Avevo bevuto troppo e quando vidi Dan con quella troietta al bancone, andai fuori di testa. Lui voleva vietarmi di uscire per come ero vestita e poi se la chiaccherava tranquillo con quella li. Ma chi si credeva di essere? Vedevo come la guardava, mi tremavano le mani dal nervoso.
Salii sul quel cubo, senza pensarci. Volevo ballare, dovevo sfogarmi. Lo vidi farsi strada tra la folla e arrivare da me, ma io non feci altro che guardarlo e continuare a ballare. Continuava a ripetermi che oro sua, ma io non ero di nessuno. Io ero libera!
Dan salii sul cubo di fronte al mio e iniziò a ballare. Era bello da far paura. Aveva una strana luce negli occhi, era rabbia?
Era tutto ok. Stava solo ballando, Luna.
Si sfilò la maglietta e rimase a petto nudo. Quei pettorali perfetti mi colpirono come uno schiaffo. Era dannatamente sexy. Si formò un gruppetto di ragazze, intorno al cubo sul quale Dan stava dando spettacolo. Erano affamate e volevano lui.
Ma lui non voleva loro, vero? Non avrebbe mai dato loro, quello che volevano. Lui stava con me, si stava solo divertendo.
Smisi di ballare, scesi dal cubo e l'osservai. L'avevo fatto incazzare, lo so, ma in fondo l'amavo e lui amava me.
Dan ti prego non fare cazzate. Pregai.
Si dimenava sicuro su quel cubo, ballava troppo bene e in modo troppo sensuale. Sembrava quasi un ballerino professionista, non conoscevo questa sua dote.
Sentii una fitta al cuore quando allungò una mano tra la folla e tirò su una ragazza. Capelli lisci e biondi, la troietta di prima.
Ti prego.
Le cinse i fianchi e lei non perse tempo a strusciarsi contro di lui. Quando l'abbracciò e si allungò verso la sua bocca, fu troppo. Mi venne un conato di vomito. Sentii le gambe cedermi e il respiro accelerare. Faticavo a respirare, mi mancò l'aria. Avevo paura.
Clinicamente viene chiamato attacco di panico.
Cercai di raggiungere una parete e mi appoggiai ad essa.
«Luna che hai?» mi raggiunse una voce.
Alzai lo sguardo, era Angelica con accanto Andrea.
«Non riesco a respirare!» faticai a dirle.
«Usciamo di qua!» intimò Andrea.
Si chinò e sentii le su braccia cingermi la schiena, mi prese in braccio.
Una volta fuori dal locale, mi appoggiò sul muretto che costeggiava la spiaggia.
«Dobbiamo chiamare l'ambulanza!» urlò Angelica.
«Calmati... deve solo prendere aria!» le intimò Andrea.
La sua voce era quella di sempre, dolce e lenta ma velata di preoccupazione.
«Ti senti meglio?» mi domandò Angelica quando iniziai a respirare di nuovo in maniera normale.
«Si, grazie. Mi spiace non volevo spaventarvi!»
Sentivo una sorta di peso alla testa, ma stavo bene.
«Ma cosa è successo?» mi domandò Angelica.
«Ho solo esagerato con l'alcool» le risposi.
Guardavo la gente passeggiare tranquilla. Tutti vestiti bene pronti a chissà quali feste. Venni rapita da una coppia che si fermò vicino a noi. La ragazza con un bel vestito blu lungo e i capelli castani era abbracciata al suo ragazzo, che da dietro assomigliava a Daniel.
Daniel.
Mi tornò in mente perché mi ero sentita male. Le sue braccia su quella biondina, la sua bocca abbandonata, i suoi occhi vogliosi.
Mi girai in tempo, evitando il bellissimo vestito di seta verde di Angelica e vomitai.
«Col cazzo che stai bene!» sussurrò Andrea. «Chiamo un Taxi e torniamo in hotel».
Andrea attraversò la strada e si sporse, pronto a fermare un Taxi. Proprio mentre guardavo lui, vidi arrivare Ania.
