Arrivata al cancello vidi Marco venirmi in contro. Come sempre mi diede un bacio sulle labbra. Mi guardò titubante. Rimasi immobile, fredda.
Dai suoi occhi, mi accorsi che sapeva. Aveva capito che qualcosa non andava. Mi prese per mano.
Quando arrivammo vicino alla macchina, realizzai che non potevo salire. Non dovevo salire. Sapevo come sarebbe andata se fossi andata via con lui. Come una scema l'avrei ascoltato, mi sarei sentita obbligata a riflettere su tutte le menate che mi facevo sulla nostra storia e mi avrebbe convinta a restare con lui.
Ma questa volta no.
Questa volta il problema era un altro. Ora volevo stare con un'altra persona. Fine.
Mi bloccai. Si girò a guardarmi.
Lo fissai negli occhi.
«E' finita!» sussurrai a voce bassa.
«Cosa?» mi rispose.
Osservai attenta la sua espressione. Non c'era rabbia nei suoi occhi, eppure mi persi nell'infinita del suo dolore. Era paura quella che percepivo?
«E' finita Marco!»
Questa volta la mia voce ruppe la barriera del suono.
Il gruppo di amici riunito a qualche metro da noi, si girò a guardarci.
«Non è vero... Perché?» mi domandò Marco.
«Perché non sono più serena con te!»
Bugia e verità. Da tempo pensavo di lasciarlo, ma tutte le volte risultava tremendamente difficile solo affrontare l'argomento.
«Non ci credo!» mi urlò contro.
Posso giurare di non averlo mai visto in quello stato. Il viso paonazzo e gli occhi arrossati.
«Mi dispiace» mi si ruppe la voce.
«Io... io ti amo!» mi urlò.
Oddio. No, ti prego no. Non ora, non così.
«Ti voglio bene Marco, ma è finita!»
Gli lasciai la mano e mi girai. Inizia a camminare, ma mi sentii tirare.
Marco mi bloccò in un abbraccio e cercò di baciarmi. In quel gesto sentii qualcosa di sbagliato. Non mi sentì a mio agio. Si stava prendendo qualcosa di mio, con la forza.
Chiusi gli occhi. Cercai di divincolarmi dalla presa, ma senza successo.
«Lasciala!» sentii urlare.
Aprii gli occhi. Marco guardava dietro di me.
«Fatti i cazzi tuoi!» sbraitò.
Sentii una lieve spinta sul braccio, che mi fece spostare di qualche passo.
Daniel tirò un cazzotto in pieno viso a Marco.
Non potevo credere ai miei occhi.
Istintivamente mi coprii la bocca con le mani. Marco indietreggiò e si portò una mano al viso. Il sangue scendeva come una cascata in piena. Gli aveva rotto il naso.
Provai dolore. Non so per chi, tra Marco sofferente e Dan pieno di orgoglio per ciò che aveva fatto.
Dan doveva capire che mi sarei dovuta tirare fuori da sola, da quella situazione. Feci la cosa peggiore.
Dan mi guardava. Avrei pagato oro per sapere a cosa stesse pensando.
«Ma che cazzo ti è venuto in mente?» gli urlai contro.
«Cosa? Io... Ho sbagliato? Ti ho difesa!» esclamò Dan. Sembrava impazzito. Il viso rosso di rabbia, gli occhi lucidi.
«Io so difendermi da sola! Non ho bisogno di te!»
Una frase detta di getto. Ero sconvolta, ma questo non mi giustificò. La dissi per ferirlo. La dissi e me ne pentii subito, perché fece male anche a me. Ma era detta. Punto.
Dan indietreggiò. Non mi guardava. Fece di si con la testa.
«Daccordo...» sussurrò con un filo di voce.
In quel momento sentii come se qualcuno mi stesse trafiggendo con una spada. Una fitta allo stomaco. Mi veniva da vomitare.
Osservai Dan salire sulla sua moto e andarsene.
Poi mi avvicinai a Marco.
«Forse è meglio se andiamo all'ospedale!» esclamai.
Marco accennò un si con la testa. Presi dei fazzoletti dalla cartella e glieli misi sul naso.
«Grazie... » mi rispose Marco, dispiaciuto per quella situazione.
«Guido io» esclamai sicura di me, anche se quando fui al posto di guida, mi fissai le manie e le gambe che non smettevano di tremare.
Conoscevo alla perfezione i comandi della Golf. La guidavo bene, in fin dei conti era stato Marco ad insegnarmi a guidare. Tutto il mese di agosto, passato insieme a lui e guidavo quasi sempre io. Diceva che gli piaceva vedermi guidare e si fidava di me, anche se avevo ancora il foglio rosa.
Ricordavo benissimo la prima volta che mi sedetti al posto di guida della golf. Fu così emozionante. Ero agitata. Nessuno mi aveva mai fatta guidare. Mia madre non aveva mai tempo e quando ne aveva, usava milioni di scuse. Mio padre? Mio padre non faceva più parte della mia vita.
Marco fu così gentile. Allora stare con lui mi rendeva felice. Cos'è che ha rotto quel dolce equilibrio?
BEEEEEP!!!
Una macchina mi tagliò la strada. Mi girai a guardare Marco. I fazzoletti erano diventati rossi. Mi sentii morire. Mi faceva stare male vederlo in quello stato. Accelerai.
Qualche ora dopo, finalmente uscimmo dall'ospedale. Non mi piacevano gli ospedali, soprattutto quello strano odore sterile che emanava ogni cosa.
«Chi era quello?» fu la prima cosa che mi chiese Marco.
Non sapevo cosa rispondergli. Rimasi in silenzio.
«E' per lui che mi hai lasciato?»
«Si... cioè no!» risposi svelta.
«Si o no?»
«E' complicato. Lui è Daniel...»
«Daniel... Daniel... quel Daniel?»
Non fece nulla per nascondere lo stupore.
«Si...ma non è come pensi, o meglio non è successo nulla tra di noi. Lui non è il problema. Marco si è rotto qualcosa tra noi. Non fare finta di niente, perché io non riesco!»
Mi guardò cercando di nascondere l'imbarazzo.
«Cosa? Quando è successo? Dimmelo, così potremmo affrontare questo momento e magari continuare. Ma dammi almeno la possibilità di fare qualcosa!»
«Non lo so...»
Provavo ancora qualcosa per Marco. Anche se era qualcosa di fisico, dopotutto era qualcosa. In fin dei conti non mi costava nulla riprovarci. Però mi costava qualcuno, Dan.
«Ti chiedo un'ultima possibilità»
Dan. Dan era lui l'unico pensiero. Eppure non me la sentivo di dire di no a Marco, non in quel momento.
«Ho bisogno di tempo»
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Ad ogni costo
RomanceLuna e' all'apparenza una brava ragazza come tante, con un carattere forte. Daniel sembra invece il solito ragazzaccio maleducato da tenere alla larga. Ma le cose non sono mai come appaiono. Due giovani sconosciuti costretti a convivere, una fami...
