Italia-Veneto, 24 dicembre 2025
"Jingle bells jingle bells jingle bells rock, jingle bells swing and jingle bells ring"
Scendo le scale di corsa canticchiando, incurante del fatto che Charles sia ancora a letto.
Ballando entro in taverna per accendere il fuoco nel camino e aprire le tapparelle.
Spostando la tenda noto piccoli puntini bianchi venire a sbattere contro il vetro.
"Neve? Nevica! Wow, non nevica dal '99"
Dico stupita saltellando in cucina.
Prendo due tazze e metto un pentolino di latte a scaldare per preparare la cioccolata calda.
Poi prendo il panettone con i canditi e lo taglio a pezzetti, sbriciolo alcuni bagigi che ripongo in una ciotolina.
Il latte è pronto e mescolo il composto polveroso delle bustine nelle due tazze.
"Buongiorno fiorellino"
Dico notando la figura di Charles comparire dalle scale.
"Come siamo contenti"
"Hai visto, nevica"
"Come nevica? Perbacco"
"Dai, siediti, la cioccolata è pronta"
Prendo le due tazze e le poggio sul tavolo, poi prendo il panettone, spruzzo dei ciuffetti di panna su ogni pezzetto cospargendo il tutto con i pezzetti di bagigio.
"Assaggia, lo ha inventato mio nonno, non è male"
Charles poggia la tazza pulendosi i baffi con la mano e prende un pezzo di panettone mordendolo appena.
"Mh, buono"
"Visto, veloce che mi devi aiutare ad attaccare le luci sulla tettoia"
Charles rischia di strozzarsi con la cioccolata.
"Ma, scusa, hai appena preparato la colazione, non possiamo mangiare prima?"
"Sì, ma velocemente, fra poche ore arrivano Marta e Riccardo, che figure mi fai fare"
"Sono le otto, arrivano alle undici e mezza"
"Uh streghetta è tardi, devo anche iniziare a scongelare i pomodori"
Charles si passa disperatamente una mano in volto mentre io velocemente bevo la mia cioccolata.
"Ma tu, le cose con calma le sai fare?"
Metto la tazza in lavastoviglie e mi giro a guardarlo.
"Finisci il dolce che poi metto il piatto a lavare"
"Adesso"
Dice prendendo i tre cubetti mettendoli tutti in bocca aiutandosi a deglutire con la cioccolata.
"Madonna, potrei vomitare adesso"
"Nono, adesso mi devi aiutare"
Dico correndo su per le scale.
Indosso un paio di pantaloni della tuta neri, una maglia termica con sopra un pail verde e grigio che uso solo per casa, metto i calzini in lana e dalla scarpiera dietro la porta prendo degli scarponi da lavoro.
"Due secondi ti ho lasciato sola e sei già vestita"
"Muoviti, io vado a prendere le luci"
Scendo correndo prendo il gilet e il berretto dall'attaccapanni ed esco.
Con le chiavi apro il capannone e salgo subito al piano di sopra, rovisto in qualche armadio e trovo finalmente le luci.
Quando Scendo trovo Charles che mi aspetta nel piazzale.
"Vieni qua" Dico facendogli segno con la mano di raggiungermi.
"Guarda se dietro la, dalle scale della cantina c'è la scala"
"Hai paura che mandi me?"
"È la si o no?"
"Sì è qua"
"Apposto, vieni"
A passo svelto esco e attendo che Charles mi apra la scala, poi tiro fuori le luci e salgo.
"Sei sicura di fare te, non vuoi una mano?"
"Stai buono e reggi il filo"
Dopo trenta minuti di duro lavoro riempiti con qualche insulto e imprecazione abbiamo finalmente appeso le luci.
"Ma scusa, se Marta e Riccardo vengono qui per pranzo a che servono le luci"
"Stai buono, che io so quello che faccio"
"Scusa"
"Bene, adesso, ti do la lista della spesa per le cose che servono domani, e tu vai, io intanto inizio a preparare il pranzo"
"Alle nove, alle nove inizia a preparare il pranzo"
"Vai, muoviti"
Dico dandogli il biglietto di carta spingendolo verso l'ingresso.
