"A che pensi?"
"Alla prima volta che mi hai parlato"
Esmeralda e Fred si trovavano in giardino, seduti su delle sedie indossavano il mantello sopra il pigiama.
Faceva freddo, ma Esmeralda ancora non se la sentiva di uscire fuori dalla sua stanza con tutta la famiglia Weasley in giro, così i gemelli stavano con lei fuori la sera, a guardare le stelle.
"Mh e che ricordi?"
Esmeralda ricordava la prima volta che gli parlò, ma voleva sentire il punto di vista di Fred.
"Era mattina presto, tipo quasi le 8, io mi ero alzato per andare in bagno e quando sono arrivato allo specchio ho sentito qualcuno dire 'hey' ho risposto anche io con 'hey' e dopo aver sentito lo stupore nella tua voce ho capito che finalmente stavamo parlando.
Ma perchè? Perchè avevi detto hey?"
Esmeralda sorrise.
Doveva andare a scuola, aveva finito di prepararsi e si era stesa sul letto come tutte le mattine a guardare il telefono, le era passato davanti un video sulle anime gemelle, e aveva provato a dire Hey per poter commentare con 'è una cazzata dove è la mia anima gemella?', ma quando ricevette una risposta rimase talmente sbalordita che posò il telefono al suo fianco e iniziò a pensare fosse uno scherzo di Emma.
"Avevo visto un video, volevo provare una cosa".
Fred la guardava attento, sembrava stesse studiando ogni suo minimo particolare.
"Un video?"
Lei annuì.
"Ero curiosa di scoprire se la mia anima gemella fosse Draco Malfoy"
Fred confuso non capì, aveva passato mesi a cercare di capire se fosse a conoscenza delle anime gemelle e ora gli diceva quello.
Non ci badò molto, che Esmeralda fosse strana era ovvio.
"Draco Malfoy" ripetè lei pensierosa.
"Non so come facessi a sapere della sua esistenza, alla fine non l'ho nemmeno conosciuto"
"Beh un Draco l'hai conosciuto" disse Fred ridacchiando alludendo al furetto che li spiava dalla finestra.
Esmeralda alzò lo sguardo e lo vide.
La forma alta e snella del furetto bianco era dritto davanti alla finestra con una zampina appoggiata ad essa, lei scosse la testa ridendo e si appoggiò alla spalla di Fred.
"Come stai?"
"Bene, perchè?"
"Bene abbastanza da parlare con qualcuno che non sia mio fratello o me?"
"Io parlo già con qualcuno apparte voi due"
"Ovvero?" Alzò un sopracciglio. Sapeva che non parlava con qualcun'altro, si aspettava una risposta stupida.
"Ale e Calien" schioccò la lingua al palato. In un certo senso era vero.
"A Ginny manchi"
"E lei manca a me. Ma non me la sento"
"Ma potresti anche solo parlarle da lontano, te in camera e lei fuori"
Si allontanò dal ragazzo iniziando a sentire il respiro mancarle.
Era così frustrante quando Fred cercava di farla socializzare.
Non era mai stata brava in ciò, nemmeno da piccola, le persone le stavano antipatiche a pelle, e quelle che non le stavano subito antipatiche le studiava prima di decidere se fosse una buona cosa farci amicizia o meno, e poi era a conoscenza del proprio carattere, non tutti erano buoni a gestirlo, cercava di stare accanto a persone con cui non avrebbe avuto problemi di rabbia o di lunaticità a livelli esorbitanti che avrebbero potuto portare ad allontanare quelle persone da se, o comunque a chi era abbastanza forte mentalmente (e in alcuni casi fisicamente, purtroppo) da poter reggere, Fred era una di quelle persone, ma se avesse continuato avrebbe fatto uscire la parte peggiore di lei.
Con la famiglia di lui d'altro canto non aveva avuto il tempo di fare niente di ciò, era stata catapultata lì e portata a casa di Sirius dopo aver conosciuto 2 persone della famiglia oltre i gemelli.
