capitolo 25

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Giada

Valerio punta i suoi occhi nei miei e come un fiume in piena non riesce a contenere le sue acque, lui non trattiene le sue parole. Urla a un palmo del mio volto tutto il suo malcontento e all'inizio mi sento scomparire davanti alla sua rabbia.

"Ora tu mi spieghi cosa diavolo ci sei andata a fare al vecchio porto, è dopo mi dici con quale autorizzazione sei uscita da sola, e già che ci sei illuminami sul perché non riesci a fare mai quello che ti si chiede!"

Il suo esordio mi fa sentire come una bambina disobbediente e non mi esce neanche una parola per spiegargli i motivi che mi hanno spinto in quel maledetto posto. Il mio silenzio lo fa innervosire di più e prima che me ne accorga, mi sta già sbraitando di nuovo contro.

"Ti avevo chiesto una cosa! Solo... una... maledetta... cosa! E tu neanche una settimana dopo mi dimostri che di te non posso fidarmi! Non ci siamo così Giada, per niente! Hai la minima idea dei guai in cui per colpa tua è di questo deficiente, ci troviamo? Sai che quegli stronzi sono dei cazzo di mercenari della mafia Nigeriana? E che grazie alla stupidità del tuo amichetto e alla tua ingenuità dovremo guardarci le spalle per mesi?"

Scuoto la testa perché in realtà non ho proprio idea di ciò che sta dicendo, ma la sua frase successiva sveglia la parte di me poco incline ad accettare passivamente i rimproveri.

"Credo sia il caso di limitare i vostri incontri, insieme siete una calamità, siete riusciti a fare in un solo pomeriggio più danni di quelli di mio padre in anni al comando."

Si scosta lasciandomi un po' più di spazio pur restando vicino ed io ne approfitto per mettermi in piedi. Vederlo incombere su di me non mi è d'incoraggiamento, ma su una cosa non gli permetterò mai di mettere bocca: la mia amicizia con Davide. Urge quindi un chiarimento.

"Ascoltami bene Valerio..." La mia voce trema e quando in camera arrivano mio padre e gli altri anche le mie intenzioni vacillano un po', ma vado avanti e non mi fermo. "So di aver sbagliato, e mi scuso per i problemi che ho causato, ma non ti permetterò di vietarmi di stare con il mio migliore amico." Indurisco lo sguardo sperando che mi faccia sembrare autoritaria, e lo tengo puntato in quello del mio futuro marito, chiarendo un concetto che mi sta molto a cuore: la mia libertà. "Non sei il mio padrone e non lo sarai mai!" Forse, se le cose andranno male, dovrò sposarlo, ma non gli permetterò mai di trasformarmi in un fantoccio nelle sue mani.

"Ti avevo avvertita che per continuare a frequentarlo dovevi solo seguire le poche regole che ti ho dato, ma tu vuoi sempre fare di testa tua e questo non va bene... in qualche modo dovrai pure imparare!"

Parla a denti stretti con i pugni serrati e gli occhi che lampeggiano di rabbia, e ancora una volta noto la somiglianza con il padre. "Imparare?" Chiedo fingendo stupore. " Cosa dovrei imparare, l'elenco delle persone a cui avete fatto degli sgarri? Perché diciamoci la verità, se fossi stata una ragazza qualsiasi non sarebbe successo nulla oggi!" Sarei andata lì, avrei recuperato Davide e saremo tornati a casa senza problemi, come tutti quelli che in quel posto vanno a comprare la droga. Da che mondo e mondo gli spacciatori non uccidono i propri clienti!

"Per questo devi ringraziare tuo padre, se a tempo debito avesse fatto il suo dovere, non ci sarebbe stato nessun nemico ad attenderti oggi."

Addita mio padre che sembra accusare il colpo, e mentre anche le altre persone presenti nella stanza lo fissano con compassione, lui ci dimostra che Pietro Ricciardi non soccombe davanti a nessuno, infatti, reagisce minacciando il mio interlocutore.

"Hai ragione Valerio, dovrei imparare ad eliminare i miei nemici alla prima occasione che mi si presenta e credo che potrei abbandonare le vecchie abitudini cominciando a togliermi dalle palle te! Perché vedi, per quanto io sappia che mia figlia ha sbagliato, il modo in cui le stai parlando non mi piace per niente!"

Il Prezzo Della VendettaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora