Capitolo 45 - Dan

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Quando apro la porta di casa mi rendo conto di non essere pronto. Non abbiamo preparato nessun discorso mentre venivamo qua. Glielo diremo e basta. Sonia di sicuro darà di matto, non sono certo un buon partito per sua figlia. Chissà cosa le ha raccontato mio padre. Quanto lo odio.

Forse sarebbe meglio non dire nulla. Tenerci il nostro segreto e continuare a vivere questa storia senza altre difficoltà. Mi volto a guardare Luna che ha lasciato la sua borsa all'entrata. Non rinuncerò a lei per nulla al mondo, Sonia se ne farà una ragione.

«Ti conviene tenerla in mano, potrebbe servirti come arma di difesa!» suggerisco a Luna.

Arriccia il naso e corruga la fronte. E' tesa come una corda di violino.

La prendo per mano e come ogni volta cerco di infonderle tutto l'amore che provo per lei. L'amore ci darà la forza.

Sento dei rumori provenire dalla cucina. Tiro Luna a me e ci avviamo in cucina.

«Dobbiamo parlarvi!» esclamo appena vedo Sonia e mio padre davanti ai fornelli.

«Si anche io. Questo tuo modo di trattare Sonia è inaccettabile! Finché vivrai in questa casa esigo educazione nei suoi confronti. E' la mia compagna e che ti stia bene oppure no, questo non ti autorizza a mancarle di rispetto.» esclama mio padre tutto d'un fiato, mentre continua a tagliare i pomodorini sul tagliere.

E' nervoso, glielo leggo in faccia. Quando è molto arrabbiato gli si gonfia una vena sul collo, mentre quando è teso succede la stessa cosa con una vena sulla fronte. Eccola li pulsare.

«Ok. Porterò rispetto a Sonia, se lei ne porterà alla mia ragazza!» esclamo io, tentennando sull'ultima parola.

Non ero abituato ad apostrofare Luna come la mia ragazza, mi faceva ancora effetto dato che non ne avevo mai avuta una seriamente. Soprattutto davanti a mio padre.

«La tua ragazza?» domanda mio padre.

«Ma certo Daniel, perché dovrei trattarla male?» aggiunge Sonia.

Poveretta, mi fa quasi pena. Sembra così sicura di se in questo momento. Voglio toglierle quel sorriso compiaciuto di vittoria dal viso. Mi volto verso Luna, che mi guarda compiaciuta. Le passo una mano dietro la schiena, mi abbasso leggermente e mi avvicino al lei baciandola.

Quelle labbra soffici e il calore della sua bocca mi inebriano di felicità, come ad ogni bacio. E' sempre così intenso da farmi sballare. Mi prende e trascina in un altro mondo, il nostro.

Torno con i piedi per terra quando sento frantumarsi qualcosa a terra. Luna si stacca da me, ma la tengo ancora stretta tra le mie braccia, ed io mi volto verso i nostri genitori.

Mio padre è sconvolto e Sonia è pallida in viso. Tiene le mani a mezz'aria e a terra, davanti ai suoi piedi, giace un piatto rotto di ceramica. Sono impietriti.

«Non può essere... non è possibile! Cosa diavolo è successo su quell'isola?» domanda mio padre.

Sonia è ancora immobile.

«Nulla di nuovo rispetto a quello che c'era già stato» rispondo tranquillo.

Luna mi tira una gomitata, un'altra. Ma che ho detto di sbagliato?

«Io e Luna stiamo insieme da qualche settimana...» aggiungo.

«Da qualche settimana? E noi non ce ne siamo accorti? Non è possibile! Cara di qualcosa!»

Mio padre strattona Sonia, che finalmente si rianima.

«Come hai potuto?» accusa Luna.

Luna la guarda sconvolta.

«Mi stai domandando come ho potuto innamorarmi di Daniel? Perché io lo amo, mamma! Non intendo rinunciare a lui, perché tu credi non sia la persona giusta per me.»

Pronuncia l'ultima frase con la voce tremante. La stringo più forte a me. Sento che potrebbe crollare da un momento all'altro.

«Maledetto! L'ho pensato dal primo giorno in cui siamo venuti ad abitare in questa casa, che saresti stato una sciagura! Ma ero sicura, così sicura di aver cresciuto mia figlia con dei sani principi, che non avrei mai potuto immaginare... questo!» esclama indicandoci, con disprezzo.

Maledetto, sciagura e tutto quel disprezzo nei miei confronti iniziano a farmi ribollire il sangue nella testa.

«Mamma smettila! Daniel è una persona meravigliosa. Il problema è che non lo conosci. Mi hai insegnato a non giudicare le persone dall'aspetto o da quello che raccontano gli altri, ma a conoscerle.» interviene Luna.

«Non capisci, sei ancora una bambina e lui è una disgrazia! Ti sta raggirando come vuole... Li conosco bene quelli come lui!»

«Sonia basta. Daniel è mio figlio e lo stai dipingendo come il demonio. Non è un ragazzo perfetto lo so, ma è un bravo ragazzo. A volte fa delle grandi stronzate, ma non si droga e non beve. Non ha mai ucciso nessuno e l'unica persona con cui dovresti prendertela se non ti va bene com'è, sono io. L'ho cresciuto viziandolo, ma negandogli amore, perché non sapevo cosa fosse quel sentimento.»

Non credo alle mie orecchie. Mio padre mi sta difendendo e si sta assumendo le sue responsabilità. Sta ammettendo di avermi cresciuto senza amore.

«Mi dispiace Daniel, potrai mai perdonarmi?» mi domanda mio padre con gli occhi lucidi.

Dovrei perdonarlo? Sento di averlo già fatto. L'ho perdonato nell'istante in cui ha ammesso le sue mancanze.

«Solo se tratti bene la mia ragazza...» sussurro.

Luna scoppia a ridere.

«Sonia io amo Luna, non rinuncerò a lei. Abbiamo già affrontato varie situazioni critiche, ma siamo rimasti insieme. Siete l'ennesimo problema da affrontare, ma non sarete voi a dividerci.»

Suona come una minaccia, ma è solo un avvertimento. Credo.



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