Quanto Jack Sparrow ama il rum

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"E allora sai cosa ha fatto?"
"Si è staccata e ti ha detto che ti puzzava l'alito?"
Esmeralda e Alessandro erano appena usciti da scuola, i due non si vedevano da quando lo chiamò per invitarlo a casa sua, entrambi pieni di compiti non uscirono mai di casa, tranne un giorno in cui Alessandro ebbe un appuntamento con una ragazza conosciuta pochi giorni prima a scuola.
"Simpatica come sempre, davvero, no, ha ricambiato il bacio dopo un po'"
Ci fu un attimo di silenzio in cui i due si fissavano.
"Forse prima di ricambiare il bacio stava proprio pensando che ti puzzava l'alito"
Disse lei con tono serio.
Il ragazzo la guardò dall'alto per poi scattare in avanti
"Smettilaaaa" iniziò a rincorrere la ragazza che correva per la strada.
Si fermarono entrambi senza fiato mentre ridevano, per poi continuare la camminata verso casa della ragazza.
"E allora quando uscite di nuovo insieme?"
"In realtà, non credo che usciremo più insieme"
Lei gli rivolse uno sguardo confuso e lui alzando le spalle ed esclamò che la ragazza era molto timida non aveva spiaccicato parola per tutto l'appuntamento.
"Beh magari devi solo fargli passare la timidezza no? Escici ancora qualche...ma che cosa?"
Davanti al portico di casa c'era parcheggiato un furgoncino bianco con la scritta di probabilmente un ospedale su un fianco, i due lo guardavono mentre gli passavano davanti, per poi lasciarlo definitivamente alle spalle quando aprirono la porta per entrare in casa.
"Siamo a casaaa"
Urlò Esmeralda.
Lasciarono gli zaini davanti alla porta e buttarono i giacchetto sul divano.
La mamma di Esmeralda entrò in sala e fissò Alessandro.
"Buongiorno Lea" salutò lui.
"Ciao Ale, accidenti quando dico che sei un membro della famiglia non intendo dire che entrambi dovete lasciare le cose a giro come volete, non pulite voi qui"
Disse tutta agitata, prendendo i giacchetti e appendendoli all'attaccapanni, si rivolse poi di nuovo ad Alessandro prima che i due entrassero in cucina.
"Mangi qui oggi? Non puoi venire un altro giorno?"
Il ragazzo rimase spiazzato da quelle domande, in tutti quei anni non era mai successo, si girò verso dove pensava di trovare Esmeralda ma lei era andata avanti ormai girando l'angolo, si rivolse di nuovo alla madre dell'amica.
"Io, si certo posso venire un altro gio-"
"Ma che stai dicendo!" Urlò una voce dalla cucina, Alessandro che si era appena diretto verso l'entrata a prendere giacchetto e zaino fece dietrofront e a metà strada corse subito in cucina sentendo l'amica urlare, la mamma che lo seguiva.
"Che succede?" Chiese lui quando arrivò, trovando padre e figlia uno davanti all'altro.
"Ma fai sul serio?" Urlò lei verso di loro, non ottenendo nessuna risposta volse lo sguardo al ragazzo davanti a lei.
"Mi vogliono mandare in un ospedale psichiatrico, lei, mi vuole mandare in un ospedale psichiatrico"
Disse con le lacrime agli occhi, lui le si avvicinò non capendo la situazione e l'abbracciò.
"Perchè? Sta benissimo io non capisco per quale motivo voi..."
Lasciò la frase in sospeso e allora la madre parlò.
"Lo sai. Pensa di parlare con qualcuno nella sua mente, sta degenerando, non lo farei se non fossi davvero preoccupata, ma lei pensa sia un'altra persona"
"Ti sbagli e lo sai. Ti ho detto che so benissimo che è solo una voce nella mia testa, ti ho detto che so che non esiste, ti ho detto che so che mi sto solo immaginando tutto"
"Se lo sapessi davvero smetteresti di immaginarla, mesi che va avanti questa storia, non ne posso più, mi sembra di stare in casa con una pazza a sentire i tuoi bisbigli e risate mentre sei sola."
"Te non dici niente?" Chiese Esmeralda al padre.
