🍹Capitolo 5

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Quando la decapottabile di Thomas si ferma nei pressi della casa di Lotti, emulo un misto di grugniti e crampi di dolore.

Scendo dall'auto. «Scusate se vi ho rovinato la serata».

«Non hai rovinato proprio nulla, darling. Ora pensa solo a stare meglio, okay?» si raccomanda Mandy, premurosa.

«Certo. Ti assicuro che lunedì sarò al pieno delle mie forze».

Ho sempre preferito la strada della verità, impegnandomi a evitare le menzogne. Ultimamente però sto mentendo più del necessario, utilizzando la bugia come strumento egoistico per evitare scomode questioni. Per facilitarmi la vita insomma e fuggire dalle situazioni che preferisco non affrontare. Spero solo di non farci l'abitudine.

Ci congediamo in fretta poi Tommy pigia il piede sull'acceleratore e io corro dentro l'edificio. Chiudo la porta e ci appoggio la fronte. La superficie liscia e fredda sembra ristorarmi, in qualche modo.

Salva.

Avviso Carlotta del mio arrivo esclamando un "Sono tornata!".

«Ciao, Veve!». La voce proviene dalla sua camera da letto.

La raggiungo e quando la vedo, sdraiata sul letto intenta a leggere, lascio che le parole mi escano dalle labbra libere da ogni costrizione. Le racconto ogni cosa. Fino all'ultimo imbarazzante dettaglio.

La mia migliore amica è sconvolta. I suoi occhi spalancati mi fissano e la bocca le dev'essere diventata secca a forza di rimanere semiaperta. Fatica a credere a quello che è successo come fatico a crederci io.

«Era ubriaco marcio. Rifiutare è stata la cosa più saggia che potessi fare».

Perché allora una parte di me è convinta del contrario?

«Ora vado a lavarmi» informo spezzando il discorso in tronco.

L'acqua mi scivola addosso portando con sé il ricordo della mano di Riccardo che mi scosta gli slip. Lo volevo senza ammetterlo. Desideravo sentire il sapore delle sue labbra sulle mie e scoprire fino a che punto si sarebbe spinto.

Mi corico a letto. I muscoli esausti e la mente una diga di pensieri. Il sonno è presto disturbato da frequenti risvegli. Le pareti del cervello non riescono a contenere la quantità di pensieri molesti. Mi rigiro nel letto più e più volte, immersa nell'oscurità della camera. Le luci della città penetrano deboli dalla finestra aperta. Il condizionatore soffia, l'orologio ticchetta e un'auto sfreccia a tutta velocità. Poi di colpo il silenzio. Mi sono addormentata.

L'attimo di ristoro dura poco. Gli occhi sono ora di nuovo aperti e battono contro il soffitto. Avrò dormito un'ora, poco più. Sbuffo e mi scrollo di dosso il lenzuolo. Sudo nonostante non abbia caldo. Sono vampate di calore provocate dai ricordi. Il corpo di Riccardo che preme contro il mio, il suo fiato caldo sul collo, il profumo costoso che mi sale alle narici e il tocco leggero delle sue mani. Mi sento sporca nonostante abbia da poco fatto la doccia. L'ennesima vampata. Sbuffo.

Basta, basta, basta.

Mi alzo di scatto per andare a bere. In cucina mi verso un bicchiere d'acqua gelata e mi siedo sulla poltrona rossa. In mano reggo lo smartphone. I social sono tappezzati di inserzioni che riguardano la festa alla villa di Francesco. La curiosità è padrona delle mie dita che scorrono post dopo post dopo post. A tarda notte il mio dito si sofferma su un video. È stato postato da un mio collega e mostra il piano terra al momento del buffet. Sono stati ripresi tutti. Nessuno escluso. Il video parte e il ragazzo inquadra dapprima gli isolotti imbanditi per poi spostare la visuale verso i tavoli. Vengo ripresa nell'atto di accavallare le gambe, il braccio a sorreggermi il mento e gli occhi in direzione del cibo. In quel frangente è stato ripreso anche Riccardo, seduto al tavolo adiacente. Lo vedo mutare espressione mentre prende a fissarmi insistentemente prima la gamba poi il volto. Veronica e Francesco conversano, ma lui non li ascolta. Persiste a fissarmi da cima a fondo. Poi... un gesto. Un decimo di secondo in cui lui si morde il labbro inferiore. Sul tavolo le uniche bevande alcoliche sono il flûte mezzo pieno di Francesco e quello vuoto di Veronica. Davanti a lui, un bicchiere con dell'acqua frizzante e uno spicchio di limone. Mi porto una mano alla bocca. Riccardo in quel momento non poteva essere ubriaco, eppure manifestava già dell'interesse per me. Inizio a pensare che forse non è stata la pazzia di un uomo alticcio. Ma che sia stato l'abito, il contesto, il nostro momento di intimità in solarium a generare l'intera situazione sfociata poi nella sua imprevista confessione.

UNO SPRITZ CON VENERELa tua prossima ossessione. Scoprilo ora