Durante la lezione avevo mandato una trentina di messaggi a Luna. Eravamo d'accordo per incontrarci sugli scaloni in cortile all'intervallo.
La scuola non era niente male. La struttura era grande e dispersiva, composta da lunghi corridoi e un'infinità di aule.
Mentre scendevo gli scalini che portavano all'esterno mi vennero in mente un'infinità di posti in cui portare Luna e imboscarci durante le lezioni. Sorrisi malizioso.
Non facevo altro che pensare alle sue labbra, alle sua gambe e a lei accanto a me, stretta tra le mie braccia.
La notte passata avevo faticato ad addormentarmi. Faticavo a credere che lei fosse li nel mio letto. Faticavo a capire come dormire con una persona accanto fosse così miracoloso. La osservai respirare e quando il respiro divenne regolare e profondo, mi addormentai con la fronte appoggiata alla sua.
Chissà se così gli avrei fatto visita in sogno.
La luce del sole di fine estate mi accecò per qualche istante. Misi a fuoco e vidi Luna di spalle. Era accanto a quella sua buffa amica e davanti a loro c'era un tipo con i capelli blu.
Chi è questo pagliaccio?
Sentì lo stomaco contorcersi.
Arrivai da dietro e le cinsi i fianchi.
Lei sobbalzò quasi spaventata e quando mi vide si abbandonò alle mie braccia. La maglietta che indossava le lasciava scoperta una spalla. Le spostai delicato i capelli, la baciai all'altezza della clavicola e poi le strofinai le labbra su per il collo.
«Hai un profumo così buono...» le sussurrai all'orecchio.
Sentii il suo corpo fremere di piacere.
«Oddio prendetevi una camera!»
Suggerì ridendo la sua amica.
Luna trasalì, come se in quel momento si fosse svegliata da un sogno. Un bel sogno.
«Ania ti presento Daniel!»
Allungai la mano da persona civile e Ania la strinse.
«Piacere Daniel, spero che tu faccia il bravo!» disse lei.
Scoppiai a ridere quasi istericamente. Io dovevo fare il bravo?
«Guarda che è la tua amica qua ad essere un bel tipino...» suggerì stringendo di più Luna.
Sentii un pizzicotto sul fianco. Mi uscì un urletto strozzato e Luna sorrise compiaciuta.
Ecco, appunto.
«Ecco una nuova vittima» esclamò il ragazzo dai capelli blu.
Ma chi cazzo ha chiesto il tuo parere?
Non so cos'era la parola peggiore se vittima o nuova. La cosa certa è che quei suoi capelli da puffo mi infastidivano e quello che diceva ancor di più.
Iniziai ad innervosirmi, soprattutto per il modo in cui passava con lo sguardo da Ania a Luna, come se non sapesse chi scegliere.
Mi sa che non aveva capito un cazzo.
Sentii la mano di Luna sulla mascella e vidi la sua bocca avvicinarsi. I suoi occhi puntavano la mia guancia, ma io avevo bisogno di lei. Avevo voglia del suo calore. Mi girai di scatto e le nostre labbra si scontrarono perfettamente.
La colsi di sorpresa e trovai la sua bocca dischiusa, così fiondai dentro la mia lingua. Fui troppo precipitoso e perse l'equilibrio. Se non l'avessi tenuta abbracciata sarebbe caduta a terra.
Sentii il suo calore invadermi il corpo.
Era così che la volevo. Genuina, spontanea. Mia.
Luna mi aveva detto che dopo la scuola, non sarebbe tornata a casa con me, perché doveva uscire con una sua amica. Tutto normale, anche se avrei preferito che venisse con me.
Non c'erano problemi, mi dispiaceva però che non l'avrei potuta neanche vedere all'uscita, perché al suono della campanella sarei dovuto scendere in presidenza a parlare con il preside. Probabilmente voleva assicurarsi che la giornata fosse trascorsa bene, senza altri disastri.
Quando suonò la campanella, da bravo alunno, scesi in presidenza. Mi sedetti nella saletta d'attesa ed iniziai ad aspettare. Una segretaria, dai modi gentili, mi passò davanti due volte e la terza mi si avvicinò.
«Cosa fai qua ragazzo?» mi domandò cortesemente.
«Ho un colloquio con il preside!»
«Oh... il preside oggi non c'è. E' rimasto a casa, perché non stava bene. Mi spiace tu abbia aspettato »
«Ok»
Mi alzai e uscii. Ci mancava solo questa: il preside non c'era. Poveraccio, certo che potevano anche avvisarmi.
Era meglio così, se mi sbrigavo, forse avrei visto Luna.
Allungai il passo, e per poco non iniziai a correre. Certo che era la prima volta che mi sentivo così preso da una ragazza.
Arrivai in prossimità del cancello e da lontano vidi Luna che usciva. L'avrei riconosciuta tra un miliardo di persone. Era unica.
La postura eretta, il passo svelto e la folta chioma.
Si fermò ad aspettare nel parcheggio. Di certo aspettava l'amica. Poi si girò. Qualcuno l'aveva chiamata.
La seguii con lo sguardo. Era così delicata nei movimenti, anche se non se ne accorgeva. Non era affatto buffa, come invece si riteneva.
Ad un tratto sentii uno strano rumore. Un rumore di rottura. Ma non si era rotto niente, almeno di reale. Il cuore mi si infranse in un milione di pezzi. Sentii una fitta al petto e immaginai le schegge infilarsi nei polmoni. Poteva essere l'unica ragione, perché non riuscivo più a respirare.
Un uomo si avvicinò a Luna e la baciò. Poi la prese per mano e se la portò via.
La osservai attentamente. La testa bassa, il corpo abbandonato. La sua vitalità rassegnata. Persa.
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Ad ogni costo
DragosteLuna e' all'apparenza una brava ragazza come tante, con un carattere forte. Daniel sembra invece il solito ragazzaccio maleducato da tenere alla larga. Ma le cose non sono mai come appaiono. Due giovani sconosciuti costretti a convivere, una fami...
