capitolo 27

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Raul

"Non è possibile, l'uomo che i nostri hanno preso al porto ha detto che Hassan era a bordo." Dico al mio amico non volendo accettare le implicazioni che la sua scoperta comporta.

"Ho perquisito quella barca io stesso e ti dico che non c'era." Ribatte esasperato.

"Che diavolo facciamo adesso?" Mi passo le mani tra i capelli frustrato, imprecando contro la nostra cattiva sorte che ancora una volta l'ha avuta vinta.

"Raggiungiamo Zio Carmelo e i ragazzi, prima ci accertiamo che sono al sicuro, dopo cerchiamo quel bastardo!" Annuisco, Domenico ha ragione non ci resta altro da fare.

Pochi minuti più tardi, mentre entrambi siamo chiusi in un silenzio fatto di paure e concentrazione, un paio di macchine si fermano dinnanzi a noi. Seguo il mio amico sulla berlina che apre il piccolo corteo e a velocità sostenuta ci dirigiamo verso la villa in cui i nostri fratelli sono ospiti.

Conosciamo tutti bene questi luoghi, ogni estate da quando siamo nati trascorriamo qui minimo una settimana e per questo, quando arriviamo, lascio che Domenico vada in casa e io mi dirigo senza nessuna difficoltà al molo sperando di trovare i ragazzi ancora lì. Antonio e altri tre degli uomini che sono con noi mi seguono e a nessuno sfugge la presenza della barca di cui Armando mi aveva parlato con il motore acceso ma ancora ancorata al suo ormeggio, e poco distante da essa c'è una moto d'acqua capovolta. I ragazzi impugnano subito le armi, pronti a reagire nel caso ce ne fosse bisogno ed io li imito estraendo la mia pistola, ma poi, allargando la mia visuale vedo mio fratello uscire dall'acqua con Rosy tra le braccia e senza più badare a ciò che mi circonda mi precipito nella sua direzione. "Stai bene?" Gli chiedo tastandolo e osservandolo alla fioca luce dei lampioni.

"Sì, aiuta gli altri, Rosy è stata ferita di striscio a un braccio ma la porto io su."

Faccio cenno a uno dei miei uomini di accompagnarlo e torno a scrutare il mare. Avvisto Giuseppe, l'altro picciotto mandato da mio padre e Pietro con i ragazzi, che sostiene Rosaria mentre escono dall'acqua, e poi finalmente scorgo lei, che trascina a fatica il corpo muscoloso del suo bodyguard. Mi lancio in suo aiuto senza pensarci e quando la raggiungo, non posso fare a meno di notare il terrore che le pervade lo sguardo.

"Lascialo lo porto io, tu stai bene?." Le domando mentre afferro Armando che emette un piccolo gemito di dolore. Giada annuisce e ricomincia a nuotare verso la riva.

"Che diamine è successo?" Domando al ragazzo bisognoso di capire.

"È successo che vi siete fatti fregare come dei pivelli, vi hanno messi nel sacco alla grande Raul. Mentre voi seguivate una barca, convinti che ci fosse Hassan sopra, lui stava già qui ad aspettarci. Ha iniziato a spararci con una cazzo di pistola con il silenziatore e ci siamo gettati in acqua per non farci prendere, ma come vedi quel coglione aveva una buona mira." Armando ha un filo di voce, nonostante il buio che ci circonda riesco perfettamente a scorgere il sangue che colora l'acqua di rosso. Non so dove diavolo è stato ferito, ma cerco di raggiungere la riva velocemente.

Antonio afferra Armando non appena giungiamo sul bagnasciuga e insieme lo adagiamo sulla spiaggia. Filippo e Salvo, gli uomini rimasti con noi, come medici provetti, gli strappano la maglietta e controllano la ferita che scopro essere alla spalla sinistra e uno di loro afferra un coltello dalla tasca e sotto lo sguardo atterrito di Giada lo passa su un accendino.

"No!" Urla lei intuendo cosa vogliono fare, e Armando mi fa segno di tenerla. La afferro saldamente alla vita e lei scalcia cercando di liberarsi. "Non sei un dottore non puoi estrarre tu il proiettile." Grida all'uomo che la ignora completamente. "Armando non essere sciocco hai bisogno di un medico digli di fermarsi." Piagnucola in direzione della sua guardia personale. "Stai tranquilla piccola, Filippo sa quello che fa!" Lui cerca di rassicurarla e lei si volta nascondendo il volto sul mio petto. Armando non urla mentre l'uomo estrae la pallottola, solo una smorfia di dolore compare sul suo volto e quando un altro uomo giunge tra noi con un kit del pronto soccorso lo vedo aprirsi in un sorriso del tutto fuori luogo.

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