Cinquantadue

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Mi allontanai da lui, piuttosto velocemente, quando mi resi conto che il mio cervello non era in grado di decidere per un'emozione ed andare avanti con quella.
Prima odiavo Mike e poi avrei voluto spalmarmelo addosso. Non aveva assolutamente senso e poi c'era Andreas e il suo silenzio stampa.
Sospirai. La vita era comunque difficile che io avessi o meno un cervello bacato - ed era chiaro che ce l'avessi.

Fui assolutamente stranita quando lui evitò di dire qualcosa sul mio lungo bacetto, sorridermi leggermente e cambiare discorso. "Come hai detto che si chiama?"
Dischiusi leggermente le labbra colta di sorpresa.
Non sapevo se prendere positivamente il fatto che stesse evitando di prendermi in giro, oppure negativamente il suo sorridono quasi a disagio.
Sbarrai lievemente gli occhi: forse non voleva un bacio da me, nemmeno uno così casto.
Ma perché allora tutte quelle battute, le mani sulle spalle e il bacetto in fronte? Per fotterti il cervello, lo fa sempre, mi ricordò la mia coscienza che ogni tanto aveva anche ragione a palesarsi.

Assottigliai gli occhi. Lo faceva apposta a comportarsi così, affinché io potessi dargli una mano ed una volta finita questa ricerca lui mi avrebbe nuovamente rifiutato e fatto sentire dolorosamente male.

"Che hai?" Domandò divertito, "hai la faccia da psicopatica."
La mia bocca formò una "o" esterrefatta. "Hai anche il coraggio di chiedermelo?" Scattai e mi alzai in piedi, finendo di fronte a lui, ancora seduto, che gli puntavo l'indice contro.
"Si...?" Lui di certo sembrava confuso ma questo non lo rendeva meno colpevole.
"Mettiamo anche che tu non sappia cosa tu stia facendo, sei un pezzo di merda."
Scoppiò a ridere, gli occhi socchiusi, le rughette d'espressione e la testa leggermente all'indietro.
"Ma che hai" riuscì a dire fra le risate.
"Vaffanculo" affermai prima di camminare velocemente verso l'uscita. O quella che pensavo fosse.

C'erano davvero tanti corridoi intrecciati e per qualche oscuro motivo finì al corridoio del piano superiore. Mi sporsi oltre la balaustra e potei vedere Mike con la testa alzata che mi guardava. Le sue braccia erano aperte, "che cazzo fai?"
Mi grattai una tempia confusa. "Non lo so" ammisi, "volevo uscire e sono finita qui" replicai sincera.
La mia idea era quello di lasciarlo dentro da solo, per poi aspettarlo fuori e tornare in hotel - grazie alla sua guida dal momento in cui lui aveva le chiavi e quindi i soldi - e non rivolgergli la parola almeno fino al giorno successivo.
Forse non sapeva, era incosciente del fatto che mi stava trattando estremamente bene facendomi illudere. E forse non sapeva che una volta finito tutto, mi avrebbe rifiutato nuovamente.
Forse lui funzionava così, nemmeno se ne rendeva conto.
O forse no, era solo nato stronzo.
Una opzione fra quelle doveva pur essere.
"Ma che è successo?"
Un paio di persone passarono dietro di me.
Non c'era molta gente quel giorno, qualche via vai, ma mi aspettavo un ammasso di camorristi con pistole che si dicevano fra loro in accento napoletano: "spara, spara!"
"Non lo so" replicai, "avrò preso il corridoio sbagliato. Non lo capisco sto coso, è tutto un casino."
"No, che ti avrei fatto io, intendo" aggiunse per spiegarsi meglio. "Oh" dissi, "sei il solito stronzo" gli spiegai, piuttosto calma. Non sapevo bene perché ma la rabbia aveva smesso di ribollire e si era stabilizzata, quasi fino a diventare tranquillità.
"Ma che ho fatto?" Continuò, la voce si era alzata di un'ottava, segno che stava per iniziare ad innervosirsi lui. O probabilmente aveva già iniziato a farlo.
"Sei...te stesso" spiegai alzando le braccia anche io, frustata da tutta la situazione, sia in generale che nel dettaglio.
"Cosa cazzo vorrebbe dire?!"

La scenetta del balcone stile Romeo e Giulietta non era propriamente azzeccata. Stavamo dicendo un sacco di parolacce, ci imprecavamo contro e di base, dentro di me, mi stava un po' sulle palle e allo stesso tempo desideravo baciarlo.

"Vorrebbe dire che tu ora fai tutto il carino, mi dai i bacetti sulla fronte, mi stringi la vita, e poi zac!" Esclamai, "finirai per dirmi che sono grassa, brutta e mi lascerai nel tuo fottuto letto senza maglietta a piangere sui miei fottuti rotoli di ciccia!"
Lui aggrottò la fronte olivastra e piano lasciò cadere le braccia ai suoi fianchi. Non comprendevo se avesse capito oppure non aveva capito nemmeno una parola e mi guardava il quel modo allibito solo perché gli sembravo completamente andata.

The bird has flown awayDove le storie prendono vita. Scoprilo ora