Quella sera rientrai in casa sbattendo la porta e andai nella mia stanza senza nemmeno mandare a fanculo Amanda per il gusto di sfogarmi almeno un po'.
Ero stremato senza nemmeno aver lottato.
Non ero riuscito a riportarlo da me e l'unica colpa era solo mia. Ero io che avevo sbagliato tutto. Io avevo sbagliato a credere che lui sarebbe tornato. Io avevo sbagliato a immaginarmi di nuovo con lui. Perché, ancora una volta, non avevo capito un cazzo. Pensavo fosse facile, pensavo bastasse solo rivedermi.
Mi buttai sul letto e mi coprii la testa con la coperta. Non ne potevo più e tutto quel correre e sperare mi aveva esaurito, prosciugando anche le ultime forze per riuscire a mandare via Amanda che, non appena aveva aperto la porta della stanza, era esordita con un "Era già partito?"
Mugugnai. Non volevo parlarne.
"L'hai fatto partire?" insistette ancora.
E ancora una volta mugugnai, però più forte.
"Deduco tu lo abbia fatto scappare allora!"
Non ne voleva sapere di mollare la presa e di lasciarmi crogiolare nel mio brodo insipido, stronza com'era. Mi scoprii la testa e mi misi a sedere con un'unica mossa, la guardai inferocito e assatanato come se fossi stato un animale affamato e lei fosse stata la mia cena. "Basta" le urlai addosso.
"Allora hai ancora voce per parlare. Pensavo l'avessi usata tutta per convincerlo a restare, ma a quanto pare mi sbagliavo" mi punzecchiò. Ma la ignorai e credo che per la prima volta in vita mia le lasciai l'ultima parola, ritornandomene sotto le coperte al sicuro e al riparo da tutto lo schifo che era la mia vita.
Sono passati più di tre mesi dalla sua partenza. Dopo una settimana trascorsa a casa senza mai uscire, sono rientrato in ufficio e ho ripreso in mano il mio lavoro e, come era successo per la volta precedente, speravo che anche in questa occasione mi avrebbe aiutato a riprendere in mano la mia vita. Ma più passavano i giorni e più mi sentivo solo. Mi alzavo dal letto, facevo una doccia, scendevo al bar, andavo in ufficio e poi rientravo a casa. Tutti i giorni la stessa cosa e tutti i giorni la stessa sensazione di vuoto dentro.
Una sera, per cercare di colmare quello spazio che si era creato dentro di me, decisi di fermarmi al pub che ero solito frequentare prima di conoscere Claudio. Pensavo che magari tornare alle vecchie abitudini potesse essermi d'aiuto, ma quando accanto a me si presentò un ragazzo, dopo averci scambiato due parole, mandai a fanculo le mie teorie del cazzo e me ne tornai a casa da solo.
Non volevo un ragazzo qualsiasi. Io volevo Claudio.
E nessuno di loro sarebbe riuscito a prendere il suo posto, perché nessuno di loro era lui.
Lui era riuscito a cambiarmi, era riuscito ad arrivare dove nessun altro si era preso la briga di guardare. Aveva scavato attorno a noi un fossato così largo che nessuno si sarebbe più potuto avvicinare a me. E anche ora che se n'era andato, quell'impedimento era rimasto come a rimarcare la sua proprietà.
Potevo provare a fare qualsiasi cosa ma niente sarebbe stato come quando ero con lui.
Ero sempre il solito Mario esteriormente. Mi vestivo di tutto punto e non trascuravo nessun dettaglio. Ma chi mi conosceva aveva notato che iniziavo le giornate con il solo scopo di portarle a termine. Nessuna gratificazione sul lavoro, nessun traguardo da raggiungere o concorrenza da battere. Svolgevo il mio e basta. E quando c'era da passare al negozio di fiori, mandavo sempre qualcun altro. Non ho più voluto mettere piede lì dentro. Troppi ricordi che mi avrebbero fatto solo stare peggio.
Anche andare al mercato giù al porto era diventato doloroso, per non parlare di tutti i ristoranti in cui eravamo soliti ordinare la cena.
L'unica ferita che continuavo ad alimentare, era quella del suo appartamento. Quando potevo, spesso a dire la verità, andavo a sedermi sulla panchina al lato opposto della strada e rimanevo a fissare quei balconi sempre chiusi. Lì avevo lasciato il mio cuore. Lì avevo conosciuto l'amore vero. Lì avevo scoperto cosa volesse dire essere amati.
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Drops of us
RomantikUn wedding planner ed un fiorista, in apparenza incompatibili e in disaccordo su tutto. Riuscirà il tempo a fargli capire che sono fatti l'uno per l'altro?