"Io...non voglio mandarti li, ma è vero, è strano, parli con una voce nella tua testa, sai che è l'immaginazione ma comunque sia ci parli per un sacco, magari ti è successo qualcosa ultimamente, magari possono aiutarti a superarlo."
"Ma lei sta benissimo, apparte il, si beh apparte parlare da sola in modo strano sta bene, è la stessa di sempre"
Si intromise Alessandro ancora abbracciato ad Esmeralda.
"Tu sapevi che lo faceva?"
"Beh si ovvio, me l'ha detto, ma quando era con me non è mai successo che lo facesse, mi ha raccontato quando è successo la prima volta ma non è sembrato niente di preoccupante, abbiamo pensato fosse un sogno all'inizio"
"Ciò vuol dire che mi rendo conto di tutto tranquillamente da sola, che so cosa è reale e cosa no, e sopratutto vuol dire che non devo andare lì."
"Tu devi and-"
"NO IO NON DEVO ANDARE DA NESSUNA PARTE CHE NON SIA LA MIA CAMERA O IL FRIGO IN QUESTO MOMENTO"
"BASTA, ADESSO BASTA."
Urlò di rimando la madre alla figlia per poi dirigersi ad aprire la porta della cucina, da cui entrarono due signori in camice bianco.
"No no no"
"No Ale non lasciarmi"
Dissero i due amici nello stesso momento, ancora uno avvinghiato all'altro.
"Alessandro lasciala andare"
"Lasciala devi lasciarla"
"Ale no"
"Ragazzo perfavore"
"Ragazzo lasciala"
"Aiutatemi, papà aiuto"
"Lasciatela stare"
"Se non la lasci dovremo passare alle maniere più forti"
"Sta benissimo è la stessa di sempre"
"No lasciatemi stare no"
"Ale no non lasciarmi"
"Esmeralda, no lasciatemi stare"
"Alessandro aiuto no"
La cucina era piena di urla da parte di tutti quanti, compresi i due infermieri che alla fine riuscirono a staccare i due, Alessandro si dimenava tra le braccia del padre di Esmeralda e lei veniva portata via. Solo quando chiusero la porta, il padre allentò la presa.
"Ora ti lascio ma stai calmo d'accordo?"
Lui annuì e si calmò, appena libero corse verso l'ingresso
"Alessandro" sentì chiamarsi da dietro ma lasciò perdere.
Andò al furgone e si affacciò dietro.
"Mi senti?"
"Si"
"Ti vengo a trovare, ci vedremo tutti i giorni te lo giuro."
"Non voglio andare"
"Lo so ma non possiamo fare niente, non fare cazzate d'accordo? Cerco dove sta il posto in cui vai e ti vengo a trovare, tu stai allerta in caso non mi facciano entrare"
"D'accordo".
"Esmeralda"
"Si?"
"Ti voglio bene, te ne voglio tanto quanto Jack Sparrow ama il rum"
"Ahah sei il migliore, te ne voglio anche io"
Il furgoncino venne acceso e allora Alessandro si spostò.
Rientrò in casa, chiese ai genitori dove fosse il posto in cui la portavano e dopo aver ripreso le sue cose se ne andò.
Intanto nel furgoncino Esmeralda dopo la conversazione con l'amico aveva smesso di dimenarsi.
"Hey" sentì una voce.
Guardò i due infermieri, non poteva succederle ora, in qualunque momento ma non in quello.
"Hey Esmeraldaaa"
"Zitto"
"Ma che dici"
Uno dei due infermieri la guardò dallo specchietto ma lei non disse niente.
"Hey, mi rispondi?"
Dopo un breve periodo in cui ogni tot di secondi, Fred provavava a parlarle, l'infermiere distolse lo sguardo, Fred non disse più niente, dopo poco lei sentì un brivido percorrerle il corpo.
Lei si passò una mano tra i capelli, dopo poco sentì qualcosa vibrargli vicino al fianco, si ricordò del telefono  e senza farsi vedere lo prese, lo mise in muto e abbassò la luminosità, per poi infilarlo dentro a una delle due scarpe, fortunatamente aveva le Dr.Martens, non si sarebbe visto.
Dopo un po' iniziò a sentire il furgoncino rallentare, alzò la testa e un grande giardino si estendeva davanti a lei, poco più in là, una struttura altissima si ergeva davanti a lei.

Weasley, Fred WeasleyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora