🍹Capitolo 3

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Sulla schiena, gli sguardi dei miei colleghi sono ami infilati sottopelle che aumentano la loro profondità a ogni gradino.

«Sei sicuro che possiamo? Forse dovremmo attendere il permesso di Francesco».

«Non preoccuparti» dice guardandomi con la coda dell'occhio.

Al primo piano troviamo Alfredo intento a pulire con un canovaccio bianco dei flûte che porterà al barman non appena avrà finito. L'uomo ci accomiata garbatamente e riconoscendo Riccardo ci sfoggia un amabile sorriso. Il ragazzo riferisce al maggiordomo dove stiamo andando e lui acconsente con un cenno del capo.

Entriamo in una stanza adiacente alla cucina. Qui fa molto più freddo rispetto al resto della villa. Ci sono scaffalature in ogni dove e in bella mostra, simili a trofei, bottiglie di qualsiasi tipologia di vino. Dal Chianti al Bollinger Brut Champagne. Vini da ogni angolo del mondo che farebbero invidia al miglior sommelier.

«Che te ne pare?».

«La parte migliore della casa» rispondo con franchezza.

Riccardo si lascia sfuggire una risata. «Sapevo ti sarebbe piaciuta. Ma la parte migliore, a mio parere, è il solarium».

«Allora prendiamo due calici e saliamo». Sono stata troppo prorompente per i miei canoni. Alcol e imbarazzo; una miscela pericolosa. Pentendomi quasi subito di aver pronunciato quella frase, cambio argomento. «Lunedì porterò delle brioches per festeggiare i sei mesi alla Fash. Se acconsenti».

«Solo se tu accetti di scegliere una bottiglia tra queste che vedi e a salire con me nel solarium».

Cosa?!

La veemenza di Riccardo mi disorienta e deglutisco faticosamente. «Non credi sia... inopportuno?».

«Dici questo perché sei una mia dipendente?».

Le guance mi si infiammano di vergogna. Vorrei urlargli che sì, è proprio questo il motivo per cui non dovrei accettare. Quando socchiudo la bocca per rispondere però, mi esce una frase che ha ben poco di quello che avrei voluto dirgli in realtà. «Queste bottiglie costano un occhio della testa. Francesco potrebbe infastidirsi».

Riccardo pare rilassarsi a questa risposta. «Okay, visto che la metti così, scelgo io la bottiglia. Così non ti sentirai in colpa dopo averla finita». È lesto ad afferrarne una. «Chardonnay 'Troy' 2017. È un vino bianco. Preferivi rosso?».

«V-va benissimo questo».

Nel solarium la vista è sensazionale. Lo spazio è composto da una zona centrale provvista di divanetti ed enormi cuscini, un tavolino basso in vimini e un mobile alto e stretto contenente stoviglie e utensili di vario genere. Tutto protetto da un gigantesco ombrellone dal tessuto chiaro che rende quest'angolo silenzioso, un rifugio per pochi eletti. Noto che Riccardo conosce ogni centimetro del solarium e, come fosse casa propria, prende dal mobile due calici e l'apri bottiglia. Lo Chardonnay viene stappato e mi sembra quasi di trovarmi in presenza di un coetaneo.

«Direi di brindare ai tuoi sei mesi in azienda».

«Volentieri».

«Odio parlare di queste cose durante una festa, ma considerando come si sta evolvendo la giornata mi sembra il modo migliore per farlo». Si schiarisce la voce prima di proseguire. «Il tuo percorso alla Fash è iniziato a bomba. Dopo solo una settimana sapevi già esattamente tutte le mie abitudini. Riesci ad organizzare la mia e la tua giornata in maniera impeccabile e ricordi a memoria chi sono i miei contatti più stretti in rubrica. Conosci perfettamente il Dipartimento Grafico e quando arrivano gli abiti per i set, ti trovo in prima fila a controllare che tutto venga sistemato con ordine per facilitare il lavoro dei fotografi. Mi piace come lavori. Molti pensano che per diventare la mia segretaria di fiducia basti seguire le mie direttive come un cagnolino ammaestrato e dire sempre di sì. Ma non è così che funziona. Tu non lo fai. Quante occasioni ci sono state in cui mi hai detto di no, dandomi la tua di opinione».

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