Nessuno di loro le stava antipatico, ma aveva bisogno di riprendersi il tempo di conoscerli che non le era stato concesso, e non perchè voleva valutare come fossero, quello lo aveva già fatto, ma perchè aveva bisogno di stare un po' sola, riprendersi il tempo che le era stato tolto e usarlo per altro, ne aveva bisogno, sopratutto dopo aver perso il figlio.
"Senti capisco sia difficile per te, lo è anche per me, ma stare sola peggiora solo le cose"
"Non capisci. Non puoi capire. Io e te siamo diversi, smettila di cercare di farmi stare con altri perchè ti preoccupi per me.
Se passo il mio tempo soltanto con te e tuo fratello, e parlo con un furetto che non fa altro che giocare e dormire, è perchè so che così sto meglio, non mi obbligare a passare del tempo con altre persone quando non me la sento"
"Non ti obbligo a fare niente, solo che penso che potresti stare meglio se solo tu-"
"Smetti di pensarlo" urlò lei alzandosi dalla sedia.
"Dovresti averlo capito che sto meglio sola, non sono come te Fred"
"Si che sei come me non fare la stupida" alzo gli occhi al cielo per poi abbassare lo sguardo sulle mani fredde.
"Non lo sono invece. Mi piacerebbe ma non è così. Non mi piace stare con altre persone in generale, e ancora meno mi piace farlo quando sto male.
Tu invece, cresciuto con il tuo fratello gemello, per niente abituato a stare solo, così felice di farti notare dagli altri, così bisognoso di avere attenzioni altrui su di sé, non ti piace stare solo e va bene, preferisci essere circondato da cataste di persone quando stai male?
Mi fa piacere. La trovo una cosa imprudente in quanto ti circondi di tutti, ma va bene.
Io però non sono così. Ho bisogno dei miei spazi.
Tu sei una delle poche persone con cui sto quando sto male, ma finisce qui.
Non voglio altre persone apparte te o George per ora. Hai capito?"
Fred pensava fosse impazzita, alternava occhiate sarcastiche, a brevi risate alquanto fastidiose.
Odiava quando faceva così.
Si era arrabbiata solo poche volte da quando la conosceva, ma quando si arrabbiava era davvero irritante, e in un modo o nell'altro riusciva ad avere ragione pur avendo torto, riusciva a farti pensare di aver sbagliato tutto, anche di aver sbagliato a nascere.
"Smettila. Torniamo in casa"
"Perchè, Fred? Devo stare fuori a socializzare. Vieni, socializziamo con queste magnifiche piante" disse strappando due fiori dal terreno e tiandoglieli addosso.
Maledettamente fastidiosa.
"Ragazzi che succede?"
Chiese una voce proveniente dalla casa.
Ne uscì Molly con il camice da notte, e i bigodini sul capo, seguita da Arthur.
"Oh guarda Fred, i tuoi genitori.
Così dopo tanto tempo potrò avere una conversazione con loro, proprio come volevi tu no?" Alzò le sopracciglia e lo guardò con un sorrisetto sulle labbra.
"Non succede niente ora torniamo a letto" disse lui mettendo una mano sulla schiena della mora e cercando di spingerla leggermente verso la casa.
"Levami le mani di dosso"
"Venite, vieni Molly, guarda che belle le stelle stasera.
Una meraviglia.
Sarei stata felice di continuare a guardarle attentamente se solo tuo figlio non avesse iniziato a spingermi a tornare a parlare con voi così velocemente per i miei tempi" urlò guardando il cielo, indicando il ragazzo con il braccio.
Molly si teneva una mano sul petto e una sulla bocca, aveva gli occhi terrorizzati da tale rabbia.
"Tesoro, torna in camera a riposare, devi essere stanca"
Allungò le mani verso di lei, ma la ragazza non si spostò di un centimetro.
Aveva in testa così tante cose da dirle che quando si accorse di star per aprire bocca si mise a piangere silenziosamente.
Era sicura di voler offrire cattiverie gratuite a Molly? Quei brutti pensieri per una donna così buona con lei, solo perchè non riusciva a capire come una persona potesse essere tanto buona. Come poteva lei considerarsi una brava persona? Come poteva continuare a guardarla negli occhi?