Una volta sola, inizio a tirare fuori tutto il necessario per fare la passata di pomodori.
Dal freezer estraggo i pomodori dell'orto che ho congelato un po' di tempo fa, le cipolle, le carote e torno in capannone.
Dal mobile prendo un bel pentolone e lo appoggio a terra, poi prendo un secchio, e una sedia, in una bacinella piena di acqua ci metto i pomodori, e con il coltello alla mano mi accomodo, iniziando a tagliarli.
Dopo aver tagliato tutti i pomodori e aver riempito per bene la pentola, la metto sui fornelli , e accendo il gas.
Mentre i pomodori bollono io taglio cipolle e carote a cubetti, aggiungo un podio zucchero, sale e pepe quanto basta.
Lascio il tutto a bollire e intanto svuoto il secchio nella carriola sul campo, assieme a tutti i prodotti di scarto che uso come fertilizzante.
Hanno quasi finito di bollire i pomodori quando arriva Charles.
"Oi, porta dentro la spesa e poi vieni qua che ho bisogno di te"
"Ma che ci fai la"
Charles corre dentro, e dopo un paio di minuti torna fuori.
"Che succede"
"Vai a cambiarti perché adesso c'è da fare la passata"
"Ma che, gli italiani normali la fanno a giugno, tu a dicembre, ma è possibile"
"E si, sono fuori di testa, ma diversa da loro"
"Sisi, va"
Charles se ne va borbottando, e borbottando torna vestito in maniera, non saprei nemmeno come definirla, sembra un barbone.
"Oh, bene, io intanto ho montato il passino per pomodori, adesso, io butto dentro tu giri"
"Ok capo"
Andiamo avanti così per quasi mezz'ora, poi faccio bollire un altro po' e infine ripongo tutto in barattoli e versando il restante dentro una padella.
Porto tutto in casa e inizio a preparare degli spaghetti al pomodoro come primo, e intanto in forno metto a scaldare le cappe sante.
"Bene, che ore sono? Le dieci e quaranta, vai, la nel cassetto ci sono i piatto buoni, prepara la tavola che intanto io vado a darmi una sistemata"
"Sì signora"
Bacio una guancia a Charles e uscendo nel buio corridoio mi chiudo in lavanderia.
Mi faccio una doccia veloce, dalla cassettiera prendo l'intimo, e salgo di sopra per vestirmi.
"Mi era mancato vederti girare per casa in intimo"
"Hai la patta aperta, vedi di chiuderla"
"Non sei in vena"
"Muoviti che gli altri arriveranno a momenti"
Corro di sopra ed indosso un paio di jeans skinny, degli stivali neri da ginocchio, una maglia attillata cherry red e una giacca nera.
Sciolgo i capelli e con la piastra creo dei boccoli e con una molletta raccolgo i ciuffi che mi cadono in faccia.
Un trucco leggero e sono pronta.
Scendo appena in tempo, perché qualcuno ha appena citofonato.
Charles preme il pulsante aprendo il cancello, e poi si affaccia alla porta.
Lo raggiungo velocemente aggrappandomi alla sua spalla.
La macchina si ferma, e i due scendono sorridenti, mentre Marta si ferma e fa scendere la piccola Chiara e il piccolo Leo.
"Aahhh" Emetto un gridolino stridulao e corro in contro a Marta togliendole Leo dalle braccia.
"Ma guarda come siamo grandi belli, e tu piccola Chiara, anche tu, che bella che sei diventata"
"Ei, a me non saluti"
"Adesso, un minuto, ciao cara"
Abbraccio Marta con un braccio mentre con l'altro reggo Leo e le lascio due baci sulle guance.
"Charles, puzza di bruciato, hai tirato fuori le robe dal forno?"
