capitolo 37

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Giada

21 aprile 2018

"Fai quel cazzo che ti pare Giada, se vuoi sposarti con il figlio dell'uomo che ha ucciso tuo fratello... accomodati. Cerca solo di non far seppellire nessun altro prima di diventare una Ferraro."

Le parole di Raul sono lame affilate che squarciano la mia anima e per un attimo mi lascio invadere dal dolore, quello che i ricordi fanno emergere e che è sempre pronto a schiacciarmi. L'autocontrollo imparato negli ultimi anni però, mi aiuta a combattere la sofferenza e fa riemergere la Giada cinica e fredda che, pezzo per pezzo, ho costruito per sopravvivere. Quando lui mi ripassa accanto a testa china e sbatte la porta per andarsene, mi mostro ancora sconvolta per non destare i suoi sospetti e dopo essermi accertata che Sebastiano e Rosalba sono rimasti nei rispettivi uffici mi precipito in quello di mio padre.

Lo scopo di questa visita non era quello di venire a trovare lui, sapevo che non c'era, che sarebbe stato impegnato con Ferraro per gran parte del giorno, ho finto solo per non destare la curiosità degli altri. E anche la sceneggiata con Raul l'ho in un certo senso programmata, immaginavo che avrebbe dato di matto sapendo che sono tornata per restare, così come avevo preventivato che suo padre e la segretaria si sarebbero ritirati nei loro uffici per lasciarci scannare in solitudine. Certo non avevo calcolato che s'infuriasse al punto da gettarmi addosso una dose di veleno così massiccia, ma credo che ci dovrò fare l'abitudine; tra noi non può andare che in questo modo. Sapevo però, che sarebbe scappato a gambe levate, l'ha sempre fatto! E a me, in quest'occasione, va bene così. Ho un lavoro da fare, per questo sono qui, devo trasformare questi uffici nel nuovo set del grande fratello. I programmatori della DIA hanno creato un trojan che caricato sul sistema di videosorveglianza dello studio ci permetterà di vedere e sentire tutto ciò che succede tra queste mura. Questa è la mia prima azione contro la mia famiglia e i Ferraro, da qui in poi non si torna più indietro.

Certo in passato ho già dato informazioni utili per sferrare qualche piccolo colpo alla cosca, l'ho dovuto fare soprattutto per guadagnarmi un posto nell'Antimafia. Non è uso comune delle forze dell'ordine arruolare i figli dei mafiosi, ma dato che mio fratello e nonna Ester erano già informatori, svelando qualche intrallazzo della cosca sono riuscita a convincere il Direttore Generale, Fausto Bernardi, a darmi una possibilità come agente. Inizialmente era convinto che avrei fallito, forse perché quando Diego me lo ha fatto incontrare ero ancora nella fase dell'elaborazione del lutto, o per la mia giovane età, ma pian piano si è ricreduto.

 Il giorno più intenso della mia nuova vita è stato due anni dopo quel settembre del 2012, data del nostro primo incontro, ero a metà del mio addestramento e il Direttore era venuto in accademia per incontrare i suoi sottoposti e organizzare un blitz. In quell'occasione si ritagliò una mezz'ora da trascorrere tra noi reclute e fu allora che mi svelò quello che Diego non mi aveva mai potuto confessare: il perché fosse la DIA, il piano B di mia nonna. Lui e mio nonno Andrea si conoscevano, trent'anni prima era lui l'amico con cui il padre di mia madre raccoglieva informazioni sul mio papà e la sua famiglia. Dopo la morte di nonno, Bernardi e nonna restarono in contatto, e quando Don Antonio manifestò interesse nei miei confronti, lei gli chiese aiuto. Fu bello sentirlo parlare del nonno, e anche di Domenico che aveva conosciuto personalmente. L'ha dipinto come un giovane coraggioso, intelligente, e innamorato della sua sorellina. E poi mi ha guardata negli occhi e mi ha confessato che lui mi capiva, perché sulla soglia dei sessant'anni stava ancora cercando di vendicare la morte di suo fratello ucciso per mano della mafia proprio a Diamante. "Chi ti dice che dare la caccia a quei bastardi non è una questione personale, mente! Lo è sempre." Furono queste le sue ultime parole prima di salutarmi e fino al giorno del diploma non abbiamo più parlato in privato, in quell'occasione però mi fece delle raccomandazioni: "Non dimenticarti mai che non puoi fidarti di nessuno, neanche i tuoi colleghi sono incorruttibili. Osservali, conoscili, e così scoprirai chi di loro potrebbe fare il doppio gioco. Cerca debiti, malattie costose, vizi come droga o gioco d'azzardo, e stana le pecore nere; liberatene senza nessuno scrupolo è l'unico modo che hai per restare viva. Quando si va sotto copertura gli agenti che ti guardano le spalle sono la garanzia che tornerai a casa, se sono dei venduti puoi considerarli come i tuoi carnefici e trattarli come tali."

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