Terza persona
La ragazza bionda attendeva con ansia il ritorno dell'amico in casa sua, non ci avrebbe messo ancora molto. Sedeva su una comoda poltrona cremisi, accanto ad un grazioso fuoco che riscaldava tutta la sala, a gambe unite e le dita che picchiettavano nervosamente sui braccioli, aguzzando, ogni due per tre, la porta di ingresso, dietro di lei.
Finalmente si aprì, la sua cagnolina balzò sulle quattro zampe abbaiando al presunto individuo, quando entrò in casa, stanco, mal col sorriso salutò l'animale e la ragazza.
-È molto accogliente casa tua.- Commentò togliendosi la giacca dell'uniforme e sedendosi di fronte a lei, col volto accarezzato dal nobile caldo del caminetto.
-Avrai fame, ti ho lasciato della carne in forno, posso prepararti anche altro, dimmi tu.- Gli sorrise gentile.
-No, no, non preoccuparti, Sam. Anzi, grazie di tutto.-
-Grazie a te, John.- Lentamente il sorriso scomparve, lasciando posto quasi ad una smorfia. -Se non ci fossi stato tu, ora, sarei crollata moralmente, con molta probabilità.-
-Sam,- La richiamò -Stiamo facendo tutto il possibile per il piano, non dovrebbe mancare ancora molto. Ne ho parlato con Josef giusto questa mattina.-
-Sapete di più su questo scambio??- Gli occhi le si riempirono un'altra volta di speranza.
-Avverrà fuori da Buchenwald, in un campo tutt'ora neutro quasi al confine. Da quel che so, hanno rivalutato i prigionieri, c'è una sorta di taglia per alcuni di loro e molti ne fanno un affare, utilizzandoli nelle loro fabbriche o nei loro saloni per intrattenimento. Insomma, ci guadagnano dallo scambio sapendo che tanto i poveri malcapitati non verranno pagati affatto.- Cercò di spiegare, notando come l'umore della ragazza mutò dalla preoccupazione allo sgomento.
I due si spostarono in cucina e mentre John pranzava, Samantha si accese una sigaretta, quasi spezzandola tra le dita dalla rabbia.
-Hai cominciato a fumare?-
-Rare volte, lo faccio quando sono nervosa.- Tirò fuori una boccata di fumo verso l'anta della finestra aperta, serrando poi i denti. -Ogni tanto ripenso a quel bastardo. A come può far accadere anche lui certe cose.-
-Non dovresti pensarci, Sam...- John cercò invano di tranquillizarla. La ragazza portò le mani sulla testa cercando di soffocare i brutti pensieri.
Quella stessa mattina, Josef riuscì ad incontrare Lianne durante il suo turno di lavoro, regalandole un sorriso delicato dopo il risveglio.
Ella era ancora frastornata per la notte precedente, non era a riuscita a dormire molto ed i pianti soffocati dell'amica le facevano stringere il cuore. Voleva fare qualcosa ma non sapeva assolutamente cosa.
Josef la tranquillizzò stringendola al suo petto e promettendole che presto si sarebbero svegliati da quell'incubo.
Lui e lei, poter vivere felici ed assieme, un sogno.
-E se non accadrà mai?- Domandò d'un tratto la ragazza, guardandolo con incertezza. Le tremavano le labbra, fredde ancora per poco dopo aver incontrato quelle di Josef; la baciò per rassicurarla e ci riuscì.
-L'ultima cosa che voglio è vederti così.- Aggiunse lui, con tono severo.
Benché non potesse vederla, dato che la sua testa era sprofondata nel suo petto, sapeva che Lianne stava sorridendo.
-Hai sofferto troppo, anche per colpa mia.- Continuò con l'amaro in bocca. -Non meriti neanche un secondo in più.-
-Josef...-
-Io vi proteggerò.
Ricordalo per sempre, amore mio.- Concluse lui lasciandole le guance rosse e gli occhi umidi, trattenendola ancora tra le sue calde braccia divenute, ormai, il suo mondo.
D'altra parte, non fu un risveglio facile per qualcun altro.
Entrambi si sentivano inadeguati, stremati, con lo sguardo perso nel vuoto, mentre lei passava uno straccio umido lungo il pavimento, lui camminava a passo lento verso le cucine.
Si sentiva stupido, egoista a tratti, mentre nella sua testa si riproponeva continuamente la stessa scena: la selezione del giorno precedente; le urla di lei. Come se fosse inadeguato ciò che stava facendo.
Prevedibilmente, infatti, tornò nel punto in cui era sicuro di incontrarla, trovandola di spalle e sulle ginocchia, intenta a pulire con apparente cura il pavimento della cucina, distinguendo i singhiozzi e le lamentele con voce strozzata.
-Emily,- La richiamò lui con cautela, per paura di poterla ferire anche solo con la sua voce. -mi spiace.- Nel frattempo, avanzava verso di lei.
Ma la giovane, presa da un'improvvisa rabbia mista alla voglia di sfogarsi duramente, si voltò verso il soldato lanciandogli contro lo straccio bagnato facendo diventare così umidi anche i suoi pantaloni.
Non reagì, si piegò sulle ginocchia e tese una mano in avanti, invitando la ragazza a seguirlo ed alzarsi e, dopo molto tempo, ella obbedì, seppur scontrosa nei suoi confronti.
Aveva gli occhi gonfi, il viso pallido spruzzato di un rosso sulle guance, per la rabbia.
-Vi odio.- Rispose con astio, ferendo Klaus. Nonostante gli rinfacciasse tutto, Klaus rimase intransigente, aspettando che lei terminasse lo sfogo per poterla calmare.
Più la guardava più la vedeva bella, con assoluta sincerità.
Il viso sconfitto che ora non conosceva più serenità, armonia; necessitava di sicurezza e assoluto conforto.
Klaus l'ammirava in silenzio, quando, d'improvviso, dopo essersi sfogata, ella cadde dallo sfinimento, ritrovando le braccia del soldato afferrarla in tempo.
Lo odiava come chiunque altro avesse tale divisa ma non riusciva più a dirglielo.
Nella stanza un freddo perpetuo entrava dalla finestra, mentre i due erano chiusi in un ambiguo abbraccio, confortevole per entrambi nonostante ella volesse correre via, lontano da tutto, ma non ne aveva la forza.
Strinse i pugni contro il petto di Klaus e lui la lasciò sfogarsi un'ulteriore volta con le lacrime, nonostante cercasse di camuffarle.
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Rose e spine [IN REVISIONE]
Storie d'amore[AVVISO: la storia è entrata nuovamente in revisione, i capitoli che saranno riscritti ufficialmente per la seconda volta conterranno un ◾] Storia ambientata all'apice del nazismo, focalizzata su un campo di concentramento e di come, nonostante mill...
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