Capitolo 43 - Dan

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Sentivo russare Andrea da qualche minuto. Anche lui aveva faticato ad addormentarsi, ma io quella notte non avrei dormito. Non dopo quello che era successo. Non dopo quello che avevo combinato. Avevo ferito Luna nel profondo, l'avevo letto nei suoi occhi. Quella scintilla che brillava nel suo sguardo quando stava con me, era svanita.

Anche se prima mi aveva respinto, avevo bisogno di vederla, di assicurarmi che stesse bene.

Scesi dal letto, spostai la pesante tenda ed aprii la finestra. Uscii sul balcone e la richiusi. Puntai la bassa ringhiera alla mia sinistra. Era alta forse ottanta centimetri, non ci avrei messo molto a scavalcarla.

Scavalcai e mi ritrovai davanti la finestra delle ragazze. Le tende erano tirate e non si vedeva nulla all'interno della stanza. Merda, non ci avevo pensato.

E se non stesse dormendo?

Decisi di bussare. Dovevo vederla. Dovevo parlarle. Dovevo convincerla a perdonarmi. Dovevo essere sicuro che fosse ancora mia.

Era li imbambolata a fissarmi, dopo che le avevo vomitato addosso tutto quello che provavo per lei, compresa la mia folle paura di perderla.

Allungò una mano verso di me, mi prese per mano e mi trascinò sul letto matrimoniale. Guardai Ania e Angelica dormire sul letto accanto al nostro. Poi tornai a guardare Luna incredulo. Voleva fare l'amore con le sue amiche nel letto accanto?

«Non farti strane idee, voglio solo dormire. E visto che mi hai svegliata, farai meglio a fare silenzio!» mi ricordò a bassa voce.

Nell'oscurità della notte non riuscivo a vedere distintamente il suo viso, ma ero certo che avesse sorriso.

Si sdraiò dandomi le spalle. Mi avvicinai a lei e sfiorai le spalle. Sussultò. Il suo corpo rispondeva ancora al contatto con il mio. Infilai la mia mano sotto il suo braccio e arrivai fino alla pancia, poi la tirai a me. Le sfuggì un verso roco di stupore.

Misi il viso tra i suoi capelli, le labbra vicino l'orecchio e soffiai. Sussultò di nuovo.

«Lo vedi come il tuo corpo risponde al mio...» sussurrai, tirandola più a me. Feci salire la mano dalla pancia al petto e mi fermai all'altezza del cuore. Iniziò a battere forte.

«Non posso stare senza di te e tu non puoi fare a meno di me!» aggiunsi.

«Mi odio per questo!» la sento rispondere con voce tremante.

La giro verso di me e finalmente posso guardarla negli occhi. Sta piangendo.

«Questo sentimento che c'è tra noi è qualcosa di profondo e allo stesso tempo sconvolgente. Anche io ho... una fottuta paura!» Le asciugo le lacrime passandogli il pollice sotto gli occhi.

«Una cosa che so è che è raro! Non sarà una passeggiata, avremo momenti difficili, ma quelli belli li spazzeranno via. Lotterò per te, lotterò per noi sempre.»

Mi guarda con quegli occhi lucidi e mi sembra di rivedere quella luce d'amore.

«Dove l'hai letta questa?» mi domanda ridendo.

Sbuffo alzando gli occhi al cielo.

«Posso dirti una cosa? Sarò sincero!» esclamo

«Se proprio devi...»

«Ho bisogno di baciarti...» sussurro tenendo gli occhi fermi sui suoi.

Si alza dal letto e si incammina verso la porta della camera. La guardo di spalle, con quel suo corpo perfetto che mi manda continui segnali sessuali. Poi apre la porta del bagno e si volta verso di me.

«Ti muovi o resti li?» mi domanda.

Scatto giù dal letto e le vado in contro.

«Cosa hai intenzione di fare?» le domando accarezzandole le spalle e spingendola in bagno.

«Dici continuamente che ci sono tante cosine che vorresti farmi e che neanche immagino...» sposta un pò il braccio e fa cadere la spallina della canotta, lasciando scoperta la spalla ambrata.

«Io? Ti sbagli non sarei mai così volgare...» rispondo abbassandomi a succhiarle la spalla.

«Testuali parole» la sento ridere.

«Sei sicura che posso farti ciò che voglio?» le domando. La sento sussultare, forse un po scioccata da quella domanda.

«Ed io posso?» mi domanda dopo essersi voltata a guardarmi. Infila un dito sotto il colletto della mia maglietta e segue il girocollo, poi me la sfila. Inizia a baciarmi dalla clavicola, scende al petto e prosegue sugli addominali, per finire sotto l'ombelico. Tutto molto lentamente.

Con uno scatto mi abbassa i boxer e mi lascia senza fiato quando si appropria di lui.

Mi aggrappo al lavandino e la lascio fare. La fermo prima che mi faccia venire. Non voglio sporcarle quella meravigliosa bocca. Non ancora.

«Alzati piccola...» le comando.

Ha lo sguardo affamato. Come potrei fare a meno di lei?

Mi siedo sul gabinetto e la tiro a me. Le sfilo i pantaloncini e poi le mutandine. Si tira via la canotta e mi lascia a contemplare quelle meraviglie.

«Ci sono le tue amiche, oltre questo muro...» esclamo picchiettando sulla parete alla mia sinistra.

«Vorresti invitare anche loro?» mi domanda socchiudendo gli occhi. Non sono sicuro che lo dica solo con velata gelosia.

«Mi stai facendo una proposta?» le domando.

«Mai dire mai!» esclama ridendo.

E' proprio affamata. Ma so che non lo farebbe mai, non è il tipo.

«Vado a svegliarle!» esclamo accennando ad alzarmi.

Mi spinge a sedermi sul gabinetto e mi sale sopra.

«Dove credi di andare?»

Mi fiondo sulla sua bocca e la bacio con foga. E' così calda, ed ha un sapore così buono. Rieccolo animarsi.

«Ho bisogno di sentirti mia!» le sussurro mentre le entro dentro, dopo essermi assicurato che sia pronta.

«Io sarò sempre tua, Dan!» geme.

Quella sua confessione mi inebria di gioia. La afferro dalle natiche e mi alzo, tenendola in braccio mentre sono ancora dentro di lei. Spalanca gli occhi meravigliata. L'appoggio al muro e lei intreccia le gambe dietro al mio sedere. Spingo il bacino e la sento gemere. Voglio di più. Spingo forte e poi rallento. Amo darle piacere, ma questa volta voglio che aspetti paziente. Mi guarda elettrizzata.

«Mi vuoi?» le domando mordendole il lobo dell'orecchio.

«Dan...» sussurra lei a denti stretti.

Do una spinta secca e mi fermo.

«Allora?» le chiedo nuovamente.

«Così mi uccidi!» risponde lei esasperata.

La bacio e rido sulle sua labbra.

«Ti amo» le dico e poi ricomincio con la folle danza.



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