23 Marzo 21:49
Voi non siete pronti per questo. Tredicesimo giorno. Bene, dato che mi avete detto che volete sapere la miglior storia della mia vita sono qui ad accontentarvi. Era un sabato come un altro, il pomeriggio sarei uscito con la mia comitiva di amici a Civitavecchia, dove c'era la festa della patrona della città Santa Fermina, e dove avremmo quindi trovato gente e bancarelle. Io raggiunsi gli altri direttamente a Civitavecchia con il motorino, mentre loro avevano preso il treno. Ci incontrammo alla stazione, ci salutammo, e iniziammo a camminare in giro come siamo soliti fare: passammo per il centro, il Mc Donald, e la passeggiata sul mare, dove erano state appunto allestite le bancarelle. Ce ne erano di ogni tipo, tra quelle di libri, di Cd, di aspirapolveri fino a quando non passammo alla classica bancarella di animali, dove ci fermammo a dare un'occhiata. Fu lì che il mio sguardo cadde su una gabbia, tra altre tre tipo, dove erano contenute circa 7/8 paperotti. Prima di andare dovete sapere però che io ho un debole per le papere, non per un mio feticismo, ma perché me ne innamorai quando all'età di 10 anni, se non ricordo male, ne comprai una piccola alla fiera del patrono del mio paese: le papere piccole tendono a riconoscere chi vedono di più come madre e all'inizio hanno bisogno di continue attenzioni, e questo spiega il fatto che ti seguono ovunque, che mangiano solo in tua presenza, che strillano se non ti vedono. Insomma credo sia uno degli animali da compagnia più belli che esistano. Già avevo avuto esperienza con loro dato che, prima di quella di questo episodio, ebbi la mia prima papera (che scappò), un'oca (che divenne enorme e che alla fine morì non mi ricordo come), un paperotto (che uccise il mio cane), e un'altra papera (che morì avvelenata per il trattamento che il comune fa contro le zanzare). Insomma durante la mia vita non era raro che mi ritrovassi con una papera in giardino, ma mi ero ripromesso di metterci una pietra sopra, dato che richiedono troppo tempo, e per questo mi limitai a scattare una foto alla gabbia e a mandarla ai miei genitori. Riprendemmo dunque il giro quando poi questi ultimi, scrivendomi su whatsapp, mi dissero di prenderla al contrario di ogni mia aspettativa. Restava un problema: io ero a Civitavecchia con il motorino che dista 7 chilometri da Santa Marinella, come portavo la papera a casa? "Mettila nello zaino" mi scrisse mia madre, ma mi sembrò una cattiveria tenere chiuso quell'animaletto dentro uno zaino per un quarto d'ora, con una strada dissestata da chissà quante buche. Così architettai un piano per cui avrei affidato la papera ai miei amici, che sarebbero andati col treno, io sarei tornato col motorino e ci saremmo visti alla stazione dove poi l'avrei ripresa io. Pensato il piano, comprammo quella che diventò la mascotte del gruppo e che battezzammo Duffy, al prezzo di soli 5€ che per me restano ancora oggi il miglior affare che io abbia mai concluso. Il piano fu messo in atto e ci rivedemmo alla stazione, dove mi fu restituito il mio animaletto dopo aver scattato un selfie di gruppo con lui. Restava un unico problema: arrivare a casa mia. Arrivati a Santa ognuno tornò a casa sua e rimasi in stazione solo io, un motorino e una papera. Ebbene, se voi vi foste trovati sulla strada principale quel giorno verso le 19 circa, avreste visto un ragazzo di 15 anni, su un motorino nero, guidare con la mano destra il mezzo e con la mano sinistra tenere una scatolina premuta contro il proprio ginocchio in modo che non si potesse aprire ne sopra ne sotto. Se mi avesse fermato la polizia avrei detto che quella era la mia cena, e che mi piace avere il cibo sempre fresco. Dopo quelli che credo siano stati i 5 minuti di guida più estremi che io abbia mai fatto, arrivai a casa, con la mia papera tra le mani, dove avrebbe vissuto molti felici mesi prima di morire, soffocandosi da sola, con il suo stesso cibo. Questa ragazzi, è la storia che ricorderò prima di morire, che narrerò ai miei nipoti e che ora ho narrato a voi, la storia per cui quando esalerò il mio ultimo respiro potrò pensare: prima di morire, ho portato una papera, su un motorino.
Noi ci sentiamo domani, bella boys
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Diario di uno in quarantena
Historia CortaQuesto non è un libro serio, è un semplice modo per raccontare ciò che sto vivendo per documentare e combattere la noia. Tratto da una storia vera. Instagram: gianangelis_de_carlo
