capitolo 53

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Giada

Cinque anni dopo

Mentre cammino spedita verso la mia meta, mi guardo intorno attratta da piccoli particolari tipici della mia isola. Minuzzie di cui solo adesso mi accorgo di aver sentito nostalgia.

Oggi, la calura d'agosto infiamma i lastroni di pietralavica che ricoprono la strada, le cicale cantano il loro richiamo d'amore, e i gabbiani planano su un mare limpido e calmo. La Sicilia d'estate è  bellissima e Diamante, lo è di più.

I bouganville ricoprono le mura di cinta del cimitero portando colore lì dove c'è solo dolore, perdita, e disperazione. Ritorno ancora una volta in questo luogo di eterno riposo, con il cuore pieno di rimpianti e nuove consapevolezze. Ora so che quello che nonna Ester cercava di farmi capire era l'inutilità della mia vendetta, perché nessuna giustizia è stata fatta  e il sangue versato ne ha richiesto in cambio dell'altro. Raggiungo la cappella di famiglia e saluto con un bacio mio fratello, appoggio la fronte al freddo marmo che racchiude i suoi resti e lascio scivolare via le lacrime. Gli domando perdono per l'assenza degli ultimi anni e per gli sbagli di cui mi sono macchiata. Sposto poi la mia attenzione sulla tomba di nonna e accarezzando la foto che la ritrae ammetto ad alta voce che aveva ragione. So che non mi sentono, ma negli ultimi tempi non ho fatto altro che aspettare il momento giusto per venire a chiedere perdono.

I miei occhi si posano poi su un'altra lapide, una data più recente è impressa su di essa e parole di cordoglio accompagnano il nome della donna che mi ha messo al mondo. Mia madre è morta il mese scorso, precipitando con la sua auto da una scogliera, mentre ritornava a casa dopo l'ennesima udienza del processo contro mio padre. I rilievi fatti  dalla stradale parlano di dinamica poco chiara, ma l'assenza di testimoni e la mancanza di prove inconfutabili ha fatto archiviare il caso come incidente autonomo.  Una teoria poco credibile, soprattutto perché quel giorno il Pubblico Ministero le aveva consegnato una citazione per la successiva udienza. In tutti questi anni, attraverso i giornali, lei aveva sempre difeso mio padre professando la sua innocenza. Non aveva mai provato a contattarmi e aveva rifiutato ogni mio tentativo di parlarle. Ho perso il conto di tutte le volte in cui mi ha riattaccato in faccia, e dopo un po', oltre alla voglia di sentirla,  anche quella di capire il suo punto di vista è scemata.

