Giada è sempre stata felice, ha vissuto in un posto incantato come la principessa di una favola. Amata, ammirata, protetta, non si è mai guardata attorno come avrebbe dovuto, fin quando quello stesso mondo che gli aveva dato tutto non si è preso una...
Mi ci vuole un'ora per riorganizzare le idee e riuscire ad alzarmi dal pavimento. Sessanta minuti in cui ho capito di non avere molte alternative. La prima cosa che faccio è imballare tutti i miei documenti, caricarli in auto e spostarli. Ho pensato a lungo a dove portarli ma, dopo Diego e la sua ormai palese falsa, ho scartato parte delle mie poche opzioni. Come ad esempio l'appartamento che i miei colleghi hanno affittato appena fuori città o uno dei contatti di emergenza fornitemi dalla DIA. Non mi sono mai sentita così disorientata in tutta la mia vita, vedo minacce e traditori dappertutto. Anche quando mi guardo allo specchio, vedo un infame... sono io. Ho tradito... anzi no! Sto tradendo le persone che amo, quelle che mi sono illusa di poter odiare, condannare e che invece sono ancora troppo importanti per me.
Impiego un'eternità a seminare l'uomo che mi sorveglia, sempre lo stesso, mi chiedo quanto lo paghino per starmi sempre attaccato al deretano?
Quando finalmente me lo levo di dosso, sono ormai distante da Diamante e ho anche in mente una destinazione: la piccola malga dei miei sul Monte Pellegrino. La mia utilitaria si arrampica in salita e sorpassa la piazzola dove sostano gli autobus che portano al monastero di Santa Rosalia e continua ad avanzare su un asfalto che ha conosciuto tempi migliori. Non c'è anima viva da queste parti, neanche per il pascolo sono buoni questi monti in cui l'acqua sgorga sotterranea e le grotte la fanno da padrone, ma è bello. Un luogo di pace in cui un tempo i miei amavano rifugiarsi per ritagliarsi uno spazio tutto loro. Arrivata a destinazione, sono le sterpaglie a farmi capire di aver scelto bene è evidente che nessuno viene qua da molto tempo e se sono fortunata, non mi troveranno. La casa ha un piccolo sistema d'allarme che manometto in pochi istanti, forzo la serratura e spalanco l'uscio. La puzza di chiuso e le ragnatele la fanno da padrone, ringrazio Dio che oltre al bagno ci sia solo un'altra stanza abitabile quindi non ci metterò molto a ripulire il tutto.
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Due ore dopo, senza ragni che mi si spiaccicano addosso, e con un piccolo fuocherello a farmi compagnia, mi decido a chiamare l'uomo che mi aiuterà a dare una svolta a questa storia: Diego Ferris.
Stabilisco una connessione protetta, rimbalzo su vari server proprio come mi è stato insegnato in accademia e lo chiamo sul numero di rappresentanza, non voglio ancora che sappia che ho scoperto il suo doppio gioco.
Risponde al quarto squillo e quando capisce chi sono non nasconde il suo stupore.
"Non pensavo di sentirti!" Esclama con voce mesta.
"Ho fatto un casino e ho bisogno d'aiuto e il lavoro ha la precedenza sempre su tutto, lo sai, no?" Cerco di non risultare troppo fredda, ma la mia voce farebbe rabbrividire un orso polare. Dio... perché è così difficile soffocare l'orgoglio!
"Cos'è successo?" Domanda con lo stesso tono che usava quando voleva coccolarmi e consolarmi. La bile ribolle nell'esofago come un veleno che vorrebbe sgorgare dalla mia bocca e schiantarsi contro di lui, l'uomo che mi ha ingannata, tradita, usata, e che ha sempre giurato d'amarmi infangando così un sentimento di cui, entrambi, non siamo degni.