Lo stregone dal cuore peloso

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1 maggio
Esmeralda sapeva che quella stessa notte sarebbe iniziata la battaglia di Hogwarts nel mondo di Fred, ma ancora non riusciva a decidere se impedirgli di partecipare alla battaglia o no.
Se gli avesse raccontato la verità e lui si fosse salvato, le cose sarebbero cambiate nel suo mondo e al suo posto sarebbe potuto morire qualcun'altro, qualcuno che sarebbe potuto essere fondamentale per la salvezza di tutti.
Ma se non glielo avesse detto, e lui fosse morto, sarebbe arrivato nel suo mondo, proprio come la moglie, del fratello di Morgana.
Ma avrebbe potuto odiarla per non avergli detto niente prima e non avergli dato la possibilità di salutare per bene la sua famiglia.
"Esme" disse con voce roca Alessandro.
"Hey"
"Che fai sveglia?" Chiese girandosi verso di lei.
"Troppi pensieri" sussurrò guardandolo negli occhi socchiusi.
Seppur il giorno dopo essere arrivati alla tana si erano fatti recapitare un letto matrimoniale che avevano fatto montare nella stanza che nell'altro mondo sarebbe stata la stanza dei gemelli, i due avevano continuato a dormire sul materasso di plastica che Esmeralda aveva portato insieme a qualche lenzuolo.
Erano scesi un paio di volte in paese, dove Esmeralda aveva riscosso altri soldi dalla carta dei genitori, con cui aveva comprato mobili il più possibile somiglianti a quelli della tana.
Sapeva che il costo della casa non sarebbe stato un gran problema, a differenza di Alessandro che pensava di essere abusivo.
La casa era lontana da tutto e per di più era proprietà di persone che abitavano nell'altro mondo, quindi nessuno sarebbe andato a reclamarla o a buttarli fuori di lì.
Acqua ed elettricità non servivano ai maghi, in quanto avevano a loro disposizione le bacchette, ma per i due amici non era così facile.
Avevano scelto di far montare dei pannelli solari, il giorno dopo degli operai sarebbero andati a montarli.
Mentre l'acqua ormai la prendevano da un pozzo, l'avevano fatta testare ed era neutra.
"Hai scelto cosa fare?" Gli chiese stropicciandosi gli occhi.
Lei chiuse l'ultimo libro della saga che aveva sul grembo, e si voltò verso il ragazzo scuotendo la testa.
"Perchè leggi il libro?"
Alzò le spalle e si passò una mano sul volto stanco.
"Non lo so. Cerco di tenere il tempo, sapere cosa sta succedendo in questo...momento"
"Lo sai che-"
"Si lo so. Non mi dirà niente questo libro, però non so, mi fa sentire più sicura"
Disse accasciandosi sul petto del ragazzo.
"Dovresti dirglielo"
Esmeralda non diede peso alle sue parole e continuo ad ascoltare il battito del cuore di lui.
"Forse lo conoscerai" disse dopo un tempo infinito.
Le stava accarezzando delicatamente i capelli, aveva paura a farlo, era così fragile, sembrava che un filo di vento avrebbe potuto distruggerla.
"Come stai?"
"Bene, perché?"
"No non puoi dirmi 'bene' come se negli ultimi anni ci fossimo visti tutti i giorni e tu non sia stata in un altro mondo scordando tutto ció che sapevi, innamorandoti, sposandoti, aspettando un figlio e ritrovandoti ora con la verità spiattellata in faccia e con una decisione da prendere"
Si sentí un piccolo sbuffo da parte della ragazza che inizió a parlare dopo aver stretto l'altra mano dell'amico.
"Morta. Mi sento come se fossi morta. É come se non appartenessi piú a questo mondo ormai, come se dovessi tornare la per tornare a vivere. Voglio tornare la, ma non si puó, stasera probabilmente morirà e se dovesse cambiare qualcosa e io tornassi lí e lui vivesse, non voglio comunque stare il resto della mia vita senza di te, sei mio fratello"
Non ricevette nessuna risposta cosí alzò la testa per verificare che Alessandro non si fosse addormentato.
Guardava dritto davanti a sé con le lacrime agli occhi che cercava di trattenere e la faccia arrossita.
"Non mi guardare o ti spacco" sibilò continuando a guardare avanti a sé.
Lei ridacchiò abbassando di nuovo lo sguardo.
"Merda. Mi hai fatto piangere ecco" sbuffò infine.
Esmeralda scoppiò in una fragorosa risata e si staccò dal corpo dell'amico.
"Mi manca il mio furetto. Mi manca Fred, George, Ginny.
Le polpette di Molly" iniziò ad elencare viaggiando con la mente.
Un'immagine di Sirius con un bicchierino di whisky incendiario le scattò nella testa ma cercò subito di farla andare via.
"Immagino" esclamò Alessandro girandosi verso di lei e chiudendo gli occhi, l'ombra di un sorriso aleggiava sul suo volto.
"Vuoi bere?" Chiese lei scuotendolo quando sentí il respiro del ragazzo iniziare a regolarizzarsi.
"Mh eh?"
"Vuoi bere?" Chiese ancora.
Lui aprí un occhio e sorrise divertito.
"Saranno le 5 del mattino, di solito a quest'ora finiamo di bere. Non iniziamo" si passò una mano sul volto per poi mettersi a sedere sul materasso, tanto sapeva anche lui che avrebbero bevuto lo stesso alla fine.
