Era il 18 Dicembre, era passato un mese da quando Esmeralda prendeva le medicine, e si sentiva sempre più strana ogni volta, un mese da quando Fred la prese alla sprovvista quando stava nascondendo il telefono nel letto. Per la prima volta dopo tanto non l'aveva cercata per dirle della sua solita crisi che gli veniva mentre lei lo chiamava cercando aiuto.
Ora però tra i suoi pensieri non c'era Fred, stava parlando con Morgana.
"Stuprata?"
"Stuprata"
"Esmeralda io non so cosa dirti, va bene che quell'uomo non ci piace ma arrivare ad accusarlo di questo mi sembra eccessivo"
Esmeralda stava spiegando a Morgana ciò che sospettava dello psichiatra.
Gianfranco non le era piaciuto dal primo momento, e da un mese si sentiva strana quando si risvegliava.
"Morgana, a volte viene quando te non ci sei, anzi, quasi sempre, l'unico giorno che viene quando ci sei anche tu è il mercoledì. E poi mi sento strana da un po' di tempo, e li sotto mi fa un po' male"
Morgana scuoteva la testa, non riusciva a crederci, pensava che la ragazza iniziasse a impazzire davvero.
"Smettila di fare di no. Ti dico che secondo me è così." Esclamò dura.
"Esmeralda ma è impossibile"
"Mi sono svegliata con le mutande al contrario capisci? Me le sentivo strane, ho controllato ed erano al contrario. E la seconda volta che è venuto qui? Quando tu avevi finito il turno? Avevo chiuso gli occhi ma sentivo un respiro capisci? Era il suo"
"Eri sotto medicine, potresti averlo immaginato" ribattè la donna.
"Si come immagino Fred" disse lei inarcando un sopracciglio, Morgana alzò gli occhi al cielo.
"E le mutande?"
"Te le sarai messe al contrario e te ne sei accorta solo quando ti sei svegliata"
Esmeralda battè una mano sul petto.
"Voglio fare degli esami" sibilò la ragazza.
"Non te li faranno fare, causa persa, sei in un'ospedale psichiatrico, penseranno che tu stia delirando se accusi lo psichiatra"
Esmeralda la guardò in cagnesco.
"Senti. Ne riparliamo più tardi, sta arrivando a darti di nuovo le medicine e a farti il controllo, cerca di essere il più normale possibile e non lo accusare di niente, magari riesci a tornartene a casa"
"Si ma ti dico che" si bloccò.
"Buongiorno" disse l'uomo appena entrato dalla porta facendo morire la conversazione delle due.
"Buongiorno" le disse Morgana, Esmeralda incrociò le braccia e guardò la finestra.
"Allora Esmeralda? Come stai?"
"Come se fossi stata stuprata sotto effetti medicinali" disse lei facendo scattare il suo sguardo dalla finestra all'uomo che si era già accomodato sulla sedia.
Morgana le schioccò uno sguardo e alzò gli occhi al cielo.
Gianfranco sembrò sussultare, ma Morgana non lo notò. Esmeralda a quel gesto ridusse gli occhi a due piccole fessure.
"Qualcosa non va?" Gli chiese sfidandolo.
"No. Io sto benissimo. Ma la tua risposta mi preoccupa, cosa intendi dire?"
"Ha sentito benissimo e immagino anche che abbia capito cosa ho detto"
Lui le sorrise.
"Mi pare che tu stia delirando, vedi io non penso che si- si bloccò sentendo Morgana schiarirsi la voce- si?"
"Esmeralda è solo un po' stanca oggi, non sa cosa dice, non intendeva dire davvero quel che ha detto, non è che potrebbe tornare domani a farle l'esame? Cosi ha un giorno per riposarsi bene"
Cercò di difenderla Morgana, ma Gianfranco non ci mise tanto a dire un chiaro e secco
"No."
"Morgana dice cazzate, so benissimo quello che ho detto, e la sto proprio accusando di avermi stuprato.
Vorrebbe dire che non è cosi? L'altro giorno l'ho sentita respirarmi vicino al collo, e quando mi sono svegliata un altro giorno dopo aver preso le sue medicine, avevo le mutande al contrario, per non scordarci del reggiseno messo male, avevo un seno fuori dalla coppa, ma come è possibile se quelle medicine mi fanno addormentare come un sasso?"
"Certo, come vuoi tu Esmeralda.
