Capitolo 4 - Dan

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Aprii la porta della mia nuova camera e come prima cosa mi sdraiai sul letto matrimoniale posizionato al centro della stanza.
Avevo colorato le pareti di rosso, un rosso intenso come il sangue. Quando dissi a mio padre di non far toccare agli imbianchini la mia camera, perché l'avrei sistemata io, lui scoppiò a ridere. Un classico. Mi credeva incapace persino ad allacciarmi le scarpe, figuriamoci a dipingere.
Ero stanco. Chiusi gli occhi. Li riaprii e mi sfuggì un sorriso. Eccola la, risplendere distinta sul soffitto bianco. Una frase impressa con la tempera nera. L'avevo posizionata esattamente sopra la mia testa, cosi che ogni mattina l'avrei trovata li, ad ogni mio risvegli per ricordarmi che

Ti viene data solo una piccola
scintilla di follia, non perderla.

"Perché ridi?"
Una vocina interruppe i miei pensieri. Mi alzai e vidi duo occhi azzurri che mi fissavano. Per essere una bambina di nove anni era piccola. Minuta e dolce nei movimenti, quasi regali.
"Stavo pensando ad una cosa... "
Non andavo molto d'accordo con i bambini, forse perché non avevo mai avuto modo di conviverci.
Rimase davanti la porta, senza entrare e la perlustrò attentamente.
"Perché la tua stanza è rossa?"
"E' un bel colore, il mio preferito! E la tua?"
Mi osservò e sorrise.
"Mia sorella dice che sei un cretin..."
"Marta ma che dici?"
Una mano piombò sulla bocca di Marta per azzittirla, prima che pronunciasse quella sgradevole parola.
Scoppiai a ridere. Non so cosa era più divertente se il viso pieno d'imbarazzo di Lei o l'idea che mi considerasse un cretino.
Devo ammettere che forse era stata fin troppo gentile.
Mi alzai dal letto e le raggiunsi in corridoio.
"Forse tua sorella ha ragione, piccola Marta."
Mi sorrise e rimase in silenzio.
Mi chiusi la porta alle spalle, presi la mia Cort blu elettrico dal piedistallo su cui era appoggiata, accesi gli amplificatori e iniziai a suonare.

Closer, Kings of Leon.

Ad ogni costoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora