Marco mi riaccompagnò a casa, ormai era quasi ora di cena.
Non disse nulla. Rispettava la mia decisione.
Aprii la porta e sentii un profumino delizioso. Sentii dei passi leggeri.
«Sitter c'è la pizza! Muoviti o diventa fredda!» esclamò entusiasta Marta, dopo avermi abbracciata. Mi mancava il suo sorriso e quella dolce fossetta sulla guancia destra.
Mi prese per mano e mi tirò fino in salotto. Mi aspettavo che Dan, sarebbe stato seduto al suo posto, invece non c'era. Avrei voluto parlargli, chiarire. L'avrei fatto più tardi.
Mia madre sbucò dalla cucina.
«Ciao Luna! Lavati le mani e siediti a tavola!» mi comandò.
«D'accordo»
«Luna aspetta, hai del ketchup sulla maglietta!»
Abbassai lo sguardo e vidi una chiazza rossa. Non era ketchup ma sangue, il sangue di Marco.
Avrei voluto dirle che come al solito non vedeva, anzi non capiva. A volte credevo lo facesse apposta, per non complicare il nostro rapporto. Era meglio così.
In bagno, mi scontrai con Giorgio, che parlava davanti allo specchio.
«Oh... Luna... ciao!» esclamò entusiasta di vedermi.
«Ciao Giò!» risposi io ridendo.
Sembrava un pazzo, ma capii subito che si stava esercitando per qualche riunione importante, certo che in pantofole e tuta, era proprio poco convincente.
Avrei voluto chiedergli dove fosse Dan, ma primo non sarebbe stato normale, perché per Giorgio io e Dan neanche ci salutavamo, e secondo lui di certo sarebbe stata l'ultima persona a sapere dove fosse.
Ci sedemmo a tavola e iniziò la conversazione.
«Bhe come è andata oggi Luna?» mi domandò la mamma.
«Mh...» mandai il pezzo di pizza giù in fretta per risponderle e per poco non mi strozzai. «Bene, come sempre!»
Quella era la risposta, sia se andava tutto bene, sia se la mia vita era un inferno.
Quando inizia ad uscire con Marco, non le dissi nulla. Una madre normale avrebbe notato dei cambiamenti in me, soprattutto le anormali uscite, o le strane richieste, tra cui quelle di andare a dormire da un'amica. Lei nulla. Non mi chiese mai nulla, tutt'ora.
«Benissimo! La mia invece è stata una giornata stressantissima!»
Mamma usava sempre allungare le parole, per dargli un significato ingigantito.
«La mia invece la sarà domani!» esclamò Giorgio, di certo riferendosi all'importante riunione.
Guardai Marta. Era fissa sulla pizza, come se si sentisse esclusa.
«Eh tu scimmietta, come è andata la tua giornata?»
Alzò lo sguardo e mi sorrise.
«Bene! Ieri sera mi sono divertita tantissimo da Sara!»
Non era stata l'unica a divertirsi così tanto, ma io non potevo dire nulla. Ripensai a Dan che mi leccava il collo. Risi di gusto.
«Hey come mai ridi? Rendici partecipi!» mi chiese mamma.
«No, nulla. Ho ripensato ad una battuta di oggi...»
«Non te la caverai così... racconta!» aggiunse.
E ora che le dico?
«Pensavo ai capelli blu del nuovo ragazzo di Ania...»
Mamma mi guardò basita. Certo con i capelli blu l'avevo proprio colpita e affondata.
«Ania ha un ragazzo?»
Per poco non mi strozzai con l'aceto. Iniziai a tossire e Giorgio mi porse un bicchiere d'acqua.
Certo era logico. Secondo mia mamma a diciott'anni la cosa strana era che una mia amica avesse un ragazzo.
«Ti sembra strano?» la guardai decisa.
«No, anzi. Sarà l'ora che te ne trovi uno anche te.»
Ad un trattò mi sentii infuocare. Mi risalì una rabbia improvvisa.
«Cosa? Stai scherzando? Tu non sai niente di me! Non mi conosci affatto quindi non permetterti di giudicarmi! Mai!»
Mi alzai e me ne andai furiosa in camera.
Era l'una di notte. Non riuscivo a dormire. In realtà stavo aspettando l'arrivo di Dan. Sentivo come un sasso sullo stomaco. Avevo bisogno di parlargli.
Chissà cosa stava facendo, cosa aveva pensato. E se non tornava a casa per colpa mia? Se non fosse più tornato? Stavo impazzendo. Sentivo di essere ad un passo dalla follia.
Riaprii gli occhi. Mi ero appisolata, no. La luce del sole entrava dalla finestra. Era mattina.
Guardai l'orologio. Le sette e quindici. Mi alzai e cercai di vestirmi il più in fretta possibile. Dovevo vederlo. Mi sentivo così male, per come l'avevo trattato, che andai contro ogni regola. Bussai alla porta della sua camera.
Silenzio.
Non c'era. Era già uscito? Possibile? No! Di certo era giù a fare colazione.
Arrivai in sala. C'erano mamma e Giorgio a fare colazione. Non li salutai. Camminai svelta verso la cucina, ma non c'era. Tornai in sala. Chissà che faccia avevo.
«Luna tutto ok?» mi domandò mamma. La guardavo, ma non la vedevo. Incredibile, era come se avesse resettato la nostra discussione di ieri sera. La odiavo per questo. Anziché affrontare l'argomento preferiva fare finta che tutto andasse bene.
«Eh... si!»
No mamma. Cazzo, no! Non andava bene. Dove era Dan? Avrei ricominciato a discutere con lei se solo avessi avuto un minimo di forze per farlo, ma non ne avevo. Ero concentrata solo su di lui, solo su Dan.
«Ti stavo dicendo... sai di chi era la telefonata di stanotte? Di Dan!» esclamò Giorgio.
Tutto ad un tratto ero interessata alle loro conversazioni. Da brava mi sedetti accanto alla mamma e riempii la tazza di latte.
«A quell'ora? E cosa ha detto?»
Tipico di mia madre. Qualsiasi altra persona, a partire da me, avrebbe chiesto se non fosse successo qualcosa. Ma lei no. Lei era unica, per fortuna.
«Mi ha detto che dormiva fuori. Perché era troppo stanco per tornarsene a casa.»
Ero così presa dalle parole che uscivano dalla bocca di Giorgio, che quando finì la frase, rimasi fissa a guardarlo.
«Luna! Ma che fai?» mi urlò mia madre.
«Ma... non urlare!» esclamai.
Guardai la tazza e mi accorsi, che straboccava di cereali. Avevo praticamente svuotato la scatola dei cereali sul tavolo.
«Ma dove hai la testa?» mi domandò.
«Se fossi una madre normale, forse l'avresti già capito!» esclamai pulendo il tavolo.
Ero nera di rabbia. Perché mia madre non mi capiva e non mi conosceva affatto. Perché Dan aveva dormito fuori, chissà dove e con chi. Perché continuava ad essere tutto sbagliato ed io non sapevo che fare.
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Ad ogni costo
RomanceLuna e' all'apparenza una brava ragazza come tante, con un carattere forte. Daniel sembra invece il solito ragazzaccio maleducato da tenere alla larga. Ma le cose non sono mai come appaiono. Due giovani sconosciuti costretti a convivere, una fami...