Dopo quella maledetta notte, in cui mio padre e Raul di sono sparati addosso, ho vissuto scappando. La DIA  mi ha scaricata il mattino successivo proprio come Raul aveva predetto. Non avergli consegnato i Ferraro gli ha fornito un ottima scusa per accettare le mie dimissioni e sbattermi la porta in faccia. Inoltre, il patto fatto con Bernardi non era ufficiale e quindi, a parte una nuova identità, da loro non ho avuto nulla. Come ciliegina sulla torta, i Garritano mi hanno inserita nell'elenco dei bersagli da eliminare. È stato maledettamente complicato restare in vita, ho dovuto cambiare nome un paio di volte e modificare il mio aspetto. Ho tinto i capelli, indossato delle lenti per camuffare il colore delle mie iridi e indossato degli occhiali da vista. Ho lavorato come lavapiatti, donna delle pulizie, e arrotondato con dei piccoli investimenti fatti con dei soldi che tenevo da parte per le emergenze. Ho cambiato casa e città ogni sei mesi ed evitato  di fare nuove amicizie. Sono stata sola e lo sono ancora adesso, anche se so che lì fuori c'è qualcun altro che mi sta cercando, e di certo non per farmi del male. Raul non me ne ha mai fatto, non intenzionalmente. A differenza di mio padre ha scelto di essere processato con il rito abbreviato, il suo avvocato è riuscito a smontare le accuse mosse contro di lui e gli hanno dato solo quattro anni. Non so come sia riuscito a dimostrare che l'arma era di mio padre, c'erano le sue impronte sopra, ma fatto questo è stato facile far credere al giudice e all'intera opinione pubblica che lui era lì per caso. La tesi sostenuta davanti alla corte era inappuntabile. Lui amico di vecchia data, dopo aver saputo della sparatoria di poche ore prima era passato a trovarmi per accertarsi che stessi bene. Una volta lì ha ascoltato la conversazione tra me e mio padre e quando ha capito le intenzioni di quest'ultimo si è messo alla ricerca di un arma per fermarlo. Vedendo l'auto del mio ignobile genitore proprio dinanzi a casa ha pensato di recuperare il crick dal bagagliaio e proprio lì ha dichiarato di aver trovato l'arma. E alla fine ha sparato per difendermi. Le altre prove contro di lui, quelle fornite da Diego, sono sparite ancora prima dell'inizio del processo. Sono felice che sia libero e che stia bene e mentirei se dicessi che non ho voglia di rivederlo. Tuttavia già una volta ha rischiato la vita standomi accanto e quell'episodio mi è bastato e avanzato per il resto dei miei giorni.
L'unica persona con cui ho avuto una brevissima conversazione telefonica, qualche anno fa, è stato Valerio. L'ho contattato per aver notizie di Andrea, e dopo averlo supplicato ed essermi umiliata mi ha detto che stava bene ed era al sicuro. Mi sono fatta bastare quella piccola informazione e ancora oggi prego che lui Davide e Tiziana stiano lontani dal pericolo.

In questi anni ho maturato la certezza  che nessuno fa niente per niente. Ho creduto di poter usare la DIA per trovare il colpevole della morte di mio fratello e pensavo di poterlo fare senza pagarne il prezzo, ma mi sbagliavo. Sbattere mio padre in galera ha significato perdere tutto ciò che mi restava e lui, pur essendo un detenuto, continua ad esercitare il suo potere. Pietro Ricciardi  fa il bello e il cattivo tempo in una città in cui molti lo temono e troppi gli devono qualcosa. È già un miracolo che sia rimasto in galera tutto questo tempo, ma dubito che ci rimarrà ancora a lungo.

Con il senno di poi non so cosa farei se potessi tornare indietro. Non ho più certezze, solo paure e quelle non sono buone compagne di viaggio. Per questo a volte mi perdo nei ricordi, quelli dolci dell'infanzia e quelli felici dell'adolescenza, tutti legati a quando ancora non sapevo quanto falso  fosse il mio mondo perfetto.

Controllo l'ora sul telefono e capisco di esser rimasta fin troppo, saluto un ultima volta i miei cari e lascio tra i fiori freschi un messaggio per Raul, l'ultimo addio per il mio grande amore, poche parole che spero diano pace al suo cuore.

A volte amare vuol dire dare all'altro l'opportunità di essere felice, ed io voglio che tu lo sia, senza di me e i miei nemici.
Mi avevi avvisata, lo hai fatto fino alla fine, ma la mia presunzione non conosce confini, lo sai.
Non ti dirò che mi sono pentita di ciò che ho fatto, né che sono convinta di aver fatto bene a perseguire la mia vendetta, ma ammetto che seppur fossi pronta a pagare a caro prezzo le mie azioni non avrei mai voluto che gravassero su te e la tua famiglia.
Non mi perdonerò mai di avervi separati, di aver messo te in pericolo, e ti prometto che non commetterò mai più lo stesso errore.
Ti amerò per sempre, ma questo è un
addio.

Fine

Grazie a tutti coloro che hanno dedicato del tempo alla mia storia e a quelli che vorranno lasciarmi un commento per farmi sapere cosa ne pensano

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Grazie a tutti coloro che hanno dedicato del tempo alla mia storia e a quelli che vorranno lasciarmi un commento per farmi sapere cosa ne pensano.

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