"Non ha importanza, é sempre un buon momento per bere" proclamò lei alzandosi e andando verso la dispensa comprata pochi giorni prima, in cui avevano messo qualche bottiglia di alcool e succhi di frutta.
Aveva bisogno di distrarsi, e se avesse bevuto in quel momento, avrebbe sicuramente dormito tutta la giornata seguente, fino a che non fosse arrivato il momento piú difficile da affrontare.
"Cocktail o da poveracci?" Chiese guardando le bottiglie davanti a sé.
"Da poveracci" rispose il ragazzo con uno sbadiglio.
"Allora scelgo voi due" sussurrò prendendo una bottiglia di vodka e una bottiglia di succo all'arancia rossa.
Prese due bicchieri e tornò a sedere sul materasso, dove l'amico si stava appena sedendo con un borsellino in mano.
Non fece caso a ciò che faceva, fino a che un odore familiare non le raggiunse le narici.
Alzò lo sguardo su di lui sorpresa.
"Scherzi?" Chiese ridacchiando.
Lui leccò la cartina e la guardò negli occhi.
"Sapevo che uno di questi giorni ti sarebbe servita, cosí l'ho presa l'altro giorno che sono sceso in paese da un tipo da cui mi hanno mandato altri ragazzi"
Esmeralda rise e lo ringraziò.
"E ora?" Chiese confusa.
"Scegli tu cosa vuoi fare"
"Tutti e d-"
"No!" La bloccò Alessandro subito.
"L'ultima volta che hai fatto entrambe le cose eri tipo qualcosa di anormale" si imputò lui sostenendo lo sguardo della ragazza.
"Allora prima beviamo. E giuro che non mi ubriaco" si mise una mano sul cuore e versò entrambi i liquidi nei bicchieri.
8 bicchieri e una gara di shottini dopo, entrambi si raccontavano fatti stupidi accaduti anni prima e di come uno avrebbe fatto da servo all'altro se uno dei due fosse diventato famoso.
"Con addosso uno...di quei completi che hanno nei film le cameriere di hotel"
"Ma come" chiese Alessandro con voce stridula e il bicchiere mezzo pieno in mano.
"Siii. Quelli che mettono le donne per fare le cameriere sexy ad Halloween"
"Ma io sono già una cameriera sexy" sbiascicò lui tornando a bere.
"Si lo sei é vero" ridacchiò Esmeralda battendo le mani.
"E mi porterai da mangiare su un vassoio" concluse lei versandosi altra vodka.
"Il vestito lo metto ma il cibo te lo prenderai da sola" disse lui indicandola.
"E allora non ti pagherò" urlò lei alzandosi.
"E non mi pagare" anche lui si alzò barcollando.
Rimasero a fissarsi qualche minuto fino a che entrambi non si buttarono di nuovo a peso morto sul materassino.
"Fa piano scemo"
"Fa piano scema"
Dissero all'unisono ridendo.
"Avevi detto che non ti ubriacavi"
"Sh non importa" disse lei mettendosi comoda.
"Lo facciamo ora?"
"Aspetta. Prima fammi vomitare un pochino, facciamo dopo"
"Esme...ma tu sei incinta" disse di botto Alessandro tornando a sedere e guardando la ragazza.
Lei lo guardo e abbassò lo sguardo sul ventre.
"Oh merda...vabbé ma di poco, che sarà mai" Cercò di sdrammatizzare lei.
Continuarono a ridere fino a che non dimenticarono per cosa stessero ridendo.
"Dobbiamo passare qualcosa per lucidare il legno. Allatananonécosiperòcosínonmipiace" disse dopo poco, mentre era china sul water.
"Parla piano non ho capito nulla" biascicò Alessandro tenendole i capelli.
"Sulle pareti, dobbiamo lucidarle, alla tana non sono lucide però io le voglio lucide" spiegò meglio alzando un dito, come se stesse facendo un discorso di stato.
Alessandro si guardò intorno e annuí.
"Andiamo?" Chiese lei alzandosi per poi cadere di nuovo a terra.
"Dove?"
"Giú"
"A fare?"
"Già lo sai" disse abbracciando il water e vomitando di nuovo.
"In queste condizioni poi" replicò lui sorridendole.
"Basta andiamo sto bene" si alzò barcollando e uscí dal bagno, seguita dall'amico che nelle stesse condizioni dell'amica, cercava comunque di tenerla d'occhio.
Si stesero di nuovo sul materasso e Alessandro l'accese.
"Se avessi saputo prima che era così buona qui, sarei venuto nel Devon prima" commentò al terzo tiro per poi passargliela.
Lei la guardò per un attimo prima di inspirare.
"Giuro che poi non lo faccio piú" disse guardando il suo stesso ventre.
"Tu sarai suo zio" si rivolse ad Alessandro.
"Io sarò il padre"
Quelle parole continuarono a risuonare nella mente della ragazza mentre continuava a tirare.
L'effetto iniziava a salire, sapeva che da un momento all'altro sarebbe finita a guardare punti nel vuoto a caso.
"Se tutto va come deve andare, non ce ne sarà bisogno" sospirò infine.
"Finiscila te. Io già ci sono" esclamò aprendo le braccia e guardando il soffitto.
"Che ore sono?" Chiese lui quando finí.
"Le 8:04. Devo assolutamente bere"
Andò a prendere due bottiglie d'acqua e le portò vicino al materasso porgendone una all'amico.
"Salute" dissero insieme per poi berne un po'.
Si sdraiarono ed Esmeralda rimase a pensare mentre guardava un punto fisso, da quanto stava così? 5 minuti? 1 ora? 2?
