Giada
L'incontro con Valerio è quello che temo di meno nonostante anche lui sia stato inserito nell'elenco dei bugiardi. A dire il vero sono curiosa di scoprire come si giustificherà, lui che si è sempre detto sincero, ora che alcuni nodi sono venuti al pettine. Ed è con questo desiderio di conoscenza che busso alla porta del suo appartamento, dopo un breve tragitto in auto servito a calmarmi un po'.
"Ciao, ti disturbo?"Chiedo quando apre l'uscio in accappatoio.
"Benarrivata, mi chiedevo quanto ancora ti saresti fatta attendere. Mi hai lasciato per ultimo nel giro delle visite, vero?" Brontola allontanandosi dall'entrata e facendomi cenno di accomodarmi. Lo osservo scomparire nel corridoio che conduce alle camere e gli rispondo alzando la voce per farmi sentire.
"Non era mia intenzione, venivi subito dopo i miei genitori a dire il vero, ma per un caso fortuito sei scivolato in fondo alla lista."
Quando riappare, vestito, sono ancora in piedi in mezzo alla stanza e lui ne approfitta per abbracciarmi.
"Mi sei mancata, ma non ti dirò che sono felice del tuo ritorno perché so che tu non lo sei." Sussurra al mio orecchio prima di scostarsi e lasciarmi libera.
Ci siamo visti spesso nel corso di questi anni e ogni volta che è venuto a trovarmi ho dovuto fare i salti mortali per tenergli nascosta la mia doppia vita. Le prime visite sono state costellate da liti furiose. Da una parte c'ero io che lo accusavo di non aver mantenuto le sue promesse, che gli rinfacciavo di aver tentato di ricattarmi per la storia di Domenico, e dall'altra lui che si giustificava e discolpava. L'unica responsabilità che non gli ho più imputato, dopo i primi mesi, è stata quella della morte di Domenico. Non so se perché, a mente lucida, ho ricordato che lui era con me mentre Dom veniva ucciso o se perché rammentando quella notte ho rivisto la furia cieca invadere il suo sguardo di fronte al corpo inerme di mio fratello, ma alla fine ho creduto alla sua innocenza e gli ho permesso di avvicinarsi.
"Al mio posto tu lo saresti?" Gli domando inarcando un sopracciglio e facendolo sorridere.
"Sarei felice di aver conosciuto Andrea, ma capisco che incontrarlo così per caso sia stato per te un duro colpo." Immaginavo che la sorella lo avesse avvisato, lui per lei è sempre stato un punto di riferimento.
"A tal proposito voglio proprio sapere cos'ha da dire un grande dispensatore di verità come te a sua discolpa?" Gli affondo l'indice nel petto e lo osservo retrocedere con le mani alzate.
"Ho avuto paura che tu portassi via il bambino a Tiziana." Risponde con disarmante facilità.
"E come diavolo ci sarei riuscita secondo te? Ero una ragazzina di diciannove anni, non avevo nessuna chance di separarli, né un valido motivo per farlo. I miei erano solo i sospetti di una sorella addolorata dalla perdita del fratello." Non poteva appellarsi a una scusa peggiore, non dico che non ci avrei provato, ma le possibilità di riuscire nell'intento erano pari a zero.
"Ti sarebbe bastato dirlo ai tuoi genitori, avrebbero fatto tutto loro." No, si sbaglia! Avrebbero solo preteso di essere coinvolti nella vita del bambino. "Giada, sii sincera, se non con me almeno con te stessa, cosa avresti fatto sei anni fa se avessi saputo che mia sorella aspettava un figlio da Domenico? Avresti reagito come oggi o fatto scoppiare un putiferio?"
"Questa giustificazione regge per i primi tempi, ma per dopo... per quando tu ed io ci siamo avvicinati e hai capito che la mia rabbia era sottocontrollo, che motivazioni hai?" Non urlo neanche più le mie domande, oggi è stata una giornata troppo pesante perché abbia anche la forza di fare la voce grossa.
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Il Prezzo Della Vendetta
Roman d'amourGiada è sempre stata felice, ha vissuto in un posto incantato come la principessa di una favola. Amata, ammirata, protetta, non si è mai guardata attorno come avrebbe dovuto, fin quando quello stesso mondo che gli aveva dato tutto non si è preso una...
