Durante la cena con le mani indicai a Mike l'ora in cui saremmo usciti, ergo nove e mezza, il che voleva significare che per arrivare al cotanto atteso locale ci sarebbe voluto un po', giusto perché il nostro orientamento era pari a quello di Dora l'Esploratrice che chiede dov'è la montagna e ce l'ha dietro la schiena, e non sapevamo ancora quale fosse la strada in cui si trovava.
Andai in camera dei ragazzi a fine cena, in quanto l'Anita mi avvertì che la sua doccia sarebbe durata da una mezz'ora ad un'ora, e non avendo la televisione in camera e avendo i miei migliori amici a distanza di un paio di piani, decisi di fare una piccola incursione.
La stanza dei ragazzi era come la nostra, solo più grande e con un letto a castello. Per il resto lo sfondo in cui vivevano momentaneamente era uguale al mio e dell'Anita.
Alessio stava nel letto inferiore a castello, mentre Alberto in quello superiore mentre Andrea, in quello singolo, posto all'altro lato del muro.
"Ti lasciano solo perché sanno che sei in cattività?" Chiesi sedendomi sul letto di Alessio, momentaneamente libero in quanto lui era in bagno.
"Esattamente" replicò Alberto non lasciando parlare l'altro moro. Poggiai la schiena contro il muro, sedendomi compostamente e cercando di non disfare il letto di qualcun altro.
"Io penso che quando finiranno le superiori proverò a seguire un corso per diventare personal trainer o andrò all'università, sempre seguendo le stesse linee" confessò Andrea fissando il soffitto, perso nelle sue stesse parole. "Io sicuramente studierò ingegneria" affermò Alberto, "continuerò a giocare a basket ma probabilmente diventerà solamente una sorta di hobby."
"Puoi sempre far del tuo lavoro la pallacanestro e avere la laurea. Cioè, diventerà utile quando sarai vecchio e non potrai più giocare" consigliai. Era bravo, giocava già nei Grissin Bon, avrebbe fatto sicuramente strada con l'andare del tempo e sapevo che ci credesse anche lui, sia nell'essere conscio della sua bravura che nella sua fortuna.
"Te che vuoi fare?" domandò Alberto. Feci spallucce seppur non mi vide nessuno, Alberto era sopra di me e Andrea fissava il cielo di calci e struzzo. "Non lo so" ammisi. Vivevo nella consapevolezza di non potermi permettere l'università, neppur tramite borse di studio in quanto mia madre avrebbe comunque dovuto sborsare qualcosa. Non mi affliggevo però, avrei sempre potuto iniziarla un anno o due dopo, sempre se avessi trovato una strada a me consona, una volta trovato un lavoro che poteva permettermi di auto pagarmela. Vi era però anche la paura di non riuscire a trovare lavoro, di non fare nulla della mia vita, di essere senza obiettivi né sogni o soldi. La vita è sempre così difficile e se sei solo una persona mediocre ed instabile, lo è ancora di più.
Riuscì ad andarmi a lavare verso le otto e quaranta. Mi profumai, lisciai i capelli, mi truccai e mi vestì velocemente con i collant neri e un vestito leggero, senza forme ma che seguiva le tue, che arrivava al ginocchio. Infilai le scarpe da ginnastica nere con la suola alta color daino, pulì gli occhiali da vista, mi guardai un'ultima volta allo specchio dichiarando: "poteva andare peggio...ma anche meglio." Ed uscì dal bagno.
Scendemmo nella hall dove vi erano già tutti.
Prendemmo la metro e fra i vari cambi in un quarto d'ora arrivammo; scendemmo vicino al "Principality Stadium Experience" che da quanto capimmo era uno stadio in cui si svolgevano delle conferenze. Alberto che aveva il giga per navigare all'estero ci guidò da quel punto fino al locale. Erano sette minuti a piedi, un nulla praticamente.
Arrivammo nella Mill Lane, pochi minuti e vedemmo la nostra destinazione voltando il viso verso sinistra, mentre alla nostra destra vi era un palazzo in costruzione. Proprio vicino al locale con l'insegna colorata, non so se fu un segno del destino che anch'essa fosse arancio o era solo un colore amato dei gallesi, vi era un "bridal centre" che Rosa fissò a lungo come ammaliata. "Non credete che sia un po' presto?" domandò Andrea guardando l'orologio nel suo cellulare. 22:03. Io annuì, "ormai ci siamo" commentai, facendo spallucce. Ci potevamo sempre sedere e prendere da bere, stando un po' fra noi - come se non lo facessimo sempre.
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The bird has flown away
Novela JuvenilIn una gita scolatica a Cardiff, Noemi, incontrerà Mike Bird, aspirante cantante. Intraprenderà con lui una sorta di amicizia che finirà ufficialmente il giorno del suo ritorno in Italia. Si porterà dietro, per mesi, l'umiliazione della conoscenz...
