52.
And it was so brief
I want more time for luck
And then I go again
(The Japanese House-Teeth)
Eliza parcheggiò e si avviò a piedi verso un alto edificio pieno di vetrate. Annunciò la sua presenza in portineria e si sedette, attendendo il proprio turno. Si mise a leggere distrattamente una delle riviste poste su un tavolino accanto a lei, nella speranza di spegnere i propri pensieri. Desistette dopo appena due minuti. Rimise a posto la rivista e si acciambellò sulla sedia. Non si era mai sentita più agitata di così. Inspirò ed espirò più volte per calmarsi. All'improvviso, una delle porte del corridoio si aprì, facendola sobbalzare. La Keplan le sorrideva sull'uscio.
«Signorina Taylor, entri pure.» la invitò la donna. Eliza si fece forza e si accomodò nell'ufficio. Osservò l'assistente sociale estrarre dallo scaffale un grosso fascicolo e aprirlo davanti a lei.
«Si rilassi.» le disse, notando la sua abitazione. Per tutta risposta, Eliza si morse il labbro.
«Dunque, oggi le ho chiesto di vederci da sole perché volevo parlarle anche della signorina Debnam-Carey. È innegabile che la terapia stia funzionando, negli ultimi colloqui è molto più serena. Lo stesso vale per Rachel, anche se il fatto che stia per iniziare il processo rende tutto più complicato.» esordì la donna. Eliza cominciò a muovere convulsamente la gamba destra su e giù. Stava trattenendo il respiro, non era pronta a sentire un commento su di lei.
«Quanto a lei, signorina Taylor, la prego davvero di accettare le mie scuse per quanto accaduto tempo fa. Non avrei mai dovuto toglierle Christian in quel modo. Sono profondamente convinta che non esista una persona a cui lo affiderei che non sia lei.». Eliza per poco non cadde dalla sedia. Aprì la bocca, ma non riuscì ad emettere alcun suono.
«Tuttavia, vorrei sapere cosa ha intenzione di fare con la sua fidanzata e come pensa che stia.». L'attrice sgranò gli occhi. Fidanzata? Suonava bene. Si grattò la fronte, imbarazzata. Doveva essere diventata rossa come un peperone.
«Ehm... Sì, beh...» farfugliò. «Siamo una coppia stabile e di questo ne sono assolutamente certa. Da qui a chiedermi se vorremmo sposarci, beh, credo sia un po' prematuro.» rispose, maledicendosi subito dopo per essere stata così onesta.
«E come pensa che stia?» insistette la donna.
«Molto meglio. Ha ancora degli incubi di tanto in tanto, ma credo che abbia ricominciato a vivere. Da quando poi ha associato l'utilità della terapia all'idea di poter tornare ad avere a che fare con Christian, l'ho vista trovare uno scopo ulteriore nelle sue giornate. Lo stesso vale per Rachel. Stanno entrambe cercando di superare il loro passato e, nonostante sia fermamente convinta che non potranno seppellirlo del tutto, le vedo serene. Credo che si influenzino positivamente a vicenda e, si fidi, fino a qualche mese fa non l'avrei mai creduto possibile.». L'assistente sociale annuì, pensierosa. Prese a sfogliare delle carte, senza dire nulla. Eliza alzò lo sguardo al soffitto, con l'intenzione di placare la sua ansia.
«Sa, normalmente in casi come il vostro, escludiamo a prescindere la possibilità di reinserire il bambino. Eppure, con voi è diverso. Ripeto, credo che Christian debba stare con lei. Non fa che chiedere di lei, signorina Taylor, glielo confesso.». Eliza cercò di mascherare la sua felicità. Sapere che Christian voleva lei la faceva sentire così importante e fragile allo stesso tempo.
«Purtroppo, ciò che mi preoccupa è lo stato di Rachel. La terapia sta funzionando e il fatto che abbia trovato lavoro la sta, indubbiamente, aiutando, ma ho bisogno della verità, signorina Taylor. Vive con lei e devo capire se può costituire un pericolo per Christian.». Eliza ebbe la sensazione che qualcuno l'avesse gettata senza preavviso sotto una doccia gelata. Deglutì.
«I colloqui sono andati bene.» replicò. La Keplan sospirò.
