Non avevo la minima idea di dove stessi andando e avrò fatto, si e no, una ventina di metri.
Mi bloccai sul posto e mi guardai intorno: vedevo ancora Mike, la Yundai, le Vele, il parcheggio.
"Già finito di scappare?" Urlò Mike e arrivò a me come una voce che sbatté fastidiosamente contro il mio cranio.
Quella frase fu abbastanza per me e il mio cervello bacato per mettere da parte i miei pregiudizi e il mio terrore ed avvicinarmi ad un gruppo di ragazzi e ragazze, probabilmente della mia età o leggermente più grandi e chiedere a loro come poter tornare in "via della Salvazione", ergo la via fantasiosa dell'hotel.
"Mi sa che se accatti la linea H, ci arrivi, ma non ne sono proprio sicuro perché non prendo mai i miezz" mi disse un ragazzo piuttosto alto, rasato e con brillanti occhi verdi. Se non fossi stata troppo presa dalle mie manie e dalla testa di Mike del cazzo, e avessi passato un secondo in più a riflettere lo avrei trovato sicuramente attraente.
"E la fermata del bus più vicina?" Continuai, passando lo sguardo sul gruppetto da quattro. Due ragazzi e due ragazze.
La ragazza vestita tutta di nero con leggins e piumino, seduta sul motorino fermo forse suo, allungò il dito oltre la strada. "Sta là, oltre a' via" disse, "ma ascolta bene quando ci stanno le fermate, o chiedi all'autista, così stai sicura." La ragazza mi sorrise ampiamente con le sue labbra piene e dipinte di un rosa pesca.
Il suo visetto rotondeggiante era radioso ed abbronzato anche a dicembre.
Iniziavano a starmi più simpatici i napoletani che i viziati che stavano nella pianura padana.
"Grazie" replicai, ricambiando il sorriso, prima di girarmi ed iniziare a camminare verso la fermata, che mi accorsi solo in quel momento che era segnata da un cartello blu con sopra disegnato un autobus.
Geniale Noemi.
Un'ora e ventisei dopo arrivai all'hotel.
Scesi ad una fermata appositamente perché vidi un bellissimo negozietto vintage pieno di oggetti altamente inutili quanto utili per me.
Comprai un piccolo quadretto in legno con incisi sopra dei girasoli gialli ed un bracciale con un pesce stilizzato.
Qualche passo e finì incontro ad un paninoteca mobile, in cui comprai un toast, patatine e un hot dog, questo per rimanere nella mia perfetta silhouette e poi ripresi un autobus, un'oretta dopo per tornare all'hotel, aiutata da una giovane coppia che scesero alla mia stessa fermata e mi accompagnarono per il tragitto a piedi.
Entrai nella sontuosa e dorata hall, presi l'ascensore che valeva più di tutta la mia persona e andai alla stanza condivisa con Mike, che non avevo voglia di vedere ma volevo nascondermi sotto le coperte e dimenticarmi della sua presenza.
Sesto piano, superai uno dei lampadari costosi ed arrivai alla stanza 113, accorgendomi solo quando fui davanti alla porta scura che non avevo una chiave e fui costretta a mettere il mio orgoglio da parte, bussare e pregare che lui mi aprisse.
Mi aprì con il telefono stretto fra la spalla e la guancia mentre con le mani girava lo zucchero nella sua tazzina bianca da caffè.
Mi dedicò uno sguardo altezzoso prima di girarsi e continuare a parlare con la persona dall'altro lato della linea.
Io mi tolsi la felpa blu rimanendo nella mia t-shirt grigia e over size e le scarpe. Dentro quella camera Mike doveva aver alzato il riscaldamento, c'era una sorta di calore che si impregnava nei vestiti e fin dentro le ossa.
Mi buttai come il sacco di patate qual ero sul letto, sfilando il cellulare dalla tasca, utilizzai il Wi-Fi dell'albergo e iniziai a rispondere ai messaggi su Whatsapp.
Il gruppo con i miei amici esisteva ancora ma l'Anita aveva semplicemente deciso di evitare di rispondere o prendere parte a qualsiasi conversazione.
Quella di oggi era un mettersi d'accordo sulla prossima uscita. Alberto voleva andare alla serata trap che avevano organizzato a Guastalla e Andrea era semplicemente d'accordo perciò continuavano a scriversi "bella" a vicenda senza una vera motivazione.
Li adoravo.
Vvb. -Noemi, 14:31.
Bloccai il cellulare, per poi sbloccarlo nuovamente, scrivere a mio fratello che fosse un babbuino, giusto perché non lo insultavo da molto tempo e mi mancava, scrivergli poi di salutarmi Birillo e bloccare nuovamente il cellulare.
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The bird has flown away
Teen FictionIn una gita scolatica a Cardiff, Noemi, incontrerà Mike Bird, aspirante cantante. Intraprenderà con lui una sorta di amicizia che finirà ufficialmente il giorno del suo ritorno in Italia. Si porterà dietro, per mesi, l'umiliazione della conoscenz...
