Quarantanove

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Mike si sedette sul letto e scoppiò a ridere. "Che c'è?" Domandò divertito, "te l'avevo chiesto, non ricordi?"
Certo che ricordavo. Era possibile dimenticare il disprezzo con cui mi aveva fatto capire che la prima volta che eravamo quasi finiti a letto insieme non aveva concluso nulla con me perché semplicemente ero uno spettacolo orrendo da vedere, poi ero dimagrita e la sua proposta si era fatta avanti, insieme all'indecenza, il disgusto e la sua faccia da schiaffi.
"Fanculo Mike" replicai prima di chiudere l'armadio e sparire nel bagno a fingere di dover fare una lunga pipì che non mi scappava.

Osservai il bagno mentre Mike farfugliava qualche imprecazione in inglese. Ero abbastanza sicura che lo facesse solo per non farsi capire, però - data l'intelligenza che millantava - doveva sapere che le prime cose che si imparano di una lingua sono i saluti e le parolacce, questa è una regola assolutamente universale.
Ero sicura che gli stranieri per primo imparassero, in Italiano, il "ciao" e poi qualcosa come "stronzo" o "cazzo" e subito dopo "Del Piero".

Il bagno era sui toni chiari del bianco.
Per terra vi erano mattonelle color panna ed il muro era color creola, con dei eleganti bordi beige.
Vi era un box doccia ampio, anche una vasca tondeggiante con rubinetti dorati, un lampadario pendente, un lavandino bianco neve con cassetti, perfettamente quadrato davanti al quale vi era uno specchio con lucine. Un bidet al fianco del box doccia situata nell'angolo.
Davanti al lavandino, nel muro a sinistra vi era un water bianchissimo e tirato a lucido in cui avrei potuto benissimo specchiare ed evitare di usare lo specchio, accanto al quale vi era uno scovolino silver.
Infine vicino al lavandino, alla sua sinistra un armadietto avorio che aprendolo scoprì pieno di asciugamani puliti di varia misura, pattine bianche, cuffie da doccia e scorte di shampoo, saponette e bagno schiuma.
Il bagno dei miei sogni altamente purificato e pulito.

Mi sedetti sul water chiuso e osservai le lampadine spente del vetro sopra al lavandino. Inclinai leggermente la testa cercando di capire se ci fosse un alone sul vetro: nulla, la perfezione assoluta.
Se avessi avuto i soldi e poca coscienza di non essere in terra di mafia, mi sarei trasferita lì, cioè nel bagno.

Mike bussò alla porta del bagno un minuto dopo che ammaliata continuavo a fissare la superficie riflettente.
"Aprì" ordinò con una voce bassa, decisa e sicuramente infastidita.
"No."
Tirai fuori il cellulare dalla tasca dei jeans mom fit e mi spogliai del cappotto che appoggiai sulle mie gambe. Iniziavo ad avere abbastanza caldo.
"Che ho detto?!" La voce gli divenne più acuta e sarebbe stato divertente se solo lui avesse evitato di fare la testa di minchia qual era. Ma potevo capire che una testa di minchia, essendo testa di minchia, non si accorgesse di esserlo.
"Pensaci, magari ci arrivi pure se hai il cervello bruciato" replicai scorrendo le foto su Instagram usando il Wi-Fi gratuito dell'albergo.
Albergo meraviglioso.

Mi ero dimenticata di avvisare mia mamma del mio arrivo, perciò velocemente le scrissi un messaggio e le augurano la buonanotte, contando che erano già le otto e mezza, si stava scaricando il cellulare e io dovevo ancora cenare.

"Dovresti sentirti lusingata dal momento in cui ora ti trovo piuttosto attraente dal punto di vista fisico."
Mi alzai dalla mia postazione portando cellulare e cappotto con me.
Aprì la porta incontrando un Mike sorpreso dal vedermi.
"Oh mio dio" resi la mia voce una cantilena ironica, "grazie a Dio Michele mi trova attraente dopo che mi ha fatto sentire un cesso epocale e mi ha preso in giro davanti a tutti. Grazie Dio in cui non credo, grazie molte perché finalmente sono dimagrita e il cervello limitato di Michele crede che ora io sia al suo livello." Alzai le braccia per poi farle cadere ai miei fianchi.
"Che cazzo di problemi hai?" Gli chiesi,  sinceramente incuriosita dal sapere che cosa affliggesse quel cervellino che si ritrovava, prima di spegnere la luce del bagno e superarlo con una spallata per arrivare all'armadio.
"Mi dovevi piacere per forza?" Alzò la voce irritato e girandomi verso di lui mi accorsi solo in quel momento che si era tolto la giacca in pelle per rimanere con un maglione nero a scollo a V, che scopriva le sue clavicole. Tumbrl usciva dai suoi dannati pori.
"Ma no!" Urlai. "Non dovevo illudermi, cazzone. Perché portarmi nel tuo dannato letto e spogliarmi per poi guardarmi disgustato, perché? Tanto il numero di mia madre te l'avevo già dato. Ed ora evita di continuare a dirmi che sono alla tua altezza, perché non lo sono. Rispetto a te sono praticamente quaranta metri più in alto."
Mi voltai per appendere il mio cappotto ad una delle grucce in legno libere dell'armadio. Erano tutte libere perciò ne scelsi una a caso.
Evitò di rispondere alla mia affermazione, bypassandola di proposito come se non mi volesse dire qualcosa, finendo per chiedermi: "andiamo a cena?"

The bird has flown awayDove le storie prendono vita. Scoprilo ora