«Non è quello che le ho chiesto. Senta, sto facendo l'impossibile per ridarle il bambino, ma capisce che la sorella ha perso qualsiasi diritto su di lui per dei motivi seri. So che non si droga più, ma ha vissuto per tre anni una vita sregolata e tutto ciò non si elimina in tre mesi. Il processo è alle porte, Franklin è spacciato ed è naturale che ciò la agiti, ma la terapeuta che la segue mi ha confessato di averla vista molto agitata durante la seduta di ieri, come se avesse incontrato qualcuno o qualcosa che l'ha turbata. So per certo che è impaziente di tornare a una vita normale, ma non vorrei che ciò la danneggiasse in qualche modo. Stia attenta, la tenga d'occhio.». Tra le due calò il silenzio. Eliza poté leggere una reale preoccupazione negli occhi della donna, cosa che la turbò alquanto.
«Posso vederlo?» domandò. L'assistente sociale annuì. Le fece cenno di seguirla e, uscite dall'ufficio, giunsero in una piccola saletta. Christian era lì, seduto con le gambe a penzoloni. Eliza aveva gli occhi lucidi. Gli andò incontro, stringendolo a sé. Sentì Christian afferrarle la giacca a vento con le sue manine e tirarla verso di sé.
«Quando torno a casa?» chiese, imbronciato. Eliza si trattenne. Non voleva piangere di fronte a lui.
«Presto, piccolo mio. Presto.» gli rispose. Rimase lì per un tempo che le parve troppo breve. La Keplan l'accompagnò all'uscita.
«Spero davvero che tutto si risolva presto. E parli con Rachel.» si raccomandò, per poi sparire all'interno di un altro ufficio. Eliza si massaggiò il collo. Fece per uscire da quell'edificio, quando si ritrovò per terra. Alzò lo sguardo. Un ragazzo biondo e dagli occhi scuri le tese la mano e l'aiutò a rialzarsi. Aveva un orecchino al lobo e doveva avere suppergiù l'età di Alycia, forse appena appena qualche anno di meno.
«Mi scusi, non l'avevo vista.» si giustificò. Sembrava mortificato.
«Si figuri. Colpa mia.» lo rassicurò l'attrice. Il ragazzo la squadrò per qualche istante. Parve illuminarsi.
«Ma lei è Eliza Taylor! Io adoro The 100!» esclamò. L'australiana chinò il capo, imbarazzata.
«Lo so che l'ho fatta cadere, ma posso chiederle una foto?». Eliza gli sorrise e acconsentì. Scattata la foto, lo salutò e tornò a casa. Era una bella giornata di settembre e l'aria cominciava a rinfrescarsi un po'. Arrivata a casa, si diresse in camera. Alycia stava armeggiando con il computer, stesa sul letto. La salutò, baciandola.
«È andata bene?» chiese la mora.
«Sì, inizio a pensare che Christian tornerà davvero a casa.» rispose Eliza. Si morse il labbro. Il discorso della Keplan non l'aveva lasciata indifferente.
«Dov'è Rachel?» chiese.
«Oh, è uscita di corsa. Mi ha detto che aveva una commissione da fare. Tornerà tardi.». Eliza si umettò le labbra e si passò una mano lungo la tempia. C'era qualcosa che non le tornava, decisamente.
«Eli, stai bene? Sembri turbata.» si preoccupò Alycia.
«No, io...». Non fece in tempo a rispondere. Il suo cellulare squillò e quando lesse il nome della Keplan sul display sentì subito l'angoscia montare dentro di sé.
«P-pronto?»
«Signorina Taylor, non so come dirglielo.». Silenzio. Un lungo e interminabile silenzio.
«Che cosa è successo?» trovò il coraggio di chiedere l'attrice. Sudava freddo.
«Si tratta di Christian. È... È sparito.».
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Crying Over You
Fiksi Penggemar«Ehi, no!» esclamò Eliza, ma non poté fare nulla. La vide gettarsi giù. «Eli, la polizia è qui. Ma che succede? Dov'è?» chiese Alycia, entrando improvvisamente. Quando intuì cosa era successo, si portò le mani davanti alla bocca, inorridita. Eliza s...
