capitolo 14

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Giada

19 giugno 2011

"Lui ha detto che solo morendo sfuggirò al mio destino ed io non voglio, non posso vivere così!" Mi sporgo un po' di più e guardo l'acqua, è calma, così placida da farmi pensare che non sarà doloroso lasciarmi cadere in essa. Mi piace credere che mi accoglierà e mi proteggerà dal dolore, come la vita non ha saputo fare. Ormai non ascolto più le parole di Domenico, lui non capisce! Dice che devo avere fiducia in lui, che sta cercando una soluzione, ma io non voglio che si esponga per me! Non sono così pazza da credere che sventare questo matrimonio sia possibile senza che qualcuno si faccia male, e preferisco essere io l'unica a pagare. E non è solo per mio fratello che la penso così, ma anche per i miei genitori. Per quanto sia delusa da loro, li amo profondamente, e rischiare che gli venga fatto del male non è accettabile. Un bel salto è quello che ci vuole! È pieno di scogli qui sotto, se sono fortunata, finirà tutto in fretta.

"Giada ti supplico scendi di lì, fidati di me. " Mio fratello è a pochi passi da me, gli basterebbe allungarsi ancora un po' per afferrarmi. Davide è poco dietro di lui e per la prima volta in tutta la sera, incoraggiata dall'alcool che ho in corpo, lo guardo e gli chiedo di Raul. Chissà, forse sapere che è da qualche parte a divertirsi mi darà l'ultima spinta per buttarmi.

"Dov'è quello stronzo di tuo fratello? Era troppo impegnato per venire al mio compleanno?"

"Sta arrivando e nonostante anch'io pensi che sia stato un'idiota a non venire stasera, so che l'ha fatto per un motivo importante."

"Davide, non adesso!" La voce disperata di Domenico ordina al mio amico di non aggiungere altro, ma lui non si ferma, va avanti.

"Quel pazzo ha comprato il vostro caicco, il Blue Star. Guarda è ormeggiato proprio lì." Mi indica un punto alla sua destra e io mi volto a guardare la stessa barca che fissavo mentre svuotavo la bottiglia e mi viene da ridere, perché mentre pensavo di essere sola e maledicevo quello stronzo di Raul per avermi abbandonata al mio destino lui era lì, a guardare probabilmente nella mia direzione e a pensarmi forse. Improvvisamente però, le risate diventano lacrime, disperazione che mi fa piegare in due. Lui sapeva! Sapeva che ero destinata a Ferraro e ha fatto ugualmente l'amore con me. Mi ha portata in paradiso e poi mi ha lasciata sola mentre sprofondavo all'inferno. È non mi importa che sia andato a comprare la "nostra barca", io avevo bisogno di lui e non c'era. Mi rialzo con fatica e mio fratello impreca quando mi vede barcollare, fisso il caicco e urlo con tutto il fiato che ho in corpo: "Io ti amo e tu mi hai lasciata sola, spero tu viva per sempre con il rimorso per averlo fatto, spero che la disperazione ti divori come sta logorando me."

"Giada, Raul ti ama! E stare lì stasera senza poter far niente per lui sarebbe stato troppo doloroso. Non pensi che avrebbe rischiato di tradirsi, di farsi scoprire da Ferraro? Che cosa avresti fatto tu a quel punto? Come l'avremo protetto? Non venire è stata la scelta più giusta!" Davide giustifica il fratello, ma le sue parole scivolano, non riesco ad afferrarle.

"Credimi piccola, se c'è una cosa di cui sono sicuro e che anche lui ti ama. Ha voluto acquistare quella barca per dimostrarti quanto è stato importante quello che c'è stato tra voi." Mio fratello tenta di afferrarmi una mano ed io mi avvicino al ciglio dello scoglio.

"Non toccarmi! Non ci provare Domenico. Come faccio a credere a ciò che mi dite? Mi avete mentito tutti. La mia è una vita costellata di menzogne! Come faccio a credere che lui mi ami? Non credo più neanche al tuo di affetto per me."

