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48. Claudio

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Inutile raccontarci storie, inutile anche nascondere i sentimenti come se fossero della polvere sotto un tappeto perché non appena verrà alzato, si sparpaglieranno nuovamente per tutta casa. I miei so che sono in bella mostra, visibili a tutti. Come sotto una teca di vetro. 
E quando i miei occhi hanno incrociato il suo volto, il mio cuore ha ricominciato a singhiozzare.
Avrei voluto che aprisse le sue braccia per me, solo per farmi capire che lui è ancora là. Anche se questa volta dovrà essere lui a venire da me. A strisciare ai miei piedi. E anche se so che sarà impossibile, sognare non costa nulla e in mio soccorso, come fosse un giubbotto di salvataggio, arriverà la fine del contratto.

Sto andando al mercato, ho bisogno di staccare la mente che imperterrita continua a pensare a lui e mischiarmi ad altra gente magari può alleviare il mio bisogno di un noi.

Cammino tra la gente, ascolto discorsi che ancora non riesco a capire e mi estranio da me stesso. Mi fermo a prendere un cono di mirtilli e uno dopo l'altro, seduto in riva al mare, inizio a mangiarli. Guardo il cielo che giorno dopo giorno sembra illuminarsi sempre un poco di più, riportando finalmente i sorrisi sui volti delle persone.

"Ti manca vero?"

Faccio un salto, preso alla sprovvista. "Cristo! Ma sei pazzo?" dico.

"Scusa! Pensavo mi avessi visto!" dice innocentemente.

E' vestito con una giacca di pelle, un paio di jeans logori e un paio di scarpe da ginnastica. E grida sesso da qualsiasi angolazione lo si guardi. Si passa una mano tra i capelli, tirandosi indietro il ciuffo e mettendo ancora più in risalto la sua bellezza e il nero dei suoi occhi. Puttana merda.

"Non lavori?" gli chiedo.

Mi guarda sorridendo e dire che mi lascia senza fiato è dir poco. Possibile che si sia fatto ancora più bello in una sola settimana?

"Oggi non avevo voglia!"

"Tu non avevi voglia di lavorare? Cosa è successo?"

Alza le spalle e poi si volta a guardare il mare. "Tu invece?"

"Avevo bisogno di aria".

Restiamo in silenzio a goderci la brezza leggera che soffia sui nostri visi e mi sembra quasi impossibile che siamo seduti uno accanto all'altro come se tra di noi non ci fosse mai stato nulla.

"Non hai freddo?" gli chiedo poi, perché l'alternativa al parlare sarebbe quello di prenderlo e baciarlo, mandando a fanculo tutti i miei propositi.

"Macchè. Adesso iniziano le belle giornate!"

"Ma se fa un freddo boia ancora!"

"Sei incredibile. Dopo quasi un anno non ti sei ancora abituato!"

"Ehi! Tu ci sei nato in questo ghiacciaio, io no!"

Ride.

Rimango ad ascoltarlo, rubando e facendo mio questo piccolo momento. Quanto mi era mancato questo nostro botta e risposta. Quanto mi era mancato sentire la sua risata. Quanto mi era mancato quell'essere solo noi. Due ragazzi seduti su dei gradini, in una giornata qualunque, a parlare del nulla.

"Me ne dai uno?" mi chiede dopo essersi ricomposto.

Gli sporgo il cono e nel prenderlo, le sue dita sfiorano le mie. Lievi, calde, morbide. Mani che non hanno mai visto la fatica, mani che sapevano essere forti e delicate nei momenti giusti. Mani che mi mancano da morire.

Lo vedo mentre mangia i miei mirtilli esattamente come facevo io, uno a uno come se fossero caramelle.

"Li hai finiti!" gli dico finto sdegnato.

"Oh cazzo! Vado a comprartene ancora!"

"Non serve" gli dico alzandomi.

"Dove vai?" mi chiede e sembra quasi dispiaciuto. Sembra. Appunto.

"A cercare ispirazione!"

Ma la verità è che se rimango ancora qua con lui, non so cosa sarei capace di fare e darmi alla fuga mi sembra la miglior soluzione.

"Ci si vede!" gli dico mentre mi allontano.

E non aspetto la sua risposta. Non la voglio sentire, perché preferisco immaginarlo mentre mi lancia un bacio per poi portarsi al viso le due dita in segno del Ti chiamo, esattamente come faceva una volta.


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