capitolo 15

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Valerio

18 giugno 2011

Con l'avvicinarsi di questo giorno ho iniziato a chiedermi se sarò mai in grado di amare Giada, se riuscirò a proteggerla e a renderla felice.

Io ho amato una sola volta in vita mia, ho avuto la fortuna di conoscere questo sentimento nella sua forma più pura, quando è solo istinto, brama, fame. Ho amato come ama un ragazzo, dando baci che sembravano morsi, cibandomi di sospiri, con il petto ansante incollato a quello di lei, scosso dagli stessi spasimi, e avvolto dalla stessa magia. La nostra prima volta ho creduto che sarei impazzito. Impacciato, impaziente, e terribilmente preoccupato sono stato teso fino all'istante in cui l'ho avuta davanti. Fin quando le sue piccole mani si sono posate sul mio petto e nel suo sguardo, ho trovato la pace, quella che mi serviva per lasciarmi andare. Ed è stato perfetto, la danza di due corpi divenuti un'unica entità, una sola mente e una sola pelle. Non ho mai più amato così, non dopo che Viola mi ha lasciato. I suoi genitori ci hanno scoperti e le hanno raccontato che mio padre era il responsabile della rovina della loro famiglia. Lei aveva perso tutto con il fallimento dell'azienda paterna, era stata costretta a lavorare dopo la scuola per aiutare i suoi genitori a pagare l'affitto e aveva visto il padre ridotto in fin di vita dopo il pestaggio ordinato dal mio e per questo mi ha lasciato. Mi ha urlato contro tutto il suo disprezzo per ciò che la mia famiglia rappresenta, per la mia incapacità di oppormi a essa, e se n'è andata lasciandomi solo, perché neanche l'amore basta quando lo sdegno prende il sopravvento. L'ho persa senza poter far nulla, l'ho vista morire senza far niente. Mio padre, che non ha mai avuto un cuore, nell'ennesimo tentativo di dimostrare il suo potere, quando i genitori di Viola l'hanno denunciato per estorsione ha ordinato a uno dei suoi uomini di procurare una fuga di gas nel piccolo appartamento in cui si erano trasferiti e mi ha fatto guardare mentre saltavano in aria. Ed io sono rimasto lì, consapevole che lui sapesse di me e Viola, con la mente in subbuglio ma impassibile all'esterno. Non potevo mostrarmi debole o avrei fatto la stessa fine, perché ai Ferraro è sempre stato vietato provare sentimenti o essere compassionevoli. Solo i deboli e i perdenti lo sono e nessuno con il mio cognome può vivere se appartiene a queste categorie. Quel giorno soffocando il mio dolore mi sono meritato il rispetto di mio padre e la sua fiducia, quella che un giorno mi permetterà di pugnalarlo alle spalle.

Odio lui, quello che rappresenta, le sue azioni, e ciò che mi costringe a fare, ma detesto anche me stesso, perché non sono mai riuscito a fermarlo in tempo, perché nonostante tutto non ho mai impedito alla sua anima di diventare sempre più nera. Lui è sempre stato un mostro, ha spezzato lo spirito di mia madre picchiandola, stuprandola, umiliandola. Ha preso una donna bellissima e l'ha trasformata nello spettro di se stessa, fin quando il dolore non è stato troppo e a soli vent'anni ho dovuto assistere impotente al suo suicidio. Sogno ogni notte quella mattina, il silenzio irreale della mia casa di solito immersa in pianti e urla, i miei piedi che percorrono vigili i pochi metri che separano la mia stanza da quella di mamma. Rivedo perfettamente la mia mano posarsi sulla maniglia e aprire la porta, risento il panico invadermi quando riaffiora in me l'immagine di mia madre in piedi sulla ringhiera del terrazzo con indosso il suo abito da sposa. Visualizzo me stesso avanzare svelto verso di lei, incapace di parlare, troppo spaventato anche per pronunciare il suo nome, e poi quando sono a pochi centimetri da lei, sento le sue parole "Perdonami figlio mio" e in un istante sta già volando giù. Ho provato ad afferrarla, ma tra le mani sono riuscito a stringere solo il suo velo, uno scampolo di pizzo che tanti anni prima aveva già segnato il suo destino. Quel mattino per colpa di mio padre, ho visto morire un'altra persona amata e dopo otto anni fa ancora male.

All'epoca mio nonno era ancora il capofamiglia, insabbiò il suicidio di mia madre e tutti la piansero per un attacco di cuore. Una bugia per proteggere la sua anima mi disse affranto e guardandomi negli occhi, perché a differenza del figlio lui un cuore lo aveva.

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