Dicevo prima che mi interrompeste, che è meglio che tu non vada via cosi presto da questo posto, dovrai rimanere ancora qui, faremo un altro esame tra due mesi"
Si alzò quando finì di scrivere sui suoi appunti.
"NO" urlò Esmeralda quando lo vide dirigersi alla porta, lo spinse al muro bloccandolo mentre Morgana cercava di staccarla dall'uomo.
Lui non osava alzare un dito.
"Dillo cosa hai fatto" intimò lei.
Morgana la lasciò uscendo dalla camera probabilmente per cercare aiuto.
"Ti piacerebbe vero?" Disse lui quando vide che la donna era uscita.
"Cosa?"
"Ti piacerebbe sapere se lo faccio vero?"
Disse prendendola per i polsi e ribaltando la situazione, ora era lui che la bloccava al muro.
"Schif" Esmeralda aveva perso la testa, voleva fargli male a tal punto da non farlo più alzare in piedi, ma fu bloccata da lui che la baciò.
Era molto più forte di lui, riuscì a bloccarle tutto il corpo tenendola salda per i polsi bloccati al muro e il bacino che spingeva forte contro quello della ragazza, Esmeralda si dimenava senza grandi risultati essendo che lui la stava ancora baciando.
Esmeralda ricambiò il bacio e diminuì ancora di più le distanze tra il bacino di lei e di lui cercando di distrarlo, sembrò funzionare perchè lui interruppe un attimo il bacio e lasciò i suoi polsi prendendola per i fianchi tornando a baciarla, Esmeralda riuscì a tornare nella posizione iniziale mettendo al muro lui, e gli sferrò una ginocchiata in mezzo alle gambe. L'uomo si paralizzò per un secondo stupito e addolorato, per poi riprendersi e cercare di intrappolare di nuovo la ragazza, ma si bloccò quando sentì i passi di qualcuno che correva nel corridoio fuori.
Si accasciò a terra facendo finta di provare dolore.
Morgana entrò con un uomo in camice bianco e si diresse verso Esmeralda.
"No!" Urlò l'infermiere prendendola per il polso bloccandola. "Non avvicinarti a lei".
Morgana guardò Esmeralda e poi i due uomini.
Gianfranco tirò fuori le medicine dalla tasca mentre l'altro uomo che lo aiutava ad alzarsi.
Le medicine vennero porse a Morgana che scosse la testa che uscì dalla stanza.
L'uomo in camice bianco prese Esmeralda per le braccia che cercava di dimenarsi.
La stanza era piena di urla, la ragazza che urlava che lo psichiatra l'avesse stuprata, la donna sull'uscio che chiedeva che non venisse fatto male alla ragazza mentre l'infermiere le bloccava le braccia e la tirava sul letto.
Urla che cessarono poco dopo, diventando sussurri da parte di Esmeralda che aveva ingoiato le medicine.
Sdraiata sul letto e con la testa che iniziava a girare iniziarono ad uscirle le lacrime dagli occhi.
Esmeralda distinse a fatica Morgana sulla porta che cercava di entrare mentre l'altro infermiere le sbarrava il passaggio, Gianfranco alle spalle dell'altro uomo che aspettava di uscire.
Era diverso questa volta, la testa più leggera certo, ma mancava la sensazione di cadere a ogni minimo movimento, e non sentiva la stanchezza possederle il corpo. Sentiva le voci ancora ovattate ma meno del solito, non percepiva bene la voce di Morgana che voleva starle vicino mentre si addormentava, ma capì che non riuscì nel suo intento quando vide la porta chiudersi.
Passarono minuti e aspettò di addormentarsi, ma non successe, con fatica si mise in piedi, la stanza girava un po' ma niente di troppo ingestibile.
Avanzò di qualche passo quando sentì di aver rotto qualcosa. Alzò il piede e distinse una piccola parte colorata di giallo in mezzo a quel pavimento così bianco, la riconosse come una delle sue pasticche, ecco perchè non dormiva, non le aveva prese tutte. Evidentemente mentre si dimenava, all'infermiera deve esserne caduta una senza che se ne accorgesse.
Guardò ler terra cercando di capire se ne fossero cadute altre, ed effettivamente c'era un altro puntino rosso per terra.
Perse l'equilibrio cercando di abbassarsi per prendere la pillola, si fece un po' male alle ginocchia ma tornò di nuovo in piedi.
Aveva sempre preso solo 3 pasticche bianche e una gialla, rossa non gliel'aveva mai data, evidentemente erano altre medicine. Decise di lasciarla sul tavolo e andò alla porta, voleva parlare con Morgana, magari era lì fuori a controllare il corridoio.