"Che fai?" Borbottò Alessandro guardandola.
"Dormo" rispose lei senza accorgersene.
"Mh no"
"Ah giusto. Ora dormo" si voltò e chiuse gli occhi, sentendo Alessandro ridacchiare.
"Buonanotte"
"Buonanotte" rispose di rimando, per poi ripeterlo altre due volte in quanto non ricordava se lo avesse detto.
E cosí insieme si riaddormentarono, per niente ansiosi di risvegliarsi, soprattutto Esmeralda, con assolutamente nessuna voglia di ritrovarsi davanti alla scelta che avrebbe dovuto prendere poche ore piú tardi.
Erano ormai le 17 quando Esmeralda si svegliò, per colpa di una voce che le risuonava nella testa piú volte chiamandola.
Aprí un occhio e lo richiuse subito per via della luce, tastò con la mano al lato del letto, dove trovò la bottiglia d'acqua lasciata lì qualche ora prima.
Grugní in risposta a Fred che continuava a chiamarla e iniziò a bere.
"Fred" disse con voce roca, la bocca secca le provocava fastidio, cosí si attaccò di nuovo alla bottiglia.
"Buongiorno bellissima" disse lui con un tono felice, capí subito che il ragazzo stava sorridendo, e un sorriso comparve spontaneamente anche sul suo volto.
Si voltò verso il lato di Alessandro, trovandolo però vuoto. Le uniche cose che rimanevano erano il calore e il profumo del ragazzo, un bigliettino e una pasticca sul cuscino di lui.
'Mi sono svegliato alle 13:00 circa, se trovi questo biglietto é perché ti sei svegliata prima del mio arrivo, sono andato a correre, prendi l'aspirina, ci vediamo dopo' diceva il bigliettino ripiegato su se stesso. Prese l'aspirina e un altro sorso d'acqua.
"Svegliata ora?" Chiese Fred.
Lei annuí per poi ricordarsi che lui non poteva vederla, lui non era piú con lei.
Non era piú abituata a tutto ciò.
"Si. Abbiamo bevuto" disse per poi raccontare ciò che ricordava, che era poco e nulla.
"Però vorrei ricordarti che sei incinta" disse lui con tono di rimprovero, a Esmeralda sembrava quasi di vederlo mentre lo diceva.
Le mani poggiate sui fianchi mentre la guardava con sguardo duro dall'alto.
"Ultima volta, te lo giuro, non succederà piú" disse lei mettendosi sulla difensiva e sorridendo leggermente.
Sentí come una specie di sbuffo ma sapeva che Fred non era davvero arrabbiato.
"Sarei egoista se inizio a sperare che ti succeda quasi qualcosa di brutto? Cosí da poterti riavere qui con me"
Esmeralda sorrise tristemente.
"No" disse con voce spezzata.
"Non saresti egoista. E sarebbe giusto, soprattutto per questa creaturina che sta crescendo dentro di me"
Si accarezzò la pancia e una lacrima le rigò il volto.
"Vorrei averti qui. Vorrei avervi qui. Non sappiamo quanto passerà prima che succeda qualcosa e tu torni qui. In realtà non sappiamo nemmeno se riusciresti a tornare. Non sono mica un mago..."
"...beh sì lo sei"
"...beh sì lo sono"
Dissero all'unisono per poi scoppiare a ridere.
"Dai mi hai capito, non sono sicuro di riuscirci ancora. Vorrei che ti succedesse qualcosa per farti tornare ma allo stesso tempo vorrei che non ti succeda nulla, come é giusto che sia.
É così triste, probabilmente non vedrò mai mio figlio o figlia, non sentirò mai la sua voce e viceversa"
"Dai smettila mi sono appena svegliata mi fai salire la tristezza" disse per farlo smettere.
"Pensiamo a cose belle"
"Tipo me" dissero sia lei che lui all'unisono.
"Esattamente"
Un verso di dolore le fece aggrottare la fronte.
"Che é successo?"
"Ginny" rispose lui
"Dai si sta bene lasciami stare" sbuffò lui e successivamente altri versi di dolore si fecero sentire.
"Ginny chiede se può portare Draco/Ale nella sua stanza"
Esmeralda ridacchiò
"Dove si trova ora?"
"In camera mia e di George. E qui dovrà rimanere, no Ginny é praticamente mio figlio" bisticciò ancora con la sorella.
"In realtà preferirei che rimanesse con George, però dille che mi manca"
"Zitta un attimo Ginevra.
In che senso con George? Perché non hai detto il mio nome?"
Quello non era sicuramente il momento migliore per dirgli cosa sarebbe successo piú tardi.
"Semplicemente George ci tiene un sacco"
Fred riferí la risposta a Ginny per poi liberarsi in un piccolo sbuffo che venne presto sostituito da una leggera risata.
"Ginny ha appena additato un aggettivo non troppo carino a George, non perdo nemmeno tempo a dirti cosa ha detto"
Esmeralda sorrise e chiuse gli occhi cercando di immaginarsi Fred nella stanza con Ginny.
"Raccontami qualcosa" disse poi cercando di continuare a visualizzare il ragazzo.
"Tipo?"
"Quel che vuoi. La cosa piú bella che ti viene in mente"
"Una bellissima ragazza dai capelli neri"
"Dai dico sul serio. Non fare lo sdolcinato" sbadigliò lei.
"Ma che vuoi, parlavo di Angelina mica di te. Hai sonno?" Chiese Fred.
