«Dormirai con lui?» mi domandò Daniel.
Aveva il viso tirato, gli occhi piccoli e tristi. L'espressione del cattivo ragazzo era inesistente. Il cuore aperto, pronto ad accogliermi e non poteva neanche immaginare quanto avrei voluto buttarmi in quel sentimento. La verità era che avevo paura. La verità era che per tutto il bene che mi aveva fatto, stare con lui, ora primeggiava il dolore.
«Non sono affari tuoi!» riuscii a rispondergli.
Scesi di fretta le scale e mi ritrovai davanti mia madre.
«Come sei bella bambina mia!» sussurrò lei.
Mi si avvicinò e da brava madre premurosa mi scostò un ciuffo ribelle dal viso.
Quel gesto mi accarezzò l'anima e in un istante pensai di dirle tutto. Di raccontarle di Marco, di Daniel e di come mi sentivo io.
«Mamma io...»
Sgranò gli occhi, pronta a ricevere qualsiasi mia parola a braccia aperte. Il suo viso era rilassato, sereno. Come avrei potuto rovinare quel momento di quiete?
«Tutto bene?» mi domandò preoccupata.
«Ti voglio bene!» le sorrisi e mi abbracciò. Poi uscii di corsa.
Salii sulla Golf e notai subito l'ematoma violaceo sul viso di Marco. Fortunatamente Daniel non gli aveva rotto il naso.
Marco si sporse verso di me per baciarmi.
Girai la testa in tempo da lasciare che le sue labbra si posassero sulla mia guancia.
Rimase appoggiato a me qualche istante, poi si rianimò.
«Sei come sempre, una meraviglia» disse.
«Anche tu» risposi e gli rubai un sorriso, sapevo come farmi perdonare.
Indossava una camicia bianca e pantaloni neri. Addosso ad un comune ragazzo sarebbero sembrati scontati, ma sul suo fisico muscoloso e snello erano degni di un Red Carpet.
«Hai già mangiato?» mi domandò.
Come sempre Marco non mi aveva informato della destinazione. Aveva solo tenuto a dirmi che dovevo essere vestita in modo abbastanza elegante e mi aveva raccomandato di mangiare qualcosa.
«Si, padrone. Ho fatto come mi hai detto!» gli sorrisi compiaciuta.
Corrugò la fronte, mi prese la mano sinistra e prima che potessi rendermene conto mi morsicò delicato il mignolo. Adorava farlo ed io urlai come sempre divertita.
Lo guardai attenta. Era così bello. Sembrava non essere cambiato e forse non lo era. Ero io il problema, non lui. Ero io quella ad essere cambiata. Quella ad essersi innamorata di un altro. Innamorata? Mi ero davvero innamorata di Dan?
Eravamo in centro a Milano quando Marco parcheggiò ai piedi di un grattacielo. Era una struttura di ferro e vetro, faceva parte di una nuova zona di Milano che stava ancora nascendo. Cercai di contare i piani ma al ventiduesimo mi andò insieme la vista e mi persi nel buio della sera.
«Spero tu non mi abbia portato in un Hotel! » esclamai sarcastica.
«Ho imparato la lezione...» suggerì. Si riferiva forse al mancato bacio di prima?
«Dobbiamo sbrigarci, siamo già in ritardo!» esclamò guardando il suo Rolex sul polso.
Quel costoso orologio era appartenuto a suo padre e per Marco era un bene inestimabile a livello affettivo. Quando il padre morì più di dieci anni prima, in un terribile attentato che sconvolse il mondo, l'unica oggetto che Marco pretese in eredità fu quell'orologio che fu al polso del padre fino al suo ultimo respiro. Fece incidere all'interno la data di nascita e di morte del padre con le sue iniziali.
13.02.1945 – 11.09.2001
Il ricordo dei momenti in cui Marco si aprii a me, mi distolse dall'attenzione di ciò che ci circondava per qualche minuto.
Ritornai con i piedi per terra quando le porte d'acciaio dell'ascensore davanti a noi si aprirono.
Seguii Marco come un automa.
«Hai detto che siamo in ritardo, ma per cosa?» gli domandai.
Mi sorrise malizioso.
«per chi...» sussurrò.
Oddio. Ad un tratto iniziai a preoccuparmi. Ero agitata. Mi ero focalizzata troppo sul luogo e non su chi avrei incontrato.
L'ascensore si fermò all'ultimo piano e quando le porte si aprirono rimasi a bocca aperta.
La terrazza davanti ai miei occhi era illuminata da luci soffuse. Ne era padrona una grande piscina rettangolare al cui centro era posizionata una piattaforma, ma la vera sorpresa fu la persona che era li.
I capelli brizzolati, la sua chitarra in mano e quella voce magica. Sapevo che era a Milano per l'unico concerto che avrebbe tenuto. I biglietti erano andati sould out nel giro di pochi minuti dalla messa in vendita e non ero riuscita ad acquistarli.
Marco lo sapeva. Sapeva che adoravo quell'uomo.
Non riuscivo a parlare. Guardai Marco con gli occhi lucidi e mi precipitai a contemplare The Boss.
Dici che sei felice e va tutto bene
Continua così, ho tutto il tempo a disposizione
Gli occhi tristi non mentono mai
So che pensi che non sarai mai mia
Va bene piccola, non mi importa
Quel timido sorriso è dolcissimo
Vai avanti, non mi importa
Sai benissimo che rimarrò fermo qui
Bruce Springsteen – Sad Eyes
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Ad ogni costo
RomanceLuna e' all'apparenza una brava ragazza come tante, con un carattere forte. Daniel sembra invece il solito ragazzaccio maleducato da tenere alla larga. Ma le cose non sono mai come appaiono. Due giovani sconosciuti costretti a convivere, una fami...