Dietro di lei sbucò Daniel, ancora a petto nudo. Era solo.
Quando si avvicinò notai i suoi occhi rossi, pieni di rammarico e capii. L'aveva baciata.
Mi sporsi e vomitai di nuovo. Iniziò a farmi male la gola per lo sforzo. Sentivo lo strano sapore di alcool misto alla cena di quella sera, in bocca.
«Hai visto che cazzo hai fatto!» urlò Ania a Daniel, spingendolo lontano da me.
«Io non ho fatto proprio nulla!» le urlò lui.
Si avvicinò e si inginocchiò davanti a me. Mi prese le mani e cercò di guardami.
«Mi dispiace, io non volevo! Mi è sfuggita di mano...» disse svelto. Non riuscii a formulare una frase di senso compiuto, ma capii. La situazione gli era sfuggita di mano, voleva dire solo una cosa. Sperai che l'avesse solo baciata. Sentii qualcosa bagnarmi il viso, non avevo il comando delle mie emozioni. Era frustrante. Non volevo piangere davanti ai miei amici, soprattutto davanti a Daniel in quel momento. Mi aveva già umiliata abbastanza.
«L'hai baciata?» gli domandai.
Strabuzzò gli occhi e rimase in silenzio, poi abbassò lo sguardo sulle nostre mani.
«Credi che riuscirei a baciare un'altra...» aggiunse.
Mi girai verso Ania. Lei era con lui, l'avrebbe visto. Era mia amica, me lo doveva.
«L'ha baciata?» domandai guardando Ania.
Lei divenne rossa, non poteva mentirmi. Non ne era capace.
Daniel non la guardò, continuò a tenere lo sguardo fisso su di me.
«Io non... c'era troppa confusione...» balbettò Ania.
Chiaro. In quel momento avrei voluto che la mia amica sapesse mentire. Mi asciugai le lacrime sul viso e cercai di alzarmi.
«Dove vai?» mi domandò Daniel, tenendomi seduta con il suo peso.
«Levati!» urlai slegando le mie mani dalle sue, schifata.
Mi osservò con quei suoi occhi verdi tristi.
«Dan lasciala andare...» sentii Andrea alle mie spalle.
Per quanto fosse suo amico, in quello momento stava aiutando me, anche se l'indomani se la sarebbe vista con Daniel lucido.
Aggirai il muretto e mi tolsi le scarpe. I piedi nudi sulla sabbia fresca mi restituirono un altro po' di lucidità.
Mi incamminai verso il bagnasciuga.
Angelica ed Ania mi seguirono in silenzio. Sapevano che le parole non sarebbero bastate a colmare la mia infinita tristezza. Avevo solo bisogno di averle accanto, di sentire la loro presenza.
Camminavamo da qualche minuto in silenzio, quando vidi un gruppo di ragazzi davanti a noi. Anche nell'oscurità della notte vidi i capelli biondi e capii che dovevano essere tutti tedeschi.
Uno di loro continuava a buttarsi o cadere in acqua. Era un ragazzone di quasi due metri. Faceva un gran casino, doveva essere ubriaco.
Gli passammo accanto e dopo pochi istanti sentii un peso morto addosso. Non feci in tempo a capire cosa stesse succedendo, che qualcuno mi tirò in acqua.
Sentii quel tedesco addosso, non sapevo nuotare e anche se l'acqua era bassa, sarei potuta affogare sotto il suo peso.
Finii con la testa sott'acqua, cercai di spingere via quel corpo inerme che mi stava letteralmente schiacciando, ma non riuscii a muoverlo. Allora cercai di tenere il respiro e non bere. Ma non fu così semplice. Poi chiusi gli occhi, sperando.
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Ad ogni costo
RomanceLuna e' all'apparenza una brava ragazza come tante, con un carattere forte. Daniel sembra invece il solito ragazzaccio maleducato da tenere alla larga. Ma le cose non sono mai come appaiono. Due giovani sconosciuti costretti a convivere, una fami...
