37.
You can stop all the leaves from falling away,
I believe you can stop my skies from turning into grey.
Wish the sound of your voice would stay, because it feels like I am only steps away
(Myka, Relocate-Only Steps Away)
Eliza e Lindsey entrarono di corsa in ospedale. L'australiana cercò disperatamente qualcuno a cui chiedere informazioni. Si avvicinò a quello che sembrava un banco degli infermieri.
«Cerco Alycia Debnam-Carey, so che è qui, vi prego.». Era in lacrime e in totale ansia. L'infermiera di fronte a lei controllò al computer, ma non sembrava trovare una corrispondenza con il nome.
«Mi dispiace, ma non compare da nessuna parte.» asserì.
«Non è possibile, controlli meglio!»
«Signorina, se vuole venire a vedere di persona non si faccia problemi, ma faccia in fretta. Sa, devo tornare al lavoro.» rispose l'infermiera, irritata.
«Io la...»
«Eli, l'ho trovata!» esclamò Lindsey, trascinandola via. Eliza non capiva nemmeno dove la stesse portando. Infine, la vide. Era in piedi, appoggiata alla parete. Il trucco attorno agli occhi era sbavato, segno che aveva pianto. Si stava torturando le mani, nervosa. Eliza non capiva. Le si gettò addosso, così felice di saperla viva.
«Pensavamo ti fosse successo qualcosa.» disse. Alycia non rispose. Appoggiò la testa contro la sua spalla e scoppiò in lacrime. Eliza fu presa in contropiede. Non stava capendo. La cinse in un abbraccio e le carezzò la schiena.
«Si tratta di Rachel. Lei è...» provò a spiegare. Eliza rabbrividì a quel nome. Si scostò. Alycia si aggrappò alla sua maglia. Non riusciva a smettere di piangere. Eliza si voltò verso Lindsey, in cerca di aiuto. La statunitense prese in mano la situazione, aiutando Alycia a sedersi.
«Aly, calmati.» provò a tranquillizzarla. L'australiana alzò lo sguardo. Aveva gli occhi gonfi e rossi. Respirava in modo affannato, ancora preda del panico. Il suo sguardo incrociò quello di un giovane medico dall'altra parte della sala d'attesa. Stava camminando velocemente verso di lei e anche lui sembrava distrutto.
«Duke è... È morto.» annunciò. Era sconvolto. Alycia si alzò e lo abbracciò.
«Aspetta, sta parlando di quel Duke?» chiese Eliza, chiedendosi l'istante dopo se non fosse stata troppo indelicata. Alycia annuì. Dal dolore, non riusciva più a piangere. Di colpo, Eliza e Lindsey si sentirono di troppo. Non riuscivano a capire che cosa fosse successo. Solo in quel momento, Eliza realizzò di essere al di fuori di una sala operatoria. Improvvisamente, le porte si aprirono e apparve un chirurgo. Gli occhi di Alycia si riaccesero all'improvviso, ricolmi di terrore. L'uomo le si avvicinò.
«La situazione è grave. Le lesioni interne sono molto profonde e le abbiamo dovuto esportare la milza. La caviglia destra è slogata, mentre per quanto riguarda il polso sinistro ha preso una brutta botta, lo abbiamo dovuto fasciare e accomodare con un tutore. Aveva delle ferite da arma da taglio su fianchi e gambe e, inoltre, deve aver sbattuto la faccia da qualche parte, le abbiamo ricucito un brutto taglio sopra l'occhio destro. Non parliamo dei colpi al volto, devono averla picchiata. Onestamente, non so come sia riuscita ad arrivare viva da lei, signorina Debnam-Carey, ha perso davvero tanto sangue. Non rimane altro da fare che vedere come passerà la notte, mi dispiace.» spiegò. Alycia sentì le gambe cederle. Eliza la prese al volo, stringendola a sé.
«Ti porto a casa mia.» le sussurrò. La mora fece segno di no con la testa. Non voleva andarsene. Non voleva lasciare Rachel da sola.
«Aly, non puoi stare qui. Dai, andiamo.» insistette Eliza, prendendole la mano. Alycia cedette, esausta. Abbracciò per un'ultima volta il giovane medico e gli sussurrò qualcosa all'orecchio, probabilmente parole di conforto, poi si fece trascinare da Eliza e Lindsey fino alla macchina.
«Guido io.» propose Lindsey. Eliza annuì e si sedette sul sedile posteriore, accanto ad Alycia. Il viaggio sembrò eterno. Non dissero una parola per tutto il tempo, incapaci di esprimere a voce i sentimenti che le attanagliavano. Dolore, panico, preoccupazione, angoscia, confusione le stavano schiacciando, inesorabilmente.
«Siete arrivate.» annunciò Lindsey. Ad Eliza sembrò di udire la prima voce umana dopo secoli.
