'abbiamo iniziata noi, ma c'è costata troppo per non far di tutto per concluderla. E a dirla tutta speravo anche di riuscire a mettere le mani su Diego Ferris per dare a quell'infame la lezione che si merita. Non ho digerito ciò che ha fatto a Giada, né scoprire che oltre ad essere il referente dei trapanesi è anche un loro parente stretto. Abbiamo impiegato un bel po' di tempo per decifrare gli indizi in nostro possesso e, solo negli ultimi giorni, lui ha commesso l'errore che ha rivelato il suo legame con quegli stronzi. Ha incontrato il padre in un ristorante Palermitano e non si è accorto di essere seguito. Ai nostri uomini è bastato origliare la loro conversazione per capire il tipo di parentela che li univa e da lì trarre le conclusioni è stato un attimo. Ferris è distratto ultimamente, troppo per uno che ci prende per i fondelli da anni e mi chiedo se questo non c'entri qualcosa con Giada. Valerio mi ha detto che lei l'ha mollato ed io so per esperienza che il distacco da quel piccolo terremoto non è facile da superare. Ferraro sostiene che lui l'ha usata, che molto probabilmente l'ha sfruttata per scoprire i nostri punti deboli, ma io sono certo che Diego se ne sia innamorato. Viverle acconto e non restare vittima del suo potere magico è impossibile. Lei è un'incantatrice, una strega all'oscuro del suo stesso potere.

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