🍹Capitolo 10

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Leonardo Landi, Leone per gli amici, Papo per me.

I tuoi inestimabili momenti di serenità erano preziosi al punto da segnarli ogni volta sul calendario. Attendevo quegli attimi come un bimbo attende Babbo Natale la notte della Vigilia. Quant'era bello, inoltre, guardarti lavorare allo studio. Tu mi scoccavi sguardi da controllore mentre facevo i compiti. Io allora ti esibivo un sorriso a trentadue denti e gli angoli della tua bocca si piegavano in un sorriso appena pronunciato. Era impercettibile eppure riusciva a donarmi una gioia inquantificabile.

Ricordi ancora quella volta in cui mi hai presa per mano nei corridoi della Galleria degli Uffizi e mi hai detto che sarebbe stato quello il mio destino? Io lo rammento perfettamente come se me lo stessi dicendo ora. Due giorni dopo hai abbandonato me e questo mondo senza dare spiegazioni a nessuno. Chi ti ha dato il permesso di prendere il cutter dal mio astuccio e toglierti la vita? Queste esatte parole le avrò urlate contro la tua lapide sì e no un centinaio di volte. Se fossi stato ancora vivo mi avresti messa in castigo: niente documentari sull'arte e libri per due mesi. Vietarmi queste attività significava punirmi severamente. Non esisteva punizione peggiore per me all'epoca.

Hai sempre odiato l'ignoranza. Tu che vivevi la vita in modo logico e schematico. Tu... che non hai saputo risolvere il problema di mamma con l'alcol. È riuscita a uscirne, alla fine. Ma questo già lo sai. Te l'ho raccontato anni fa. Eravate separati in casa. Che schifo. Perché non avete divorziato in maniera definitiva invece di fingere? "Per mantenere integra la famiglia" mi hai risposto una volta. Cazzate! Di integro non era rimasto più nulla.

Ti ho odiato quando alla mia laurea ho guardato in mezzo alla folla per cercare i tuoi occhi grigi senza trovarli. Non eri presente nemmeno quando mi hanno assunta come guida turistica agli Uffizi. Porca miseria, era il nostro sogno! Ma tu non eri lì a coronarlo con me. Ti sei ucciso, lasciandomi con mamma che dopo la tua morte mi ha chiusa in una campana di vetro. Firenze non era più la stessa senza di te. Ma invece di farla finita come hai fatto tu, me ne sono andata appena ho potuto. Sono evasa dal quel loop di scomoda quotidianità solo dopo aver compiuto ventisette anni, è vero, ma meglio tardi che mai. Fuga, libertà, egoismo... Scegli tu un nome adatto. Qualunque cosa sia, sto ricominciando.

Percorro una strada disseminata di buche e sassi che non so dove mi porterà e ho timore. Temo di non essere all'altezza delle aspettative, di non fare la cosa giusta, di aver perso di nuovo potere su me stessa, di non gestire i sentimenti per un uomo di cui non dovrebbe interessarmi nulla se non i soldi che mi da ogni mese in busta paga. Ho paura del domani. Ciononostante, vivo con la bramosia di crearmi un futuro migliore.

Milano è caotica e frenetica. Tutti vanno ai mille all'ora. Mi ci devo ancora abituare. Un giorno farò venire qui mamma e la porterò a visitare la città. Non so quando però. È così presa dal lavoro e dal suo nuovo compagno. Lui è vivace, solare e ama gli animali. Il contrario di te insomma. La vedo bene con Roberto. È felice.

Mi manchi tantissimo. Anche se ora il caffè mi ripugna e ogni volta che ne sento il profumo mi ricorda di quella roccia che eri. Ti sei lasciato frantumare. Celavi la depressione agli occhi del mondo, negando il tuo malessere a pugni stretti.

Ti volevo bene, Papo, e te ne vorrò sempre.

Il cellulare inizia a vibrare insistentemente nella borsa e pongo fine al mentale dialogo con mio padre per rispondere.

«Ciao, Lotti» dico tranquillamente.

«Sei ancora a lavoro?». Percepisco tensione nella sua voce, ma non ne comprendo il motivo.

«A dire la verità no. Perché?».

«Si può sapere dove sei?! Ti avrò mandato una decina di messaggi! Fra un'ora dobbiamo andare al sushi con gli altri».

UNO SPRITZ CON VENERELa tua prossima ossessione. Scoprilo ora