Ascoltai il consiglio di Dan e presi un appuntamento dal medico di famiglia. Non mi era mai capitato di svenire, forse avevo realmente qualcosa che non andava.
Quel pomeriggio Dan andò a giocare a calcio con Andrea, al palazzetto dello sport. Era un'amichevole. Mi aveva chiesto, almeno un milione di volte se volessi che rimandasse, per venire con me dal medico. Ma sentivo che era una cosa che dovevo fare da sola. E poi così avrebbe salutato Andrea prima della partenza.
Arrivai nello studio medico, completamente arredato con le tonalità del verde e la segretaria mi accolse con un sorriso.
Mi sedetti ad aspettare. La saletta d'aspetto era arredata graziosamente, non era affatto fredda o triste. Mi piaceva quella sensazione che dava, di pulito e caloroso. Sin da piccola, era un piacere venire dalla Dottoressa Salvi. Non facevo parte di quei bimbi che quando si parla di dottore iniziano a piangere. No, a me andava bene venire qua. Mi andava bene tutto. Non sono mai stata una bambina difficile, mia madre me l'ha sempre ripetuto. Mia madre. Sentii una fitta al cuore. L'avrei mai perdonata?
Sentii delle voci provenire dal fondo del corridoio. Arrivò una donna, sulla quarantina, con un bel fisico. I capelli corvini lunghi e ricci e gli occhi castani. C'era un uomo accanto a lei, sicuramente il marito. Dietro di loro spuntò la Dottoressa. Mi vide e sorrise, poi salutò la coppia.
Quando la donna si girò, per aprire la porta, mi accorsi che aveva un bel pancione tondo. Era incinta. Sarà vero che le donne incinte sono più belle? Era così raggiante, che quasi la invidiai, ma solo per pochi istanti. Aveva quello che io avrei voluto in futuro, proprio con Dan.
Seguii la Dottoressa, nella camera delle visite.
«Allora tutto bene?» mi domandò subito preoccupata.
«Si, cioè non proprio!» mi affrettai ad aggiungere.
Se andasse tutto bene non sarei qui.
«Dimmi...» insistette.
«Allora, ieri sono stata male tutto il giorno, cioè ho solo vomitato...» puntualizzai.
«Si...» sussurrò lei mentre scriveva qualcosa su un taccuino.
«e questa mattina a scuola sono svenuta!» esclamai in fretta.
«Ah!» accennò sorpresa la Dottoressa, che smise di scrivere e mi guardò dritta negli occhi, ma io sfuggi al suo sguardo, girandomi a guardare i quadri appesi nella stanza. Ritraevano vari fari, che mi trasmisero tranquillità.
«Avevi già fatto una visita ginecologica, vero?» mi domandò la Dottoressa, solo in cerca di una conferma.
Accennai un si e la mente tornò a mesi prima, quando mi prescrisse la pillola, per regolare il ciclo e non solo.
Iniziò a scrivere qualcosa sul pc, anzi forse cercava qualcosa.
«Quando hai avuto l'ultimo ciclo?» mi domandò.
Quella domanda fu come una doccia gelata che mi piombò addosso all'istante. Il ciclo? Merda!
«Non può essere! Ho preso la pillola! Me l'ha prescritta lei!» esclamai agitata, alzando il tono della voce.
«Lo so, ma basta una piccola distrazione, una dimenticanza...» aggiunse in tono calmo.
Una piccola distrazione? No! Io sono metodica in queste cose. Ho le mie pillole, i miei giorni. Non è possibile.
«Senti cara, ti consiglio di fare un test di gravidanza prima di raggiungere conclusioni affrettate.»
Mi rivolse un gran sorriso e mi prese le mani nelle sue, stringendole.
«Ricorda solo una cosa, devi essere tu a decidere!»
Uscii da quello studio con quella frase che continuava a girarmi nella testa. Devi essere tu a decidere.
Dovevo essere io a decidere, ma cosa? Lei sembrava così tranquilla e sicura. Come poteva esserne certa? Secondo lei ero incinta. Ero incinta? Quella parola non l'avevo mai presa in considerazione seriamente. Una donna incinta mi era sempre sembrata una bella notizia. Ma non io in questo momento. No.
Ero stata un anno con Marco e non era mai successo nulla. Possibile che con Daniel, nel giro di un paio di settimane fosse successo questo?
Amo Dan con tutta me stessa, ma non sarei pronta. Non ora.
Mentre ritornavo a casa di Andrea, con la bustina della farmacia in mano, feci due calcoli. Cercai di ricordare l'ultima volta che mi era arrivato il ciclo. Non fu difficile ricordare. Pochi giorni prima del compleanno di Marco, quindi a inizio Agosto. Siamo a Ottobre. Merda! Due mesi. Mi sono saltate, ma non ci ho fatto caso. Tra il trasloco, la rottura con Marco e poi Dan.
Dan. Cosa dirò a Dan? E se fossi veramente incinta? Sento le lacrime pizzicarmi gli occhi. No, Luna non devi piangere!
Non so neanche perché, ma mi ritrovo a correre in mezzo alla strada. Sento delle gocce. Mi blocco e alzo gli occhi al cielo. Una grande goccia mi piomba sull'occhio, lo chiudo d'istinto. Mi bagna la guancia. Inizia a piovere. Strano, c'era il sole fino a poco fa. Anche il cielo è triste, per la sua Luna.
Entro dal portoncino di ingresso del palazzo e sono fradicia. Pessima idea quella di andare in farmacia a piedi.
Il simpatico portinaio non c'è. Ha lasciato un biglietto con scritto che tornerà fra poco. Per fortuna, non avrei retto nulla più che un saluto.
Apro la porta di casa e scopro con gran sollievo che Dan non è ancora tornato.
Lascio per terra la borsa e mi sfilo la giacca leggera, vado dritta in bagno. Mi lavo le mani, sfregandole nervosamente e svuoto la busta della farmacia sul marmo gelido del lavandino. Osservo le tre confezioni rosa e mi viene un conato di vomito. Non può essere. Calmati Luna, mi ripeto. Va tutto bene. Si certo, come no. Mi ritorna in mente l'espressione del farmacista, poco fa, che sembrava dire chiaramente: povera ragazzina, che disgrazia!
Scuoto la testa. Basta. Farò questo test. Punto.
Decido di farne uno, per ora. Mentre aspetto il tempo necessario all'elaborazione della sentenza, rileggo le istruzioni così tante volte, da imparare a memoria le parole. Ho acquistato il test più costoso, che ti dice esplicitamente se sei incinta e anche di quante settimane.
Dopo quelli che sembrano i secondi più lunghi della mia vita, suona finalmente il timer. Il test è pronto. Lo guardo da lontano, poggiato sul gabinetto. Vorrei che ci fosse qualcuno accanto a me in questo momento, che mi convincesse a guardare quel test. Che mi appoggiasse, qualunque sia l'esito.
Prendo coraggio, mi alzo e prendo in mano il test, che ho lasciato girato verso il basso. Uno... due... tre... lo giro.
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Ad ogni costo
RomanceLuna e' all'apparenza una brava ragazza come tante, con un carattere forte. Daniel sembra invece il solito ragazzaccio maleducato da tenere alla larga. Ma le cose non sono mai come appaiono. Due giovani sconosciuti costretti a convivere, una fami...
