🍹Capitolo 16

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I miei polmoni si inzuppano di una brutta ansia che appesantisce il fiato.

Aver incontrato Alessio dopo ieri notte è stato traumatizzante. Ho rischiato più volte di uscire da quei binari dentro i quali avevo obbligato me stessa a stare. I suoi continui sguardi e le palesi attenzioni hanno minacciato di deragliare il treno del contegno. E ora sto seriamente mettendo in discussione il mio rendimento, dubitando di essermi comportata nella maniera corretta.

«Io l'ho fatto? Deluderti intendo» domando in apprensione.

«Hai riconfermato esattamente ciò che penso di te. Ogni volta dimostri di avere la stoffa per questo lavoro».

La sua risposta riesce a far diminuire la tensione psicofisica che la sua dichiarazione riguardo alla Red Panther aveva innescato dentro di me.

«Ti prometto che sarò migliore di lei».

Accorcia le distanze. «Non serve, vai già benissimo così come sei».

Mi lascio coccolare da questa combinazione di parole incoraggianti e gli sorrido. «Grazie per avermi assunta e per... sì insomma... la promozione. Riconosco di aver sbagliato a pensare che lo avessi fatto solo come conseguenza al licenziamento di Veronica».

«Sono felice di averti qui» dichiara lui teneramente.

«Lo sono anch'io».

Queste frasi sono molto più di ciò che vogliono apparire.

«Ti lascio finire il giro. Mi trovi al piano interrato se hai bisogno».

«Ho la fotocamera al collo e le opere attorno a me quindi credo di avere già tutto ciò che mi serve».

«Perfetto allora».

Indietreggia.

«Prima che tu vada... A che ora pensi faremo ritorno alla Fash?».

Esamina il Daniel Wellington che tiene al polso. «Fra un'oretta».

«Ottimo. Allora devo rimettermi subito a fotografare».

«A dopo, Venere».

«A dopo, Riccardo».

***

Alle 16:30, dopo aver scattato un quantitativo esorbitante di foto pari al numero di canzoni mielose presenti nella mia playlist di Spotify, scendo al piano interrato per riunirmi al gruppo. Non li vedo, così chiedo consulenza a Ludovica. Mi dice che sono nella stanza del set.

Una volta dentro, li sento ridere sonoramente da dietro il telo nero. Li raggiungo e mi rendo conto che sono nel bel mezzo di una videochiamata. Alessio regge il cellulare con la mano destra mentre nella sinistra tiene una birra piena a metà. Anche Riccardo e Thomas ne hanno una.

«Veve, guarda chi c'è!». Thomas mi tira a sé. «Raphaël! Quello nominato durante l'intervista!».

«Ho capito, non serve che me lo urli nei timpani».

Alessio sposta il display verso di me. Il ragazzo in questione si trova a Parigi e ci sta parlando dall'esterno di una pasticceria. Lo saluto con la mano.

«Elle s'appelle Vénus» mi presenta Alessio.

«Vénus? Un beau nom. Enchanté de vous rencontrer».

«Ha detto che il tuo nome è bello» mi sussurra, traducendo le parole dell'amico. «Ora digli: Le plaisir est pour moi. Vuol dire: il piacere è mio».

Ripeto la frase e Raphaël sembra felice del mio tentativo.

«Je dois y aller maintenant. Au revoir» lo congeda Alessio.

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