Si voltò verso Fred cercando di instaurarci un contatto visivo, ma lui teneva il viso rivolto dall'altro lato.
Le lacrime le bagnavano le guance, il labbro le tremava e le gambe stavano per cederle.
Sentì Ginny chiedere ai genitori cosa stesse succedendo, e la sentì chiamare il suo nome preoccupata, ma quando Arthur le disse di tornare in camera sua in quanto non fosse il momento, lei non se lo fece ripetere, non era il momento di fare la ribelle, l'aveva capito.
"Fred..." sussurrò Esmeralda, il ragazzo si voltò verso di lei, non posò subito lo sguardo sulla ragazza, ma quando finalmente lo fece e decise di guardarla negli occhi, iniziò a piangere anche lui.
Sembrava incerto sul da farsi, ma alla fine con tre passi eliminò la distanza che si era creata tra i due e la prese tra le sue braccia.
Lei singhiozzava mentre lui le accarezzava la schiena e cercava di tranquillizzarla.
"Scusa" sussurrava con la faccia immersa nel suo petto.
"Tranquilla, non importa"
Ma per quante volte Fred glielo ripetesse lei si disperava sempre di più.
La sentì togliere una mano dalla sua schiena, per poi rimetterla poco dopo, immaginò avesse mandato via i genitori visto che sentì la porta della casa richiudersi.
"Non riesco a trattenermi, scusa"
"Ho capito Esme, stai tranquilla.
Vuoi tornare in camera? È da un po' che siamo qui, non inizi ad avere freddo?"
Lei annuì e lui la prese in collo, si aggrappò con le gambe alla vita di lui, e stessa cosa fece con le braccia.
Salirono le scale arrivando in camera, dove Esmeralda si stese sul letto con ancora il mantello addosso, Fred glielo tolse e prese il furetto dalla sua gabbia che dormiva arrotolato su se stesso, glielo posò sul letto di fianco a lei e le fece una carezza sul volto.
"Buonanotte"
Disse per poi avviarsi alla porta.
Esmeralda si alzò di scatto.
"Non rimani qui?"
"Stasera è meglio di no.
Sei troppo agitata, è meglio se stai sola stanotte, così ti calmi, torno domattina e ti porto la colazione va bene?"
Lei annuì a bocca aperta.
"Si hai ragione, scusa" si stese di nuovo sul letto.
"Hey. Lo faccio solo per il tuo bene credimi, anche io vorrei dormire con te, ma stasera è meglio di no" disse fermo sulla soglia della porta.
Esmeralda annuì guardandolo.
"Buonanotte, ti amo"
"Buonanotte" rispose lei guardando la porta chiudersi.
Finiva sempre così, aveva già capito che sarebbe finita male, ma non aveva autocontrollo, non era riuscita a smettere di urlare o trattarlo male.
Anche con Alessandro era andata così un paio di volte.
Alla fine era colpa sua.
Fred una volta uscito tornò in camera trovando il suo gemello sveglio.
"Bipolare mi dicevano"
"È solo un po' lunatica e manca di autocontrollo lo sai" disse mettendo a posto il mantello e togliendosi le scarpe.
"Un po' tanto, ma se non lo fosse non sarebbe lei" si voltò verso il letto del fratello, lui tirò via la coperta e prese il cuscino.
"Dove vai?" Chiese George alzandosi di nuovo.
Fred lo ignorò e uscì di nuovo dalla camera, poggiando il cuscino per terra davanti alla porta della camera e sdraiandosi coprendosi con la coperta.
L'ultima cosa che voleva era che gli venisse una crisi durante la notte, sarebbe stato li, pronto ad aiutarla, pronto a starle vicino, non come avrebbero voluto entrambi, ma comunque lì.
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Weasley, Fred Weasley
FanfictionAl compiere dei 17 anni, i maghi possono sentire la voce della propria anima gemella e comunicare mentalmente. Ma non tutti i maghi sono così fortunati da avere la propria anima gemella in un certo senso...vicina. Tralasciando i personaggi creati d...