"Vaffanculo Weasley, potevi ingravidare Angelina allora. Comunque si, un pochino" aprí di scatto gli occhi.
La risata di Fred risuonava forte e chiara nella sua testa.
"Stronza. Allora vediamo, una cosa bella...apparte 'me' non saprei cosa risponderti. Fammici pensare un attimo"
Esmeralda ridacchiò e chiuse di nuovo gli occhi.
Era di nuovo lì, a casa di zia Muriel nella sua stanza. Fred davanti a lui con l'aria pensierosa, la testa appoggiata sul palmo della mano.
Alzò lo sguardo verso di lei e sorrise.
Esmeralda sorrise a sua volta, era come se fosse davvero di nuovo lì con lui, ma non appena allungò la mano verso il suo volto, vide la sua mano poggiarsi sulla guancia di Fred, ma nella realtà, non sentí nulla. La mano non venne a contatto con la pelle calda del ragazzo, non sentí la pelle leggermente ruvida, non sentí il piccolo rialzamento della cicatrice che aveva poco piú sopra della mascella. Non sentí semplicemente nulla.
"Quando Bellatrix ti ha torturato..." Iniziò lui.
"Carino, grazie"
"Fammi continuare scema".
Era bello. Era bello cercare di visualizzare il ragazzo. Bello ma estremamente doloroso.
"Ero praticamente perso nel periodo in cui eri priva di sensi. Poi però mentre io e George eravamo al negozio, Bill entrò dalla porta stanco e con il fiatone.
Ti eri risvegliata. Sentire ciò era stato come una boccata d'aria fresca. E non appena siamo arrivati al San Mungo e ti ho vista nel lettino, finalmente con gli occhi aperti, é stato come riiniziare a vivere"
Finí di raccontare.
Ad Esmeralda spuntò un involontario sorriso sul volto, e anche al Fred che si stava immaginando. Chissà se anche quello reale stava sorridendo.
"Sei ancora sveglia?" Chiese dopo qualche minuto di silenzio.
"Ancora per poco" borbottò lei.
"Raccontami ancora qualcosa. Raccontami una storia, ne sai qualcuna?"
"Una storia...ahh una delle fiabe di Beda il bardo. La mamma ce le raccontava sempre. Ti racconto...lo stregone dal cuore peloso!"
Lo disse con un entusiasmo paragonabile a quello di un bambino che aveva appena ricevuto in regalo un cagnolino.
"Vai" sussurrò lei.
"C'era una volta un giovane stregone bello, ricco e pieno di talento, che aveva notato come i suoi amici, quando si innamoravano, diventassero sciocchi, sgambettassero e si azzimassero, perdessero l'appetito e la dignità. Deciso a non cadere mai preda di tali debolezze..."
La voce di Fred la cullava, si portò le coperte fino a sotto il mento e prese tra le braccia il cuscino di Alessandro, come se fosse Fred. Ma non lo era, era solo un cuscino ormai diventato freddo. Si accontentò della voce del ragazzo e la sua mente vagò, tutta quell'ansia che la attanagliava, solo perché era indecisa se dire o meno a Fred della verità, che non si sarebbe perso la vita della creatura che le stava crescendo dentro.
Perché alla fine, loro si sarebbero probabilmente visti il giorno dopo, e avrebbero vissuto le loro vite li, alla 'tana babbana'.
Si stava ormai addormentando mentre abbandonava quei pensieri. Nei momenti in cui riprendeva conoscenza, cercava di ascoltare la storia di Fred, si era persa gran pezzo del racconto ma non importava.
"...Il primo lacchè stava esprimendo pietà per il padrone che, con tutta la sua ricchezza e tutto il suo potere, non era comunque amato da nessuno.
Ma il suo compagno ridacchiava, chiedendo come mai un uomo che possedeva tanto oro e un castello così principesco non fosse stato capace di attirare una moglie.
Le loro parole diedero un colpo tremendo all'orgoglio dello stregone..."
Chiuse gli occhi e il buio calò.
Un uomo vestito interamente in velluto verde e blu, con un lungo mantello le stava andando incontro. Era a cavallo, e trasportava quello che sembrava un sacco di patate. Ma con qualcosa di tintinnante dentro.
Esmeralda si guardò intorno, non c'era nessuno nei paraggi, se fosse successo qualcosa, nessuno l'avrebbe salvata.
L'uomo alzò una bacchetta e il sacco levitò davanti alla ragazza, per poi posarsi ai suoi piedi.
Esmeralda abbassò lo sguardo e vide il sacco pieno di monete d'oro scintillanti.
"Sposami!" Ripeteva lui.
"Sposami! Sposami!"
"Lo stregone dal cuore peloso..." Sussurrò lei cercando di allontanarsi.
Corse veloce e si ritrovò presto in mezzo a una stradina.
Vide Fred, stava accarezzando un maiale, massaggiandolo con del fango.
Esmeralda inclinò la testa e seppur quel comportamento le sembrasse strano, avanzò verso di lui.
Una volta che furono faccia a faccia, Fred iniziò a muovere le labbra e scuoterla per le spalle.
"Cosa?"
Chiese piú volte senza ottenere risposta.
"C'era lo stregone dal cuore peloso...mi ha chiesto di sposarlo ma io non voglio lui, voglio te." Disse quando smise di scuoterla per la spalla.
Lui sorrise.
Le poggiò una mano sulla guancia e questa volta sembrava reale.
Forse lo era.
Lo baciò mentre lui cercava di staccarsi, ma non ci fece caso.