"Morgana" sussurrò piano.
"Morgana" cercò di parlare più forte ma le uscì ancora lo stesso suono flebile.
Nessuno rispose. Abbassò la maniglia sperando di fare più rumore, ma quella si aprì. Non se lo aspettava, quando era sola veniva sempre chiusa a chiave dentro.
Cosa ancora più strana era che Morgana non c'era. Non c'era nessuno.
Uscì dalla stanza e vagò per il corridoio, vide le scale che portavano su e le salì, non era mai stata in altri piani apparte il suo, preferiva starsene in camera o in giardino invece di girare per un'ospedale psichiatrico.
Arrivò al piano superiore e si guardò intorno, le porte bianche nel muro bianco si distinguevano a malapena, ma sembravano tutte chiuse.
Continuò a salire fino a che non si trovò davanti ad una sola porta. Abbassò la maniglia aprendola e si trovò sul tetto.
I piedi vagavano da soli, non sapeva perchè fosse andata lì, si era solo lasciata trasportare. Era un grandissimo piazzale rettangolare, lo girò in circolare fino a che non ebbe la sensazione di non essere più sola.
Si guardò intorno e poi parlò.
"È possibile innamorarsi di una persona che non si è mai vista, ma con cui si è solo parlato?" Chiese sussurrando flebilmente.
"E che ti fa avere degli spasmi senza nemmeno saperlo mentre ti chiama chiedendo aiuto? Non so, forse si" le rispose Fred.
Esmeralda sorrise e si affacciò sul cornicione del tetto che dava la vista sul giardino dietro l'ospedale.
"Sono sul tetto" disse.
Dopo qualche secondo Fred rispose.
"Perchè parli così piano? Che succede? Perchè sei sul tetto?"
"È il 20 Dicembre e io vorrei tornare a casa mia ma pensano che io sia matta da legare. Tutto perchè parlo con te. So che non ti piace che lo dica ma a volte penso ancora che sia tutta la mia immaginazione- si sedette sul cornicione- perchè è impossibile poter parlare con la propria anima gemella attraverso la mente. Però se è davvero tutto vero, io sono felice che tu sia la mia anima gemella. Merda le medicine- la testa le girava, iniziava a sentire la sensazione di cadere, e non capiva se fosse solo una sensazione o se era a pochissimo dal cadere dal tetto decise che fosse meglio alzarsi e rimettersi in piedi sul piazzale- cosa dicevo? Ah si. Beh Fred io sono felice che sia tu. Ma dobbiamo smettere di parlare, meglio che ci mettiamo d'accordo anziché fare come tutte le altre volte che smettiamo di parlare e poi all'improvviso ci parliamo di nuovo. Oddio no"
Iniziava a non capire più niente come sempre, non riusciva a spostarsi dal cornicione, la sensazione di cadere era sempre più grande ma la voce di Fred la sentiva bene.
"Io penso tu abbia...ragione. È- è meglio per t-te. Esmeralda non ce la... che succede? Riiniziano i brividi, non mi sento bene..."
"Fred ho paura" disse lei piangendo.
"Sei ancora sul tetto?"
Esmeralda annuì ma poi rispose ricordandosi che non poteva vederla.
"Si"
"Scendi"
"Non riesco, sono sul cornicione, mi sembra di cadere, non so come muovere i piedi in questo momento" disse tra i singhiozzi.
Fred ci mise un po' a rispondere.
"Hai entrambi i piedi verso il vuoto?" Le chiese.
"No, uno da una parte e uno dall'altra"
"Quale è quello che tocca il suolo?"
"Il destro"
"Cerca di cadere a terra dalla parte destra d'accordo?"
Esmeralda ci provò ma nella confusione che aveva in testa confuse la destra con la sinistra e si sporse a sinistra.
Cercò di urlare ma le uscì un piccolo suono.
"Fred no"
"Cosa è successo?"
"Sto per cadere"
Era appesa solo per le mani ma non aveva più la forza di tenersi aggrappata.
"Fred...aiuto"
"Esmeralda?"
Esmeralda non rispose più.
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Weasley, Fred Weasley
FanfictionAl compiere dei 17 anni, i maghi possono sentire la voce della propria anima gemella e comunicare mentalmente. Ma non tutti i maghi sono così fortunati da avere la propria anima gemella in un certo senso...vicina. Tralasciando i personaggi creati d...
