Capitolo 29 - Dan

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Quando mi svegliai, trovai Luna tra le mie braccia. Aveva il viso coperto da ciuffi ribelli, che soffiai via. Dormiva tranquilla e il suo viso aveva un espressione serena, di beatitudine.

Aveva le braccia abbandonate lungo i fianchi. Le accarezzai la schiena e salii fino al seno. Era gonfio e sodo. Cercai la piccola cicatrice rosea che ero sicura di aver visto quella notte. La trovai sul seno sinistro, era abbastanza in basso da non averla mai notata da vestita, neanche con le magliette più scollate. Non resistetti, mi avvicinai e la baciai.

«Sei un pervertito!» sussurrò Luna con la voce impastata.

Scoppiai a ridere. Non volevo svegliarla, ma così sarebbe stato tutto più divertente.

«Per così poco?»

«Potevi svegliarmi, non mi pare giusto che tragga benefici solo te...» rispose svelta.

«Mi trattengo solo perché so che dall'altra lato della casa ci sono i nostri genitori, non che me ne freghi ma a te si, altrimenti ti prenderei qua in questo preciso momento!» le sussurrai all'orecchio, lentamente come una minaccia.

Come risposta mi baciò e mi morse il labbro inferiore.

Mi alzai e le salii a cavalcioni sopra. Non ne avevo mai abbastanza delle sue mani, delle sue labbra, della sua lingua.

Toc. Toc.

Qualcuno bussò alla porta ed entrambe scattammo in piedi spaventati. Luna mi guardò con gli occhi sbarrati.

Dov'è il problema? Eravamo maggiorenni e consenzienti.

«Nasconditi in bagno!» sussurrò Luna.

«Non esiste...» le risposi.

Mi guardò implorante.

«Tu piuttosto copriti! Se mio padre dovesse vederti nuda, potrei impazzire!»

Alzò gli occhi al cielo e tirò fuori una maglietta dalla cassettiera, abbastanza lunga da coprirle a filo anche il sederino.

Mi avvicinai alla porta e l'aprii.

Non c'era nessuno.

«Dov'è Luna?»

Abbassai lo sguardo e vidi Marta. Era in pigiama e aveva gli occhi assonnati. Stringeva il Re Leone ed era scalza.

«Scimmietta vieni qua!» esclamò Luna, sorpassandomi e prendendo sua sorella in braccio.

Le osservai per qualche minuto in silenzio. Erano strette in un abbracciò cosi caloroso, che le invidiai. Invidia quel rapporto così profondo di fratellanza, che avrebbe retto per sempre. Per una volta mi pentii di essere figlio unico.

Luna appoggiò Marta sul letto, le fece qualche coccola e lei si addormentò.

«Scendiamo a fare colazione?» mi domandò baciandomi sulla guancia, con la stessa dolcezza con cui aveva appena baciato Marta.

Le accennai un si.

«E' ora di vestirsi, piccolo pervertito!» esclamò tirandomi uno schiaffo sul sedere.

«Ai suoi ordini maestà» le risposi ridendo.

La domenica pomeriggio, decidemmo, in realtà decise Luna, di andare al cinema a vedere un film.

Sinceramente non ricordavo nemmeno il titolo. Luna me l'aveva ripetuto svariate volte, ma ogni volta che mi guardava, mi perdevo nei suoi occhi.

Andammo in un cinema vicino casa. Era una multisala, un classico.

Dopo aver legato la moto, la presi per mano e andammo verso la biglietteria.

Ad ogni costoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora