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45. Mario

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Non appena sento la porta di casa chiudersi, mi immagino Amanda vestita con una divisa militare, un fucile imbracciato e pronta a sparare, come se stesse marciando verso il fronte anziché verso la soglia della mia stanza. E tutto questo mi farebbe ridere, sopratutto perché in realtà indossa un pigiama con degli orsetti rosa e delle ciabatte di pelo viola, ma so che niente di quello che succederà a partire da ora, sarà piacevole.

E come avevo previsto, eccola qua, che spalanca la porta puntandomi un dito addosso mentre urla un tu minaccioso.

"Non ti meriti niente" dice velenosa mentre mi guarda fisso negli occhi senza mai battere le ciglia.

"Lo sapevi benissimo anche tu che alla fine sarebbe andata così" cerco di difendermi, perché nonostante questa conversazione sia già stata sostenuta varie volte, a quanto pare lei non ricorda questo dettaglio.

"Non soffro di demenza senile, idiota che non sei altro".

"E allora cosa vuoi che ti dica?". Mi guarda incattivita e so per esperienza che le prossime parole che pronuncerà non porteranno niente di buono, almeno per me.

"Ho sempre saputo che eri debole, d'altronde stavi per sposare quel gran figlio di puttana, ma arrivare a questo?" le sue mani si allargano come a voler indicare tutta la stanza "fare finta di scopare con qualcuno?"

"Io..."

"Non ho finito!" mi urla dietro. "Pensi di essere stato furbo? Intelligente? Non ti è mai passato per la mente che magari saresti risultato solo un grandissimo pezzo di merda, tra l'altro senza le palle per affrontare la realtà?"

Mi passo le mani tra i capelli e poi vado a raggomitolarmi sulla seduta della finestra. "Cosa avrei dovuto dirgli?"

"Magari la verità sarebbe stata più gradita di questa merda".

Poggio la testa sul vetro freddo, punto lo sguardo sulla strada sottostante e i miei occhi incrociano corpi di persone completamente ignare di tutto il dramma che sto vivendo.

"Credo d'essermi innamorato" ammetto alla fine con un filo di voce.

Silenzio. Nemmeno un fiato.

"Adesso che dovresti parlare non mi dici niente?" la accuso tremante.

"Oh ma tu non vuoi che io parli" mi dice lei con un tono di voce quasi ironico.

"E invece voglio sapere" le rispondo.

"L'hai voluto tu" inizia. "Sei un coglione all'ennesima potenza, anzi, all'infinito. Lo ami e lo tratti così? Ti rendi conto che avevi il suo cuore tra le mani e improvvisamente, ma soprattutto senza motivo, hai iniziato a stringere sempre più forte fino a spappolare tutto il suo amore? Sai cosa è rimasto di tutto quello? Brandelli. Inutile poltiglia. Per cosa poi?"

Scuote la testa rassegnata, stanca. "Tu non capisci" le dico poco dopo.

"Non capisco?" mi guarda come se fossi impazzito. "Avevi davanti a te l'uomo della tua vita, quello che in molti cercano ma che in pochi trovano. Avevi la possibilità di essere felice per il resto della tua vita, avevi l'occasione di farti una famiglia. Avevi quello di cui io ti ho sempre parlato, l'amore vero e puro. Quello che non chiede, ma che dà. Quello silenzioso che impianta radici profonde. Ma tu invece di apprezzare tutto questo, hai preferito gettarlo al vento, per far sì che lo raccolga qualcun altro. Negando anche a Claudio la sua felicità eterna".

Mi volto verso di lei, la guardo senza proferire parola. Ho detto che lo amo, è vero. Ma non si dice sempre che se ami qualcuno è meglio lasciarlo libero? Non dicono che se torna è il grande amore, altrimenti non ne valeva la pena? Quindi ora lui dovrebbe tornare da me. Perché è così che deve andare, no?
Io lo amo. Lui mi ama. Quindi tornerà.

Torno a guardare fuori il cielo buio. Buio come il mio stato d'animo in questo momento.

"Mario" mi chiama più dolcemente. "Hai detto che lo ami e tu in vita tua, come stai amando lui non hai mai amato nessuno... " torno a guardarla e le faccio cenno di sì con le testa perché ha ragione. Perché se quel giorno Mathi si fosse presentato all'altare, se ci fossimo sposati, quel giorno sarebbe stato anche il giorno della mia morte, ma solo adesso sono riuscito a capirlo. "...e allora cosa fai ancora qui?"

Lo aspetto.

"Tornerà" le dico.

Mentre riporto lo sguardo sul mondo, vedo la sua testa riflessa sul vetro che viene scossa in segno di diniego per poi voltarsi e quasi in punta di piedi, uscire dalla stanza chiudendosi la porta alle sue spalle.

Rimango seduto alla finestra a guardare fuori i passanti che camminano avanti e indietro. Sono convinto che tutto tornerà come era prima. E che questo sia stato solo un mio momento di panico.

La mattina dopo quella notte, dentro di me sentivo che qualcosa era cambiato. E quello che pensavo fosse intoccabile, quello che avevo protetto a spada tratta per anni, ogni scudo che avevo costruito e ogni rovo che avevo impiantato in mia difesa, non era servito a nulla quando a presentarsi è stato Claudio. Nessuna delle protezioni che avevo usato per proteggermi gli hanno impedito d'entrare. Perché quella notte il suo amore aveva abbattuto tutti i muri che avevo eretto a difendermi, ma forse è solo quello che mi piace pensare e magari dentro di me, lui ci era entrato ben prima d'aver pronunciato quelle due parole. Ma il timore che tutto potesse precipitare come era già successo, mi ha fatto prendere le distanze.

E' per questo che solo quando vedrò che lui mi desidererà ancora dopo oggi, saprò che potrà essere per sempre. Saprò che lui potrà essere la mia casa.


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