"Non dire così, tu sei il mio sassolino prezioso! Giada, io per te mi getterei in pasto ai lupi." Le lacrime scendono copiose sul volto di Domenico e Davide ormai sul punto di perdere la pazienza mi sgrida come fa sempre quando mi comporto da stronza.

"Ora basta Giada! Anch'io mi sono sentito morire quando ho saputo la verità, ma non è giusto mettere in discussione l'affetto che nutriamo per te. Pensa ai gesti che in questi anni abbiamo compiuto, a tutto ciò che abbiamo condiviso e chiediti se sono stati sinceri o no. Tu sai che se abbiamo taciuto è stato solo perché siamo stati obbligati. Non siamo noi i cattivi e quello che vuoi fare... ferirà solo noi. Non pensi a tua madre? A quanto soffrirà?"

"E tu... come fai a non capire che se non salto tra un anno sarò costretta a stare con Ferraro? Come credi che mi senta all'idea di sposare un uomo che non amo? Come pensi che potrò vivere obbedendo a un suocero pazzo che picchiava la moglie e non si farà scrupoli ad alzare le mani su di me? Come pensi che riuscirò a sopravvivere con i Ferraro?" Prendo un profondo respiro e guardando Davide negli occhi gli racconto ciò che ho ricordato stanotte. "Ti ricordi quando da piccoli venivano a trovarci tutti insieme, io e te avevamo il permesso di giocare in giardino mentre loro pranzavano in veranda, rammenti? Avevamo quella casetta sull'albero in cui ci piaceva stare, lì ci sentivamo al sicuro, nessuno poteva raggiungerci. Un pomeriggio di quelli però, qualcosa attirò la mia attenzione mentre tu stanco della corsa, sonnecchiavi sul pavimento della casetta. Sentii dei versi di dolore e quando mi sporsi a guardare, vidi Don Antonio stringere con forza il braccio di Nora, sua moglie. Era arrabbiato perché quella poverina non riusciva a far stare buona sua figlia Tiziana che civettava con Domenico e Raul. Le diceva che era una pessima madre e che a casa avrebbero fatto i conti e poi, prima di andarsene, quel mostro l'ha colpita alla pancia e gli ha sputato in faccia. Per una settimana ogni notte ho sognato quella scena, e ho guardato i miei genitori chiedendomi se anche mio padre era così con mia madre quando non lo vedevamo. Poi ne ho parlato con nonna Ester e lei mi ha spiegato che le persone sono come la frutta, quella matura ha un buon sapore, quella marcia no, e Don Antonio apparteneva all'ultima specie. E io... io finirò tra le sue grinfie! So che non capite e mi dispiace,  vi amo e non voglio che vi mettiate contro quel mostro, che rischiate le vostre vite per me, la mia è già finita comunque... quindi tanto vale risparmiarmi inutili sofferenze."

"Non è vero Giada, ti ripeto che ho già un piano devi solo fidarti di me e vedrai che andrà tutto bene. Prendi la mia mano piccola e allontanati da lì."

"Andate via Domenico, non voglio farlo davanti a voi, non costringetemi... per favore."

"No! No! E no! Vieni via da lì, ci sono ancora così tante cose che non sai, andiamo da nonna vedrai che dopo che avrai parlato con lei e ti sarà passata la sbronza vedrai le cose in maniera diversa."

Non c'è un modo diverso di vedere la cosa, do le spalle a mio fratello e al mio migliore amico e torno a guardare il mare. Chiudo gli occhi e penso alla notte ad Agrigento, a quando Raul mi ha stretto a sé. Mi allontano dalle preghiere di mio fratello e del mio migliore amico e faccio un passo in avanti. Apro le braccia e la brezza della notte mi fa rabbrividire. La seta del vestito che indosso è troppo sottile per proteggermi dalle temperature primaverili, troppo fine per nascondere le ferite che mi sono state inferte nell'anima. Un altro piccolo passo e metà dei miei piedi sporgono fuori dalla roccia, mi concentro sul sapore dei baci di Raul, lo richiamo alla mente dall'angolino in cui l'ho conservato, e nel suo dolce ricordo mi lascio cadere.

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