Aprí gli occhi per capire dove fosse il problema, ma davanti a lui non c'era Fred, c'era il maiale pieno di fango.
"Non sono Fred" disse lui.
Sbatté piú volte le palpebre e quando riaprí gli occhi una volta per tutte, si ritrovò davanti Alessandro.
Le labbra premute su quelle del ragazzo.
"Oh ma che diavolo!" Dissero insieme.
Era un sogno. Si era addormentata mentre ascoltava la storia e aveva finito per ritrovarcisi dentro.
"Ma che fai?"
Chiese Alessandro alzando il tono della voce.
"Dormivo. Tu che fai?"
"Cercavo di svegliarti, prima che tu mi assalissi e mi baciassi. Sono le nove di sera cazzo. Hai dormito tutto il giorno?"
Esmeralda sbuffò e si alzò dal materasso.
"No! Mi sono svegliata verso le 17 credo. Ho parlato con Fred per un po' e poi mi ha raccontato una storia e mi sono riaddormentata, sono stanca"
"Era il principe che dava il bacio alla principessa addormentata, non la principessa che assaliva il principe baciandolo" mormorò lui seguendola in cucina.
"Di questo non ne parleremo mai piú" disse puntandogli l'indice contro.
"E Biancaneve non era una principessa. Lo diventa dopo aver sposato il principe"
Disse con fare ovvio.
"Come ti pare"
"Ho ordinato le pizze" disse lui indicando un sacchetto di plastica con due cartoni di pizza dentro.
"Grande"
Presero i corrispettivi cartoni e li poggiarono sul tavolo per poi sedersi e mangiare.
"Stasera cacciano cinghiali" raccontò Alessandro.
"Sono andato a correre oggi pomeriggio e poi ho fatto un giro in paese. Mi sono fermato per un caffé e ho fatto una nuotata in un laghetto qui vicino. Senti me, non farlo mai, in superfice sembrava carino, ma una volta dentro, dopo aver nuotato un po' ho guardato in basso, c'erano due livelli d'altezza, quello piú profondo é pieno di spazzatura sul fondo. Quasi vomitavo appena me ne sono accorto. Sono tornato indietro e sono uscito il piú velocemente possibile, appena arrivato qui ho preso il tubo dell'acqua e me lo sono buttato addosso. Non volevo nemmeno entrare, mi sentivo così sporco" disse tutto d'un fiato mentre addentava un pezzo di pizza. Il volto contorto per le espressioni di disgusto al pensiero.
"Fatto sta, che mentre correvo in qua per tornare, un tipo mi ha urlato contro chiedendomi se abitassi da queste parti. Mi ha detto che stasera avrebbero dato la caccia ai cinghiali, quindi se senti degli spari sta tranquilla" le spiegò.
Lei annuí guardando attentamente la sua pizza.
"Le donne incinte possono mangiare la pizza?" Chiese in un momento di trance.
"Ieri sera ti sei sfondata di alcool e erba e ora ti chiedi questo?"
Esmeralda alzò gli occhi al cielo e rivolse uno sguardo di rimprovero all'amico che la guardava come se avesse 5 teste.
"Sì o no?" Chiese ancora.
"Penso proprio di sì!" Disse lui. Ma entrambi incerti sul da farsi, controllarono su internet.
"Che ignoranti" mormorarono poi con lo sguardo perso nel vuoto.
Esmeralda controllò dandosi poi della stupida, certo che poteva mangiare la pizza.
Una volta finito di mangiare, si alzarono e uscirono nel giardino. Uno degli sfizi di Esmeralda, era avere un'amaca nel giardino, e cosí quando i due andarono a vivere da soli, si comprarono due sdraio.
Meglio di niente insomma. Lei ne voleva una tradizionale, ma non c'erano alberi, cosí dovette accontentarsi.
Ora i due, sdraiati a guardare le stelle, erano sprofondati in un lungo e rilassante silenzio.
"Dici che é come in Peter Pan?" Chiese poi Alessandro senza guardarla.
"Che vuoi dire?"
"Il suo mondo e il nostro. Tipo, loro devono attraversare una stella per andare sull'isola che non c'é"
"Le stelle sono palle di fuoco Ale, quella é solo una favola per bambini"
"E Harry Potter é solo una saga eppure eccoci qua. I maghi non esistono, le sirene nemmeno e tu non riesci a parlare con una persona telepaticamente. Ma fammi il piacere. Attraversare una stella mi sembra la cosa piú normale a questo punto" borbottò continuando a spostare lo sguardo da una stella all'altra.
Esmeralda distolse lo sguardo dal ragazzo fino a che non sentí una risatina.
"Che c'é?" Chiese sorridendo.
Lui si voltò finalmente a guardarla, il viso leggermente illuminato dalla fredda luce della luna.
"Ti devo dire una di quelle frasi tipo 'tra tutte le stelle in cielo, la piú bella é qui accanto a me?" Chiese ridacchiando, il petto scosso dalle risate.
Esmeralda le tirò un piccolo schiaffo sul petto e si avvicinò di piú a lui.
"Mi pare ovvio"
"Però non dico bugie Esme"
Lei si voltò a guardarlo con sguardo interrogativo.
"Beh la piú bella é quella lí" e annuí al cielo, come se avesse potuto capire quale.
"Come no" sbuffò lei accoccolandosi.
"Hey" sentí dopo vari minuti.
Si voltò verso Alessandro ma si era addormentato.
Patetico.
