Un wedding planner ed un fiorista, in apparenza incompatibili e in disaccordo su tutto.
Riuscirà il tempo a fargli capire che sono fatti l'uno per l'altro?
Il viaggio di ritorno per quanto sulla carta sembrasse infinito, in realtà è stato più corto del previsto dato che alla fine la mia compagnia è stata più presente di quanto sperassi. Ci siamo fermati a dormire la nostra ultima notte assieme dove tutto è iniziato. La mattina dopo abbiamo fatto una passeggiata per il paese, andando a visitare per l'ultima volta il mercato dove ci era già capitato di fermarci per prendere una boccata d'aria durante l'organizzazione del matrimonio. Abbiamo preso qualcosa da mangiare e poi siamo andati a sederci sui gradini che affacciano sul mare, desiderosi di dividere e condividere pensieri con il profumo di salsedine a insaporire le nostre parole.
E' stato tutto così tremendamente perfetto da sembrare stessimo girando qualche scena di una commedia d'amore. Chi ci guardava senza conoscerci poteva immaginare fossimo due fidanzati ben rodati, soprattutto mentre ci scambiavamo il cibo imboccandoci a vicenda, tra una risata e un'occhiata piena di desiderio. Siamo riusciti in questa settimana a conoscere ogni nostra sfaccettatura e ogni punto debole, oltre che i nostri limiti.
E più volte avrei voluto spingerlo oltre, vedere fino a dove mi avrebbe concesso di arrivare, scoprire quanto di lui mi avrebbe potuto concedere, ma a essere sincero ho avuto paura di scoprire la sua vulnerabilità.
Più volte ho desiderato che questo viaggio non terminasse mai, che continuassimo a essere noi due sopra al mondo, sopra a tutto e tutti, senza problemi a inseguirci e senza passato ad affossarci, ma la curiosità di riuscire a vedere fino a quanto saremmo potuti durare è l'unica cosa che mi ha riportato con i piedi per terra.
L'aria nell'abitacolo mano a mano che ci avvicinavamo a casa diventava sempre più spessa e densa, e sono sicuro che se solo avessi provato a catturarne un po' nel mio palmo, ci sarei riuscito. Tutto il nostro amore, o perlomeno il mio, aveva iniziato a pesare, trasformandosi nella spada di Damocle che ora sembrava pendere sulla sua testa.
"Nessuno ti costringe a continuare questa cosa" gli dico cercando di alleggerire l'aria attorno a noi e dandogli il suo Uscite Gratis Di Prigione come se fossimo in una partita del Monopoli.
"Lo so".
"Allora perché tutto ad un tratto sembra come se ti stesse cadendo il mondo addosso?"
"Non è così. E' solo strano".
Strano dice lui. Strano perché sono io? Strano perché siamo molto diversi? Strano perché quasi sicuramente non appena riprenderemo a lavorare ricominceremo anche a litigare?
"Cosa è strano?" gli chiedo cercando risposte che finora ha sempre cercato di negarmi.
Non risponde subito, sembra non volerlo fare addirittura, ma poi lo vedo che si passa una mano tra i capelli e cambia posizione di guida, segno che è combattuto tra quello che vuole fare e quello che è meglio non dire, ma alla fine sputa fuori qualcosa.
"E' anni che non ho più un ragazzo. Tutti lo sanno e tutti sanno anche che non porto a casa lo stesso ragazzo per due volte" dice alla fine.
Resto a guardarlo mentre lui mantiene gli occhi fissi sulla strada, senza dare nessun segno di volerli incrociare con i miei. Penso. Penso che il fatto che non abbia più voluto storie ci può stare, questo però mi porta a pensare per quale motivo non ne vuole, senza trovare nessuna risposta plausibile. Poi mi soffermo sulla seconda parte di frase e... "Mi stai dicendo che ti sei fatto scopare da tutta Helsinki?" chiedo sbigottito, senza volermi soffermare sulla cosa che mi viene in mente subito dopo.
"Tutta...non direi tutta" risponde lui tranquillo, come se questa affermazione non lo toccasse nemmeno.
"Non tutta. Meno male che ti sei avanzato qualcosa allora".
Non posso crederci. Quindi io cosa sarei? Dovrei sentirmi fortunato per essere riuscito a scoparlo più volte?
"Adesso non venire a fare la Vergine Maria con me" se ne esce lui all'improvviso, quasi attaccandomi. Lui.
"Non sono io quello che si è scopato mezza città" gli dico esasperato.
"Vedi come sei? Vedi perché era meglio se non ti dicevo niente?" cerca di difendersi.
"Giusto! Non dirmi niente di te e della tua vita. Lascia che scopra tutto da solo, lascia che siano i ragazzi che ti hanno scopato a dirmi che sono fortunato perché da me te lo sei fatto mettere nel culo più volte Cristo!" dico quasi incazzato. Innervosito.
"Mi stai accusando di essere una puttana?"
Torno a guardarlo e poi gli rispondo, "Tu sei una puttana Mario! Cazzo! Ma hai sentito quello che mi hai detto?"
"Sono riservato, non sono una puttana".
Credo che in questo momento la descrizione che più mi rappresenta sia allucinato. Perché non può aver sul serio detto una cosa del genere e sinceramente non so nemmeno se proseguire questa discussione o lasciar perdere. Dove andremo a finire?
Ma non ce la faccio. "Talmente riservato che ti sei fatto aprire da qualsiasi cosa respirava".
Sono incazzato e non ce la faccio a mollare. E non mollo anche perché se lo facessi lui si chiuderebbe a riccio e non mi parlerebbe più.
"Dio se sei uno stronzo di merda".
E non ci vedo più.
"Scusa se dopo che ho passato una settimana quasi perfetta con un ragazzo che inizialmente credevo di odiare, ma alla fine ho scoperto apprezzare, e con cui immaginavo un questa cosa, scopro invece di essere solo quello di turno". Butto fuori tutto d'un fiato.
"Ti ho sempre detto che non sapevo fin dove sarei arrivato..." mi dice con un tono più calmo.
"Lo so, è solo che se prima immaginavo solo che avevi una vita sessuale prima di me, sentirtelo dire lo rende reale ed è dura da accettare".
"Quindi appena torniamo... vuoi finire così questo viaggio?" mi sento chiedere.
E non riesco a capire esattamente cosa si nasconde nel tono della sua voce. Se una preghiera, una supplica, una speranza. Ma è quel qualcosa che mi spinge a rispondergli come non vorrei, perché mi ero ripromesso che mai nella vita sarei stato dietro ad uno stronzo. Perché portano solo guai, solo cuori spezzati e lacrime in abbondanza. E lui ha tutto quello a cui io dovrei stare alla larga, compreso un passato importante.
Ma come sempre non mi ascolto mai.
"Col cazzo! E anche se non vuoi dare nessun nome a questa cosa, questa cosa tra noi esiste e quindi vedi di evitare qualsiasi incontro clandestino, se non vuoi rimetterci qualche organo".
E subito dopo averlo detto, con ancora il respiro bloccato in gola, mi sento di nuovo bene.
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