"Pensavo mi fosse permesso" disse dopo aver smesso di ridere. Si alzò e mi prese per mano, "vieni che ti mostro come fare gli squat. O preferisci il ponte per i glutei?" domandò voltandosi verso di me e fermandosi vicino al multipower.
"Non ho la minima idea di che sia" replicai, ancora stordita. Non li capivo, non capivo lui e quel suo strano carattere, non riuscivo proprio ad essere completamente empatica, non comprendevo che gli passasse per la testa. "Allora ponte per i glutei" replicò, fermandosi dalle panche. Ne girò una orizzontalmente, prendendo un bilanciere, aggiungendoci due chili e mezzo per parte e mostrandomi la posizione.
"Che sarei batman?" chiesi una volta che lo vidi posizionarsi. La testa sulla panca, le scapole anche, il bilanciere sulla vita, i piedi avanti leggermente a rana. Lui rise e si alzò facilmente tenendo per sé il bilanciere, "posizionati che poi te lo do."
Mi posizionai facilmente senza il bilanciere. Poi me lo posizionò sotto i fianchi e iniziai ad andare su e giù con il sedere, alzandolo molto in quanto mi spiegò che il gluteo lavorava in quella posizione di tensione. Dopo una serie da quindici alzai leggermente il viso per guardarmi allo specchio, facevo davvero cagare in quella posizione con le tette che da lì a poco mi avrebbero soffocato. "Come cazzo mi alzo adesso?" chiesi guardando in alto verso Andreas che con le braccia conserte giudicava ogni mio movimento. "Provaci" replicò divertito.
Cercai di alzarmi e finì sbilanciata verso sinistra, quasi cadetti se lui velocemente non mi avrebbe preso per le spalle, per riportarmi alla giusta posizione. "Non credo faccia per me" espressi il mio sincero parere. Il difficile non era tanto nell'esercizio quanto nel togliermi dalla posizione a rana inversa, senza cadere, farmi male e creare buchi nel pavimento con lo strato morbido nero a ricoprirlo.
Guardai nello specchio, lui era inclinato sopra di me che mi reggeva le spalle con le mani mentre io ero rannicchiata con le gambe piegate e il bilanciere sulle cosce. "Ne hai altre due serie" mise su un tono da maestro severo che prestò mi riportò alla realtà delle cose. "Ma tu non ti alleni? Soffro solo io?" chiesi alzando il viso, incontrando il suo distante forse mezzo metro. Ci guardammo qualche secondo, io lo avrei volentieri baciato perché il mio cervellino bacato aveva già dimenticato quello che mi aveva detto nei giorni prima ed avevo accettato velocemente il suo tentativo di scuse. Ed il suo viso era bellissimo. "Adesso ci alleniamo insieme in stanzetta, finisci il ponte" si abbassò, mi stavo aspettando un bacetto, qualsiasi cosa ma nulla. Si abbassò per poi rialzarsi e io rimasi lì come una fessa ad aspettare ancora qualcosa che non sarebbe venuto. Tornai nella mia posizione, ne feci quindici, scesi dalla posizione scivolando, minuto di pausa, posizione, altri quindici e caduta finale.
Andreas prese velocemente il bilanciere dalla mia mano, mentre scivolavo come una pera sul lato, per poi scoppiare a ridere. Mi alzai aiutandomi con la panca, "grazie eh" pronunciai mentre lui con il bilanciere nelle mani continuavi a ridere, "che coordinazione grandiosa" disse fra le risate.
"Che gentiluomo" replicai andando nella stanzetta, prima recuperando l'asciugamano sopra gli armadietti, lasciando lì la bottiglietta.
Lo aspettai nella stanzetta con la schiena contro la spalliera e lo vidi entrare sorridendo ampiamente. Aveva un gran bel sorriso, solare, ampio e sincero. "Addominali?" chiese. Feci spallucce, "sei tu il maestro, no?"
Lui rise prendendo due tappetini, posizionandoli per terra uno al fianco dell'altro. Si sdraiò sopra quello a destra, posizionando sotto di lui l'asciugamano, lo seguì velocemente. "Ricordati di non alzarti troppo quando li fai, devi fare una sorta di mezzo piegamento" spiegò voltando il viso verso di me e posizionando le mani sotto la testa così da contrarre i bicipiti. Dovevo smorzare gli ormoni per cercare di sopravvivere. Guardai lui fare il primo e poi cercai di imitarlo. La prima serie da quindici andò bene, durante la seconda però, arrivata al nono sentì una sofferenza pervadermi lo stomaco, riuscendo difficilmente a tirarmi su ancora. Finì la seconda serie aprendo le braccia, finendo una sul pavimento morbido e l'altra sulla pancia di Andreas, tesa e dura. "Uccidimi" lo pregai. Lo sentì ridere sotto il mio braccio.
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The bird has flown away
Teen FictionIn una gita scolatica a Cardiff, Noemi, incontrerà Mike Bird, aspirante cantante. Intraprenderà con lui una sorta di amicizia che finirà ufficialmente il giorno del suo ritorno in Italia. Si porterà dietro, per mesi, l'umiliazione della conoscenz...
