Cap. XLVI

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POV's Martina

Mi svegliai la mattina con una carica che non sentivo da un po' e questo è solo grazie ad una persona, lei, sempre e solo lei, Gaia.
Avevo pensato di tornarmene a casa, di lasciare tutto e anticipare l'eliminazione, preferivo eliminarmi da sola, piuttosto che essere eliminata da loro, ma poi Gaia mi ha fatto ragionare. Mi ha detto che avevo una settimana di tempo per dimostrare chi fossi, che non dovevo darmi per persa, che non dovevo mollare e ho deciso di ascoltarla, di non mollare. Anche perché non avevo nessuna intenzione di lasciarla qui da sola.

Decisi di portare la colazione a letto a Gaia. Se lo meritava dopo tutto quello che avevo fatto.
Scesi e presi due cornetti e due cappuccini e misi tutto su un vassoio.
Arrivai in stanza e gaia dormiva ancora, così poggiai il vassoio sulla scrivania e mi avvicinai piano piano al letto.
Le cominciai a lasciare dei baci sul collo, fino ad arrivare all'orecchio e poi sulla guancia. Lei sorrise e dopo un po' aprì gli occhi.
<<Buongiorno>> le dissi sorridendo.
<<Buongiorno.. come mai tutta questa dolcezza?>>
<<Non so mi andava.. e ti ho portato anche la colazione>>
<<Guarda che mi ci potrei abituare>> mi disse scherzando.
<<Puoi abituarti.. perché lo farò molto spesso>> le dissi seria.
Facemmo colazione e poi ci cambiammo per andare in studio.

Mentre ero a lezione entrò la professoressa Pettinelli.
<<Permesso?>>
<<Buonasera>> risposi io.
<<Ciao Martina, come stai?>>
<<Bene, grazie>>
<<Bene? Bene bene?>>
<<Oddio.. bene è un parolone>>
<<Sai che cosa? Quando sei entrata ho detto "Uh questa è una che tirerà fuori la grinta" e invece adesso ti vedo così..rinunciataria>>
<<Si, brava. Mi sono un po'.. rassegnata, adagiata sul niente>>
<<E a che cosa ti sei rassegnata?>>
<<Ma non lo so.. Mi è mancata un po' di motivazione.. mi sento come se fossi lì a fare numero>>
<<Ah.. bello questo fare numero.. allora significa che potresti andare a casa?>>
<<Non mi sento di fare la differenza..>>
<<È dipende da te o dipende dagli altri?>>
<<No dipende da me, non penso che gli altri credano molto in me.. però dipende principalmente da me>>
<<E tu hai fatto tutto perché gli altri credessero in te?>>
<<No.. ma non l'ho fatto neanche per far credere me, in me..>>
<<E tu lo sai che se non ci credi te...>>
<<Si.. ho smesso di crederci un po'..>>
<<Ce stai per gettare così la spugna?>>
Non risposi..

<<Ma non mi pare che ci siano gli estremi per gettare la spugna, però Martina eh.. vieni qua un attimo>>
<<Non lo so.. anche il commento di Rudy, non mi ha fatto tanto piacere..>>
<<Vabbè Martina un po' di casino lo hai fatto>>
<<No su quella roba di essere una persona triste.. è vero.. però.. boh>>
<<Io non trovo che tu sia una persona triste.. sei una persona che in questo momento sta vivendo un periodo di remissività, su questo non c'è dubbio..>>
<<Non lo so, anche il fatto che non sono mai riuscita a prendere un punto, mai..>>
<<Io ti sto vedendo adesso.. sei lì che dici "Vabbè, andiamo avanti, tanto prima o poi mi elimineranno, tanto io poi non arrivo al serale, tanto io poi non vinco, vincono sempre gli altri". Martina.. eh no.
Entrare qui dentro è molto complicato, una volta che ci sei devi combattere però eh..>>
<<Eh quello più che altro, perché so quanto tempo.. quanta gente c'era.. tutto.. per arrivare qui>>
<<Ce tu devi assolutamente mettere quello che hai sul piatto, perché tu non sei meno degli altri. Quando tu prendi e sali sul palco e, nella tua esibizione hai questa faccetta remissiva, "oddio ho paura di sbagliare, prenderò il punto?", invece di liberare quello che sei tu mentre canti, starai sempre rispetto agli altri, dei passi indietro.
Ce se tu canti perché devi cantare, perché devi portare il punto alla squadra e perché hai provato tanto, invece di cantare perché hai voglia di cantare, perché è una canzone vincente, perché lo sai fare e perché sei Martina..
Però voglio dire, come andranno le cose, nessuno ha la palla di vetro e nessuno lo può sapere, però almeno non tornerai a casa tua e piangerai su te stessa dicendo "Potevo dare di più".. pensa cos'è tornare a casa perché, vuoi non arrivi a serale, ma sarai contenta di aver fatto tutto il possibile..
Ovviamente se dovessi entrare al serale... co sta faccia.. non arriviamo proprio da nessuna parte.. e tirale fuori un po' sti attributi..
Se ti spegni come un cerino.. senza gioia senza niente>>
<<Ma io ce l'ho la gioia, solo che non riesco a tirarla fuori... ce non sono triste>>
<<Ma io non vedo che tu sei triste, vedo che sei demotivata Martina>>
<<Ah si, quello sì>>
<<Però attenta.. è molto più facile rinunciare, mettersi da una parte e dire "Non ce l'ho fatta, perché avevo Saturno contro".. no, non hai Saturno contro.
Sei tu quella che sei la peggiore nemica di te stessa e che stai mollando su una sedia. Datti na mossa>>
<<Grazie>>
<<Martinaaaa>>
<<Ahahh ciao grazie>>
E uscì dalla stanza.

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