Si alzò cercando di non svegliarlo e si allontanò per parlare con Fred.
"Hey rosso"
"Come stai bellissima?"
"Bene dai. Sembri euforico, cosa é successo?" Chiese con il sorriso sulle labbra pensando a cosa dovesse aver fatto.
"É arrivato un messaggio da Neville. Harry, Ron e Hermione stanno bene, sono ad Hogwarts, io Ginny e George vogliamo andare ora. Volevo dirtelo. Sono pronto alla guerra"
Il sorriso sulle labbra di Esmeralda si trasformò lentamente in una linea dritta.
Era già ora.
Sarebbe successo a breve.
Si posò una mano sul grembo e strinse gli occhi fino a che non gli fecero male. Poi annuí.
"D'accordo" esclamò in un sussurro, prese coraggio e pensò a cosa dire.
"Fred devo dirti una cosa"
"Non ora perfavore, parleremo dopo. Sono sicuro che vinceremo"
"Si...vincerete. Attenti a Ginny, forse vostra madre non vuole che vada" disse senza pensarci.
"Ginny se la cava benissimo. Facci gli auguri. Ti amo"
Non ebbe nemmeno il tempo di rispondere che il solito brivido le attraversò il corpo. Fred stava già pensando ad altro. Gli era passato per la testa almeno una volta che sarebbe potuto morire? O era totalmente convinto di farcela?
Le lacrime iniziarono ad uscire copiosamente, cadde in ginocchio e un urlo strozzato fu seguito da un altro urlo, si sarebbe potuto sentire a kilometri di distanza grazie alla vastità del niente che la circondava.
L'unico a sentirlo fu Alessandro, ancora steso a terra a pochi metri di distanza.
"Cosa é successo? Stai bene?" Chiese preoccupato il ragazzo una volta arrivatole accanto, cercò di farla alzare ma Esmeralda non sembrò Dar cenno di volersi alzare.
Cercò di parlare tra i singhiozzi ma le mancava il respirò e la testa sembrava che le stesse per scoppiare.
Alessandro si mise a terra accanto a lei, le accarezzava il viso mentre la cullava e cercava di farla calmare.
Passarono minuti prima che Esmeralda riuscisse a comporre una piccola frase, ancora tra i singhiozzi.
"É andato. Sta andando. Dovrebbe essere già nella stanza delle necessità in questo momento" spiegò con piccoli intervalli.
Alessandro non sapendo cosa dire annuì, continuando a farla calmare.
"Non puoi piú fare nulla. Non é colpa tua. Una volta arrivato qui capirà che non potevi dirgli nulla. Capirà tutto, saprà che gli altri hanno vinto e che la sua famiglia sta bene. Stai tranquilla"
Solo dopo un paio d'ore, Esmeralda si calmò davvero. Smise di torturarsi le mani cercando di fare schioccare le dita, non tremava piú e le lacrime ormai scendevano a intervalli bagnando la maglia di Alessandro, il respiro regolare e la testa appoggiata ancora sul petto del migliore amico che ormai si era stancato da un pezzo di cullarla.
Sembrava un vegetale.
"Ti porto dentro?"
Voleva rispondere. Annuire, sussurrare un piccolo si. Ma non ci riusciva.
Lui non ci fece caso e si alzò lo stesso prendendola in collo e portandola dentro la casetta.
Non l'avesse mai fatto.
Una volta dentro il respiro iniziò a mancarle. Non era piú la casa in cui si erano stabiliti, cercando di farla somigliare il più possibile alla Tana. Era la Tana.
Lo sguardo schizzava da una parte all'altra controllando tutto.
Alessandro la fece sedere sul materasso, chiedendo se volesse stare sola o preferisse che lui continuasse a stare lì.
Esmeralda riuscì a rispondere e con un breve filo di voce mandò via il ragazzo.
"Vorrei stare un po' da sola".
Forse non era la cosa più giusta da fare in una situazione del genere, ma chi lo avrebbe potuto dire? A non tutti capitava di avere un marito in un altro mondo, che stava per morire e arrivare da te.
Alessandro allora la lasciò sola e salí le scale, andando nella camera in cui avevano già un letto.
Esmeralda si alzò cautamente e si guardò intorno.
L'orologio che comunicava dove fosse ogni componente Weasley, il tavolino davanti al caminetto e le poltroncine tutte vicine.
Lo scaffale con tutte le foto della famiglia, e i mini souvenir che Ginny prendeva le poche volte che andavano in vacanza.
Sembrava tutto così reale fino a che provando a toccare qualcosa, le dita non si aggrappavano a niente di solido.
Si voltò per continuare a perlustrare la casa, fino a che un ragazzo alto dai capelli rossi non si fece trovare sdraiato nel materasso che non c'entrava niente con il resto della casa.
"Fred" disse lei con la voce spezzata mentre si sdraiava accanto a lui.
Lui la guardò sorridente ma non rispose.
Provò ad accarezzarlo ma fu come per il resto dell'arredamento. Non era lì.
Lei continuò a sorridere facendoselo bastare.
Chiuse gli occhi un attimo sospirando, ma quando li riaprí, Fred era ancora lì, ma morto.
Liberò un urlo e si alzò di scatto dal materasso.
"No!" Urlò prima di aprire la porta e uscire di casa.
Non poteva stare ad aspettarlo senza fare nulla. Non avrebbe comunque potuto fare qualcosa per aiutarlo, ma aveva bisogno di muoversi, doveva liberare la mente.