"O cazzo"
Charles corre dentro imprecando mentre io invito i due amici ad entrare.
Con Chiara che mi stringe la mano e Leo appeso al mio collo faccio accomodare tutti in taverna, mentre Riccardo raggiunge Charles in cucina.
"Allora com'è stato il vostro viaggio?"
"Un po' faticoso, questo monello ha vomitato, e lei continuava a urlare"
"Mamma che monella che sei"
Dico facendo ridere la bimba.
"Lui mangia pasta al pomodoro?"
"Poca, dopo ho anche degli omogeneizzati per lui"
"Ok, aspetta, dovrei avere una cosa, Charles come va la?"
"Tutto bene"
"Ok, torno subito"
Dico correndo fuori in pantofole tornando in capannone dove cerco in ogni dove trovando finalmente al piano superiore il vecchio seggiolone di mio zio.
"Oh, eccolo qua"
Con un po' di fatica e qualche imprecazione riesco a portarlo in casa.
"Ho trovato un seggiolone per Leo"
"E quello da dove arriva?" Chiede Charles esterrefatto.
"Ha più di trent'anni ma dovrebbe andare bene"
"Va benissimo non ti preoccupare"
Sorrido a Marta che mi guarda grata prima di voltarmi e seria andare in cucina.
"Charles, c'è puzza, levati" Dico prendendo le presine e tirando la teglia fuori dal forno.
"Porco Giuda, sono stracotte, le stavi per carbonizzato, ti prego, basta birre per oggi, grazie, tutti a tavola, è pronto"
Dico togliendo la bottiglia di birra dalle mani di Charles che mi guarda supplichevole.
Marta posa Leo nel seggiolone, mentre accanto a lei fa sedere Chiara, a capotavola c'è Riccardo e poi Charles ed io.
Abbiamo appena iniziato a mangiare quando un dubbio mi fa alzare di colpo la testa dal piatto.
"Charles"
"Mh"
"Dov'è Leo?"
"Non lo so, non lo vedo da ieri sera"
Faccio cadere rumorosamente la forchetta nel piatto, correndo subito fuori.
"LEO! LEO!"
Non ricevendo risposta torno dentro preoccupata quando ad un tratto un frastuono simile ad un tuono proviene dal piano di sopra.
"Cazzo" Guardo tutti con occhi sgranati per poi volare al piano di sopra.
Appena arrivo all'ingresso sento qualcosa grattare alla porta chiusa del salotto.
Prontamente afferro la maniglia e apro la porta facendo uscire Leo che corre giù.
Prima di richiudere la porta noto il piatto in ferro con sopra un centrotavola in pino con una candela al centro che avevo posto sul tavolino, a terra, così lo raccolgo e poi torno giù.
"Era di sopra?" Domanda Charles portandosi il bicchiere alle labbra.
"Sì, era in salotto"
"Cos'era quel tonfo?" Chiede invece Marta.
"Era semplicemente il centrotavola, Leo ha rovesciato un piatto di ferro"
"Un piatto di ferro? Da quando hai un piatto di ferro?"
"Vivi in questa casa e non sai nemmeno ciò che c'è dentro"
"Non sapevo nemmeno avessi un seggiolone"
"Ah Charles, prima o poi capirai anche te, che con tua moglie, di queste cose non si discute"
Noto Marta tirare un'occhiataccia a Riccardo, mentre Charles lo guarda con la coda dell'occhio.
"Noi non siamo sposati"
"Allora vuol dire che resterai per sempre così" Dico soffocando una risata.
"Se dici così puoi anche smettere di sperare cara mia"
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Like the Titanic
RomansaIl grande sogno di Linda Rossi si avvera finalmente, e può lavorare in Ferrari come social media manager. Dopo il suo arrivo, nella scuderia Ferrari ci sarà un po' di trambusto, i due piloti litigheranno e il loro legame si spezzerà, ma le cose si...
