Non è vero che l'amore sta dove due labbra si sussurrano 'ti amo.' Esso è molto più complesso, più raro, se lo osservi attentamente lo trovi negli sguardi di quei due, anche se saranno pochi attimi, lo trovi nelle carezze o nei brividi appena loro si toccano, nelle difficoltà che coinvolgono entrambi, nella follia che avvolge le loro menti, la frenesia nel vedersi; l'amore è speciale e lo puoi notare in questi momenti particolari.
I raggi solari rimbalzarono sulla finestra scaldandomi il viso pallido. Doveva essere più o meno mezzogiorno. Quando mi alzai dal lettino percepii la testa più pesante del solito, poi un capogiro che mi costrinse ad allungarmi nuovamente. Poggiai goffamente una mano sulla fronte sentendola bollente; anche un gesto più piccolo pareva tanto affaticante. Restare a letto peggiorava solamente la situazione poiché non riuscivo più a prendere sonno e l'idea di uscire da quella stanzetta alla ricerca di qualche medicina mi tentava da morire, pur sapendo bene dei rischi che avrei corso.
Raggiunsi scalza la porta, percorrendo il pavimento gelido sotto i piedi che contribuiva a far salire la febbre. Sorpresa, notai che la porta non era stata chiusa a chiave, sbirciando il corridoio totalmente vuoto. Riflettendoci, probabilmente potevo trovarmi nel blocco 50, dove sostavano alcuni medici che visitavano vari internati. Percorsi l'anonimo corridoio trovando solo varie porte chiuse che, mano a mano che avanzavo, avevo meno voglia di aprire, creandomi scenari spaventosi e cruenti nella mente di cosa avrebbero potuto fare quei tipi inaffidabili e contorti. Improvvisamente, delle urla. Sobbalzai, trovandomi in prossimità della porta dalla quale provenivano quelle grida atroci. La stupidità, non l'istinto, mi convinse ad avvicinarmi alla maniglia ed aprirla lentamente per scorgere qualcosa all'interno e avrei veramente preferito tornare indietro nel tempo: due donne erano distese su vari lettini, sfinite, legate, mentre un medico stava analizzando il loro gonfiore sull'addome grazie al quale era ben evidente la loro gravidanza. A stento trattenni un conato di vomito annusando nell'aria anche un forte odore nauseabondo. La porta era socchiusa in modo tale dal nascondermi ciò che quell'uomo teneva tra le mani una volta allontanato da una donna che aveva smesso di urlare. Cercai di focalizzare meglio il centro della stanza, pensando a cosa fare, come agire, quando sentii il cigolio della porta e quell'energumeno strattonarmi verso l'interno prima che riuscissi a ribattere.
-864210?- Lesse il numero ben marchiato sul mio braccio con tono avido, intenzionato nell'immobilizzarmi su un terzo lettino e prendere alcuni ferri ed una siringa tra le mani. -Questo ti farà dormire per bene. Ci vorrà un minuto soltanto.- Aggiunse compiaciuto mentre si bagnò le labbra con la lingua in un gesto rapido ed anche ripetitivo. La stanza era meno illuminata dell'altra e mi fu impossibile vedere che medicinali ci fossero sopra il bancone dietro di lui, né tanto meno cosa volesse iniettarmi. Quando si avvicinò bruscamente scostai il braccio e, con tutta la forza che avevo in corpo, riuscii a spingerlo appena per poter correre verso la porta, col cuore che batteva a mille e la tentazione di voltarmi numerose volte. La sua stazza enorme mi avrebbe dato un vantaggio maggiore in condizioni normali; allora mi sentivo ancora più in gabbia, non sapevo dove andare. Riuscii a raggirarlo e frugare sul bancone ed alcuni armadietti qualcosa a me utile, magari un antipiretico, trovando solo aghi, confezioni vuote ed altre di una sostanza particolare, Pervitin. Non ne avevo mai sentito parlare ma notai ce ne fosse davvero tanto così ne rubai un paio per sicurezza.
-Lascia stare le mie cose, brutta puttana.- Mi intimò.
-Questo cos'è?- Chiesi spontaneamente, osservando come si fosse fermato sul posto per riprendere fiato, evidentemente fuori allenamento. Mi faceva quasi pena.
-Non devo risponderti.- Scattò in avanti riuscendo a prendermi per una caviglia e facendomi sbattere la schiena ai piedi di uno dei lettini. -Ti chiudo per sempre quella bocca.-
Presi coraggio e riuscii nuovamente a sgattaiolare via da quella terrificante stanza, ignorando l'uomo alle mie spalle rincorrermi sbraitando. Cercavo con lo sguardo un barlume di speranza, di fortuna, qualcuno che avesse potuto salvarmi e, non capii perché, il primo pensiero andò al soldato Josef.
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Rose e spine [IN REVISIONE]
Romance[AVVISO: la storia è entrata nuovamente in revisione, i capitoli che saranno riscritti ufficialmente per la seconda volta conterranno un ◾] Storia ambientata all'apice del nazismo, focalizzata su un campo di concentramento e di come, nonostante mill...
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