Iniziò a correre lontano dalla casa, con le urla di Alessandro che provenivano dalla finestra.
"Esmeralda dove vai?"
Non rispose e continuò a correre.
Iniziò a canticchiare canzoni mentre si allontanava sempre di piú dalla casa, sorpassò il laghetto di cui aveva parlato Alessandro, e una risatina le sfuggí.
"Tutto bene?" Si fermò un attimo pensando che Alessandro l'avesse raggiunta.
Ma quando si accorse che era Fred riiniziò a correre.
"Sì tutto bene"
"Che stai facendo?"
"Corsetta notturna Weasley" rispose con il fiato corto.
"Perché?"
Ormai riusciva a vedere le luci della città vicina.
Aveva davvero corso così tanto in così poco tempo?
"Per tenermi in forma"
"Sei incinta, ti sembra il caso?"
"Tu che stai facendo?"
"Sono con Percy. Siamo in guerra, lo sai cosa sto facendo"
"Stai per diventare padre, ti sembra il caso?" Rispose con una punta d'acidità. Forse non era la cosa migliore da dire.
"Calma e fermati"
Ormai aveva preso la via per entrare nella città.
"No ho bisogno di muovermi"
"Sei così testarda. Vorrei tu fossi qui, ma allo stesso tempo vorrei che tu non fossi qui" stava dicendo Fred, mentre Esmeralda continuava a correre e mentre Alessandro che ormai la stava raggiungendo, aveva iniziato a urlare il suo nome.
Uscí dal piccolo vicolo e si ritrovò al centro del piccolo paese.
Si fermò un attimo per riprendere fiato, proprio sulla traiettoria di una macchina che sembrava avere furia.
Guardò i due fari a pochi centimetri saldi avvicinarsi, chiuse gli occhi chiudendosi a riccio come aveva fatto pochi giorni prima, andava bene, se ne stava per andare sentendo le due voci delle persone a cui teneva di piú in tutti e due i mondi.
"Esmeralda!"
"Ti proteggerei io".
Alessandro ancora all'inizio del vicolo si fermò di colpo.
L'uomo frenò di colpo e scese dalla macchina per controllare.
"Ommioddio, é spuntata all'improvviso, non me ne sono accorto" urlava prima di accorgersi che non aveva fatto niente.
Alzò lo sguardo verso il ragazzo.
"L'hai vista anche te vero? C'era una ragazza qui, stavo per investirla"
Alessandro sorrise felice.
"No. Non ho visto niente. Dev'esserselo immaginato, mi spiace" disse tornando indietro.
Alzò i pugni al cielo e scoppiò in una risata.
"Ovunque tu sia. Sono felice che tu non sia morta" disse contento.
~~~
Sentí il rumore di una parete crollare e una voce sconosciuta urlare "Stupeficium"
Alzò di scatto lo sguardo, era di nuovo a Hogwarts.
Era appoggiata a una colonna, vicino a una finestra ormai rotta.
Guardò attraverso e notò che sotto era tutto un caos.
I giganti lì sotto sembravano molto piú cattivi di quello visto al funerale di Silente. Decisamente.
Da dietro la colonna vide una testa rossa, mai vista prima. Il ragazzo si voltò e lei lo riconobbe. Percy, visto fino a quel momento soltanto in foto, ora era lì davanti a lei.
"Fred" urlò quando lo vide da dietro la colonna.
I ragazzi si girarono e sembravano appena aver visto un fantasma.
Fred iniziò a piangere ma cercò di ricomporsi subito tornando a combattere con il mago davanti a lui.
"Perce, prendila!"
Esmeralda si alzò in piedi e cercò di avvicinarsi al ragazzo, ma fu bloccata dal fratello chela temeva per il polso.
"Sta dietro di me"
Combatté contro la strega davanti a lui e quando riuscí a farle perdere i sensi, aiutò il fratello.
"Cosa fai qui?" Le urlò Fred.
"Mi ci hai fatto arrivare tu!"
Vide Hermione, Ron e Harry. Questo la fece agitare e quando si accorse cosa stava per succedere si rivolse di nuovo a Fred.
'Se lui muore nel suo mondo, mentre lei é nel suo mondo. Quindi ognuno nei propri mondi. Lui una volta morto in quel mondo, arriverà in questo. É così che é successo alla moglie di mio fratello. Non ha senso ma é così che funziona. Si raggiunge la propria anima gemella'.
Le parole di Morgana le tornarono in mente.
"Devi farmi tornare subito indietro. Ti spiegherò dopo. Ma devi farmi tornare indietro. Ora, prima che-"
Percy vide il Ministro e lo chiamò.
"Prima di questo, Fred, ora!"
Fred sembrò smarrito, e sembrò starci provando. Ma fu inutile.
Una risata ormai piú che riconoscibile le giunse alle orecchie.
Bellatrix Lestrange era a pochi passi di distanza.
Sperò che questo aiutasse Fred a rimandarla nel suo mondo, per salvarsi, per salvare entrambi.
"Avada Kedavra!"
Si mise una mano sul grembo pensando alla piccola creatura dentro di lei e quante gliene avesse fatte passare ancor prima che si formasse completamente. Sentí pronunciare la maledizione, prima di non sentire piú niente.
L'ultima cosa che i suoi occhi videro furono Fred correrle incontro con una mano tesa verso di lei.
Nello stesso momento, qualche piano piú in basso ci fu un grido lacerante che nessuno dei due poté piú sentire, che forse nessuno avrebbe comunque sentito in mezzo a tutto quel casino.
George.
