Capitolo 34 - Luna

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Tornati a casa passammo il pomeriggio a studiare, almeno io. Storia. Che palle! Dan invece giocò alla Playstation, lui aveva una memoria da genio incompreso, perché imparò meglio lui di me, quello che avevo da studiare. Non è giusto!

Alle sei e mezza mi vestii, per andare a prendere Marta in piscina.

«Che fai?» mi domandò Dan.

«Mi vesto?» gli risposi.

«Ok. Cambio domanda: dove vai?»

«Ah... non te l'ho detto, devo andare a prendere Marta in piscina!»

Mi guardò e si alzò dal mio letto.

«Vado a mettermi le scarpe!»

Che carino, mi vuole accompagnare.

Quando uscimmo dalla porta d'ingresso, lo vidi prendere i caschi.

«Non ci vorrai andare in moto?» gli domandai.

«Nooo... ci andiamo a piedi, ma è sempre meglio mettersi il casco, non si sa mai!» affermò scherzoso.

Con un gesto meccanico tirai fuori le chiavi della macchina, dalla mia borsa. Le feci ciondolare davanti al suo viso.

«Ah...usiamo armi segrete, bene!» esclamò.

Sorrisi e andammo verso la Polo gialla. Da quando mamma e Giorgio andavano a lavoro insieme, la Polo rimaneva spesso a casa. Quella era la prima volta che la usavo, dopo che la mamma mi aveva dato il permesso.

"Ti dò il permesso di usare la Polo, ma se me la bozzi mi incazzo!" Ricordai svelta le minacce di mamma.

Salii in macchina e l'accesi.

Dan iniziò a ridere.

«Che c'è?» gli domandai.

«E' strano, anzi stranissimo» mi rispose.

«Cosa?»

«Sai non ho mai fatto guidare una ragazza!»

«Ma io non sono una, io sono la tua ragazza!» esclamai fiera.

Mi guardò di sottecchi e si spaparanzò sul sedile.

Misi la prima, lasciai la frizione e accelerai.

Quando arrivammo in piscina, salì al piano superiore per vedere da dietro i vetri Marta. Le sedie erano tutte occupate, tranne una che vide Dan. Si andò a sedere e poi si girò a chiamarmi.

«Vieni!» esclamò.

Mi avvicinai e lui mi tirò a se, con il risultato che mi sedetti sulle sue gambe.

Sentii qualcuno tossire, mi voltai e accanto a noi, su una sedia c'era un signore sulla settantina che mi guardò male.

Ma cosa vuole questo?

Cercai Marta in acqua, ma non la vidi.

«Guardala!» esclamò Dan, indicando con il dito una cuffia gialla. Mamma, ma che cuffia gli hai preso?

«Povera la mia scimmia»

«Certo che tra il costumino fucsia e la cuffia gialla, è proprio impossibile non vederla!»

Ecco appunto, sono ceca come una talpa!

Seguii Marta con lo sguardo. Fece un tuffo, poi un altro ed infine l'istruttore la buttò dal trampolino.

Finalmente mi vide! O meglio, ci vide.

Ci salutò allegra, con quegli occhioni di ghiaccio e ci indicò all'istruttore.

Ad ogni costoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora