Quindici

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Ricapitolando avevo evitato di baciare Mike e combinare qualcosa per la moralità che si era stesa su di me come una coperta, al pensiero che stesse con la sua collega. Poi sapendo che non fosse così e che era una persona di etica dubbia, avevo deciso con me stessa di provarci con lui, mentre ora lo vedevo baciarsi puramente con quella bellissima ragazza dai capelli biondi grano, occhi azzurri e fisico minuto.

Scossi la testa e nel mio essere leggermente brilla sussurrai a me stessa: "cazzo te ne frega" prima di voltarmi verso gli altri e annuire quando mi chiesero se fossi pronta per andare a ballare sotto quelle luci basse ed intime.

Ballammo a tre facendo una sorta di hot dog, dove Andrea era il wurstel - non per i suoi genitali - e cantammo Come Into My Life alzando il pugno ed urlando in modo ignorante: "PO PORORO PO PORORO".

In un momento di goliardia, ci riunimmo tutti in cerchio, sotto la musica house di quella canzone, e saltammo. Solitamente qualcuno si aggiungeva sempre ma quella sera iniziarono a saltare tutti, perfino quelli al di sopra della balaustra ci incitavano e scoppiai in una risata fragorosa e catartica. Eravamo chiaramente imbarazzanti e chiassosi.

Non so bene chi scegliesse le canzoni e chi avesse quei lampi di genio da passare dalla musica house al grunge ma apprezzai molto. Lithium ci rese subito più lenti e incapaci di ballare, ciondolavamo e basta urlando le parole della canzone. Al "today i've found my friends, they're my head" alzai leggermente la testa, guardando più in là, oltre le spalle larghe di Alessio di fronte a me, vidi Mike pomiciare con la ragazza bionda. Mimai le parole della canzone, cercando di dargli poco conto ma non riuscivo a distogliere gli occhi da quel lento bacio. Non perché fossi una guardona ma perché ero stupita, mi chiedevo fino a che punto una persona potesse arrivare. Cercavo di non essere bigotta e con la mente aperta, ma probabilmente e semplicemente non riuscivo ad esserlo. Cercai di capire il suo punto di vista, non era impegnato ed era libero di farlo a casaccio e volevo crederci, volevo non giudicare, quindi feci spallucce ricordandomi la parola "libero" e cercando di marchiarla a fuoco nel mio cervello, come mantra motivazionale per lasciarlo stare. Stavo per abbassare lo sguardo quando il suo si alzò e sembrò puntare nel mio. Baciava quella ragazza e continuava a fissarmi.

Continuai ad avere quell'impressione ancora per interminabili secondi. Non so se il mio era un tentativo di auto convincimento ma pareva fosse così mentre apriva quelle labbra per baciare quelle della ragazza di fronte a sé. A meno che non avesse evidenti problemi e gli piaceva tenere gli occhi sbarrati e fissare gente mentre pomiciava, giusto per sentire più adrenalina scorrergli nelle vene. Era una sorta di pervertito a modo suo. O forse lo era in modo oggettivo.

Sotto le luci blu, il suo sguardo incatenato al mio, le labbra che si muovevano lentamente, la sua lingua che cercava quella della ragazza e le mie sopracciglia aggrottate, il viso crucciato da una smorfia di disgusto e il mio corpo che veniva sbarellato da quello dei miei amici. Potevo quasi sentire il rumore di quella pomiciata e chiusi gli occhi per cercare di non pensarci più, ma quel rumore non se ne andava via e continuava a ripetersi nella mia testa, mentre ricordavo le immagini.

"Che schifo cazzo" pronunciai ad alta voce, certa che nessuno mi sentisse in quanto la musica sovrastava il mio tono.

Mi avvicinai ad Andrea che era al mio fianco, poggiai una mano sul suo braccio cercando di fargli capire che gli volevo parlare. Lui si abbassò leggermente, io mi alzai sulle punte delle mie scarpe per arrivare a dirgli nell'orecchio: "devo andare in bagno". Lui annuì, con quella sua perenne espressione da sveglione che lo contraddistingueva, per poi abbassarsi verso di me e affermare: "dimmi se c'è qualche movimento in bagno, magari vendono qualcosa." Distolsi il viso, lo alzai e lo guardai seria. "Stai pulito per una settimana, Andre!" urlai guardandolo il faccia. Lui fece un risolino, si accasciò su di me lasciandomi un bacio sulla spalla coperta dal tessuto prima di togliersi e lasciarmi andare.

Andai a chiedere al ragazzo dietro al bancone informazioni riguardanti il bagno. A quanto pare al lato sinistro dell'entrata vicino al guardaroba esposto e al tavolino in legno. Vidi la porta marrone scorrevole ed entrai. Vi era una sorta di zona franca, con lavandini e specchi, pavimento in mattonelle beige con sfumature marroncini, e a fine della stanza due porte diverse, una con l'insegna per le ragazze e l'altra per i ragazzi.

Andai in bagno e prima di fare pipì, dovetti analizzarlo. Il mio igiene mi imponeva di farlo sempre e di stare sempre allerta quando ero in un bagno pubblico, soprattutto se questo poteva essere potenzialmente più sporco di altri. Per fortuna non vi erano tracce evidenti di sporcizia e c'era anche un detergente spray vicino al porta carta igienica. Ne spruzzai un po' sulla carta igienizzando la maniglia, la tazza - con estrema cura e attenzione - e lo sciacquone, il tutto lo ripetei una seconda volta, giusto per esserne certi.

Ero sorpresa dal fatto che non vi era una turca, che era oggettivamente più igienica, ma un water. Dovetti fare la pipì come sospesa e con uno sforzo delle gambe, che non avrei fatto nel caso ci fosse stato un altro tipo di sanitario.

Uscì dal bagno, con le braccia leggermente alzate, con le mani belle in vista per dirigersi il più in fretta possibile verso il lavandino. La manica del mio vestito era già a tre quarti, così da evitare un arrotolamento indesiderato con le mani sporche. Chiusi la porta con il piede e quando alzai il viso rotai gli occhi al cielo alla scena che mi si presentava davanti: una coppia che stava per fornicare vicino ai lavandini. Cercai di non dargli peso, ma mentre io passavo le mani sotto il getto dell'acqua, lui, un tamarro con la crestina, posizionava lei, senza collant, sul lavandino e si infilava fra le sue gambe nude. Ebbi paura di vedere qualcosa che i miei occhi non avrebbero dimenticato, perciò cercai di fare in fretta.

Presi la carta per pulirmi le mani, mentre lei emetteva gemiti assurdi, nemmeno nei porno vi erano, gettai la carta riciclata nel cestino, mentre la porta del bagno maschile si apriva. Io lanciai uno sguardo alla coppia che si strusciava vigorosamente, cercando di fare un petting, prima di uscire, quando sentì una voce famigliare dire qualcosa in inglese. Mi voltai e vidi Mike divertito mentre gli consigliava di prendersi una stanza, o un bagno. Supposi che fossero amici ed uscì dal bagno, per infischiarmi di lui e dei due scostumati. Avranno pur avuto una casa, un ponte sotto cui stare appartati a fare cose.

Andai dai miei amici, che trovai intorno al tavolino sudati, leggermente sfatti, chi più - Silvia - chi meno, che parlavano ad alta voce riguardo all'andare a fumare. "Io non ho più sigarette" si lamentò Rosa, lasciando il pacco vuoto sulla superficie piano. Mi sedetti e li guardai mentre cercavano sigarette e contavano quelle rimaste. "C'è un distributore mi sa qui vicino" enunciò Alberto, "mentre venivamo, l'ho visto."

"Perfetto, devo fumare anche io" continuò Alessio, mentre tutti si alzavano dal tavolino. Io guardai l'ora: 1:13.

Andammo verso il guardaroba, ci eravamo portati tutti qualcosa con cui coprirci una volta che saremmo usciti dal locale, sudati e con la temperatura probabilmente variata rispetto all'ora di entrata. "Andate via?" sentì dire. Mi voltai, riconoscendo la solita voce e vedendo Mike. Io annuì. "Devono comprare le sigarette e poi andiamo all'hotel."

"Pensavo che incontrarci avrebbe portato a chiacchierare almeno mezzo minuto" commentò lui, con un flebile e malizioso sorriso dipinto sul viso olivastro. "Mi dispiace, mi sembravi preso da altro" avrei voluto stare un po' con lui, senza una motivazione realmente valida, ma mi sarebbe piaciuto, ma non c'era semplicemente stato tempo. "Se stai, ti accompagno poi io" continuò lui. Mi vennero i brividi al pensiero di dover passare le prossime ore vicino a lui, la bionda e i loro limoni. "Ti ringrazio ma preferisco tornare con gli altri."

Lui fece spallucce, "come vuoi" disse, "buon fine serata." Gli sorrisi, "anche a te."
"Lo spero" replicò lui con un ghigno allusivo.

First of all questa storia è arrivata quasi a 500 visualizzazioni totali e sono felicia.
Non sapevo bene se fosse possibile pubblicare qualcosa qui seppur fossi conosciuta solamente da me e me stessa ed essere calcolata in qualche modo, quindi grazie. 🌸
Seconda cosa ho un sacco di bozze - cartacee e non - su questa storia e la stavo mentalmente sviluppando in un certo modo solo che ora ho in mente un'altra cosa perché ho paura che come la volevo fare in principio, diventi troppo scontata, e sia mai.
Quindi suppongo che farò un cambio di direzioni, prenderò in mano le mie bozze e il mio quaderno e cambierò tutto quello che volevo fare.

In ogni caso, grazie grazie grazie a voi che leggete questa cosa e spendete un po' del vostro tempo. ❤️

The bird has flown awayDove le storie prendono vita. Scoprilo ora