«Ci vediamo domani. Se ci sono novità, non esitate a chiamarmi.» si raccomandò. Le due australiane annuirono e scesero dall'auto. Eliza armeggiò con le chiavi ed aprì la porta. Fece accomodare Alycia sul divano e corse a prenderle degli asciugamani e dei vestiti per la notte. L'accompagnò in bagno e le chiese se le servisse una mano. Non aveva più il braccio al collo, ma era comunque preoccupata per le sue condizioni. Alycia fece cenno di no e si chiuse in bagno. Eliza si recò in cucina e le preparò del tè caldo e un toast, nella speranza che provasse a mangiare qualcosa. Quando uscì dalla doccia, la fece accomodare a tavola e le porse il cibo. Alycia addentò il toast, ma dopo pochi morsi lo rimise nel piatto.
«Non ti piace?» chiese Eliza.
«È buono, davvero. È che non ce la faccio.». La bionda l'abbracciò. L'aiutò a spostarsi sul divano. La fece distendere sul suo ventre e cominciò ad accarezzarle dolcemente la fronte.
«Non riesco a togliermi dalla testa l'immagine di Rachel ricoperta di sangue. È colpa mia, di nuovo.». Eliza avrebbe voluto farle capire che non aveva responsabilità per quello che era successo, ma decise di lasciarla sfogare.
«Devono averla aggredita vicino a casa sua. È lì che hanno trovato il... Il corpo di Duke. Lei, invece, è stata...». Non riuscì a terminare la frase. Eliza le baciò la fronte.
«Se io avessi avvertito Campbell, tutto ciò non sarebbe successo.»
«Non è colpa tua, Aly.» provò a farla calmare Eliza.
«È sempre colpa mia. Se io non l'avessi convinta a cantare quel giorno, i suoi genitori sarebbero ancora vivi. Se io non le avessi passato il crack quella sera, non avrebbe perso Christian. Se...»
«Basta torturarti, ti prego.» la interruppe Eliza.
«Le ho detto che mi faceva schifo. Queste sono le ultime parole che le ho rivolto.»
«Eravamo tutte arrabbiate, non penso che abbiano rilevanza.» la rassicurò la bionda. Rimasero in silenzio per un po'. Alycia si alzò e andò in cucina. Eliza aveva un brutto presentimento. La seguì con lo sguardo. La vide mentre apriva il frigo e prendeva una bottiglia di vino. Saltò giù dal divano e la raggiunse di corsa, levandogliela dalle mani.
«Ti prego.» supplicò Alycia.
«No. Non te lo permetterò.» ribatté Eliza, dura.
«Ho bisogno di non sentire più nulla.» mormorò la mora.
«Non è vero.»
«Non puoi saperlo.» obiettò Alycia. Eliza si morse il labbro. Le prese le mani fra le sue, carezzandole. Alycia teneva lo sguardo chino, totalmente spento. Quella vista le fece male al cuore.
«Permettimi di dimostrartelo. Permettimi di aiutarti.» le sussurrò. Si avvicinò lentamente al viso di Alycia, incerta. Fu un attimo. Impercettibile ed eterno al tempo stesso. Alycia non realizzò immediatamente che cosa stava succedendo.
«Scusa, io...» si allontanò Eliza. Non era sicura di aver fatto la mossa giusta. Alycia la guardò negli occhi. Deglutì, rimanendo con la bocca semichiusa. Quelle iridi blu erano tutto ciò di cui aveva bisogno in quel momento. Si rituffò sulle labbra di Eliza, come se fossero state acqua nel deserto. La spinse contro la parete, continuando a baciarla. Arrivarono in camera, nemmeno loro seppero come. Alycia adagiò Eliza sul letto e fece per tirarle via la maglia, quando quest'ultima la bloccò.
«Sei sicura?» chiese. La più giovane si morse il labbro. Annuì.
«Avevi ragione. Io ho bisogno di sentire qualcosa. Ti prego, aiutami. Fammi sentire.». Eliza la baciò. Non aveva intenzione di lasciarla andare, di farla avvizzire. Realizzò che tutto ciò che avevano vissuto, The 100, il suo allontanamento, quell'anno vissuto in solitudine, Christian, le riprese della nuova stagione, Rachel, tutto era successo affinché loro arrivassero a quel punto. Non avrebbe permesso che Alycia smettesse di vivere. E, quando la sentì dentro di lei, capì che da lì sarebbero solo potute ripartire.
Angolo del disagio
Come già detta , questo è uno dei miei capitoli preferiti. Non solo perché, finalmente, Alycia ed Eliza riescono a lasciarsi andare (hallelujah!), ma soprattutto per come lo fanno. Alycia capisce che il dolore non può andare via, non sentire più niente non è una soluzione e trova in Eliza un appiglio, un'alternativa.
Spero vi piaccia, grazie per leggere e votare. Mi piacerebbe ricevere qualche commento.
Alla prossima!
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Crying Over You
Fanfic«Ehi, no!» esclamò Eliza, ma non poté fare nulla. La vide gettarsi giù. «Eli, la polizia è qui. Ma che succede? Dov'è?» chiese Alycia, entrando improvvisamente. Quando intuì cosa era successo, si portò le mani davanti alla bocca, inorridita. Eliza s...