Il rosso si trovava nella sala grande, le mani sul capo che sembrava scoppiargli mentre un fischio breve ma penetrante si fece spazio nella sua testa, Pansy Parkinson, nascosta dietro il tavolo dei professori, a pochi passi da George, lo sentí e prendendo coraggio alzò uno scudo cercando di proteggersi.
Gli scosse la spalla leggermente e il ragazzo dai capelli rossi alzò lo sguardo verso di lei.
"Che succede?"
George ancora stordito la guardò con sguardo interrogativo.
"Non so. Penso una piccola maledizione da parte di qualcuno. Un fischio assordante e poi il vuoto. Vuoto tipo...tipo che credo mi manchi qualcosa, anzi ne sono abbastanza sicuro"
Pansy inarcò un sopracciglio.
"Hai mai letto i libri di Merlino? Non credo. Vieni, richiede un attimo di privacy, anche se non é il momento giusto" lo prese per mano e lo trascinò di nuovo dietro il tavolo.
"Noi Serpeverde abbiamo una biblioteca nostra, per lo piú libri di Merlino, onestamente penso che nemmeno Silente fosse a conoscenza di alcuni di essi.
Ce ne sono alcuni in cui si parla interamente di anime gemelle" George la guardò non capendo.
"Ti metti a parlarmi di anime gemelle dopo avermi praticamente scaricato, mentre siamo nel bel mezzo di una guerra?"
Pansy alzò gli occhi al cielo.
"Sta' zitto. Si dice, che quando l'anima gemella di qualcuno muore, ti senti vuoto, non come quando muore qualcuno che ami, ma che proprio ti manca qualcosa, é inspiegabile.
Il fischio che si sente é la fine della connessione tra i due.
Questa storia delle anime gemelle é uno schifo. Alcune persone non sono nemmeno l'anima gemella l'uno dell'altra, é solo una presa in giro" disse con gli occhi lucidi.
George capí che Pansy doveva essere una delle malcapitate che avevano un'anima gemella non corrispondente.
Capí quello, ma non capí subito che anche lui era uno di loro; lo avrebbe capito dopo, una volta saputo della morte del fratello avrebbe capito le parole di Silente; avrebbe capito che non sentiva mai ciò che diceva la sua anima gemella semplicemente perché stando sempre con Fred, lo sentiva già dal vivo; e pochi anni piú tardi, avrebbe capito che lui stesso era l'anima gemella di Angelina, era sempre stato lui fin dall'inizio, e lei lo sapeva.
L'unica cosa di cui si rammaricò per il resto della vita fu che quella notte non riuscí mai a dire al fratello quanto gli volesse bene.
Esmeralda come George, non ebbe il tempo di dire a Fred che lo amava, non era nemmeno riuscita a rispondergli poche ore prima.
Non ebbe nemmeno il tempo di realizzare che era stato tutto un fiasco. Non ebbe il tempo di realizzare che Fred di lì a poco sarebbe morto e che nessuno dei due si sarebbe salvato nell'altro mondo.
Stava solo finendo lì, nel peggiore dei modi.
Non ebbe il tempo di pensare ad Alessandro e a come lo aveva lasciato lì, senza dire nemmeno una parola, facendolo penare anche negli ultimi minuti, mentre si allontanava dalla casa.
Non ebbe il tempo di pensare a niente. Fu tutto troppo veloce per pensare.
Pensare lo avrebbero fatto gli altri, quando avrebbero dovuto spostare i loro corpi dalle macerie.
Il corpo di lei steso sul pavimento insanguinato, con gli occhi spalancati, una mano ancora poggiata sul grembo e l'altra stesa in avanti verso Fred.
E il corpo di Fred davanti al suo, impolverato, colpito dalla parete crollata, la mano tesa in avanti per raggiungere la ragazza, inutilmente.
Non erano riusciti a baciarsi.
Non erano riusciti ad abbracciarsi.
Non erano riusciti a tenersi la mano.
E non l'avrebbero piú fatto.
~~~
8 anni dopo
"Non ti piacerebbe cambiare casa? É anni che abitiamo qui. Non fraintendermi, mi piace questo posto, siamo isolati da tutto e tutti. Ma un cambiamento non farebbe male, magari anche solo arredarla nuovamente, non so" diceva la ragazza dai capelli neri mentre sedeva sulla poltrona che anni prima, un'altra ragazza dai lunghi capelli neri aveva scelto personalmente prima di andarsene, proclamandola anche come sua preferita.
Alessandro uscí dalla cucina con una bottiglia d'acqua in mano.
"Perché?"
"Sembri sempre così malinconico appena apri la porta. Se usciamo fuori, appena rientriamo ti guardi intorno come se stessi cercando qualcosa, se vuoi rimanere per forza almeno cambiamo qualcosa"
Il riccio alzò le spalle e si avviò alla porta, quella frase lo aveva infastidito, e vedere la ragazza sulla poltrona dove piú volte le aveva chiesto di non sedersi, non fece altro che farlo innervosire di piú
"Io abito qui. Non noi. Se tornasse, voglio che mi trovi. Se tu vuoi andare vai, l'arredamento non si cambia e io di qui non mi muovo" disse prima di uscire di casa. La ragazza ancora dentro urlò.
"Continui a dirlo ma chi deve tornare?"
Si accese una sigaretta e avanzò verso le due sdraio ancora attaccate l'una all'altra.
"Io la aspetto" sospirò lui alzando lo sguardo verso le stelle.

Weasley, Fred WeasleyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora